<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718</id><updated>2011-12-30T06:34:41.054-08:00</updated><category term='VIDEO'/><category term='RECENSIONI'/><category term='NOTIZIE 2'/><category term='NOTIZIE'/><category term='ROMANZO'/><category term='RACCONTI'/><title type='text'>Il blog di Laura Vignali</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>126</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6533175197584210702</id><published>2011-12-30T06:28:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T06:34:41.064-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>ISTIGAZIONI NATALIZIE di Laura Vignali Finalmente anche questo Natale sta per finire. Sono le cinque del pomeriggio ma si respira ancora un’aria di languida pigrizia postprandiale. In autostrada circolano poche auto ma, se devo essere sincero, quasi quasi preferisco il traffico snervante dei giorni feriali a questa quiete malinconica della festa che finisce. A quest’ora pochi hanno voglia di andare a giro. A parte quelli che pisolano sulla poltrona di un cinema, la maggior parte di quelli che conosco preferisce starsene rintanata in casa, assopita nell’arduo lavoro digestivo, con sottofondo di chiacchiere televisive e parentali. L’autostrada di buio è sempre uguale: un nastro monotono che scorre in mezzo alla pianura costellata di luci. Certo che le insegne luminose davanti alle fabbriche chiuse hanno la stessa aria del circo dopo lo spettacolo! Davvero deprimente. Lo so che per Natale non si lavora ma vedere il fumo delle ciminiere che sale nell’oscurità è un segno di vita che fa compagnia a chi guida da solo. Per fortuna, c’è la radio …Giro il pulsante e subito una voce femminile, vellutata e suadente, attira la mia attenzione, distogliendomi da pensieri non proprio esaltanti:&amp;lt;&lt;tu&gt;&amp;gt; Ehi, questa parla in latino! Non sarà mica Radio Maria, eh? Ah, no, non è il rosario ma una poesia. E questa è una di quelle trasmissioni culturali dirette a quell’uno per cento di ascoltatori che non sopporta più le solite chiacchiere oziose e le canzonette demenziali. Va bene, meglio sentir parlare in latino che sorbirsi le solite melodie natalizie associate alla pubblicità di panettoni e di I phone. Eppure questi versi li ho già sentiti …La conduttrice commenta ispirata rivolgendosi a un ignoto interlocutore: &amp;lt;&amp;lt; Professore, non le sembra che i versi di Orazio risuonino più attuali che mai in un tempo come il nostro, privo di salde certezze e orientato al più rassegnato relativismo?&amp;gt;&amp;gt;&amp;lt;&amp;lt; E’ evidente che si tratta di un messaggio profondamente attuale – replica quasi risentito il misterioso esperto – Basta riflettere sul senso dei versi: Tu non chiedere, non è lecito saperlo, quale fine a me e a te abbiano dato gli dei, o Leuconoe, né tentare i calcoli babilonesi …&amp;gt;&amp;gt;Ah, ecco, si tratta di quella poesia famosa che invita ad afferrare l’attimo e a godersi la vita perché è breve. Mi ricordo che al liceo il professore di latino ci faceva due coglioni così con questa storia del “carpe diem”. Comunque la poesia aveva un certo fascino e, con il passare degli anni devo ammettere che aveva anche un senso. Tanto che qualcuno ha avuto la brillante idea di stampare i versi di Orazio sulle t- shirt e di farci un mucchio di quattrini. Accidenti agli automobilisti che scambiano l’autostrada per un sentiero di montagna e vanno a due all’ora. E per viaggiare come una lumaca ha comprato anche il fuoristrada. Ora lo abbaglio, così si dà una mossa! Eppure, quand’ero bambino il Natale era una vera libidine. Non tanto per i regali che allora erano assai modesti, quanto per l’atmosfera che lo precedeva: la letterina a Babbo Natale con tutti i lustrini che rimanevano appiccicati alle dita, gli zampognari che suonavano per le vie del centro e che, a sentire la zia Rina, portavano pure sfiga e il momento topico della festa ossia la recita della scuola. Già, la recita … A distanza di secoli, se un giorno dovessi finire sul lettino di uno psicanalista, credo che non farei fatica a confessare che ha rappresentato il mio primo e più grave trauma infantile, destinato a ferire con inaudita crudeltà la mia psiche già profondamente provata. Il fatto è che, ogni anno, la maestra mi lasciava sperare fino all’ultimo che mi avrebbe assegnato un ruolo da protagonista nella scena della natività. Invece, finivo sempre per interpretare il solito pastorello nascosto in seconda fila dietro una palma o, addirittura, la pecora in fondo a sinistra, alla fine del presepe. Arrivati in quinta, quando sembrava che ormai le mie velleità artistiche fossero destinate a rimanere inespresse, la maestra ebbe un moto di inspiegabile pietà e, consegnandomi una lunga palandrana azzurra e un paio di alettoni di penne sintetiche, mi annunciò che avrei finalmente interpretato il prestigioso ruolo dell’angelo. Non stavo nella pelle dall’emozione. Purtroppo, durante le prove, il gancio che mi teneva appeso all’ingresso della grotta si ruppe e caddi malamente, slogandomi una caviglia. Come vi sareste sentiti voi al mio posto? E poi, arrivati alla viglia, mi aspettava la prova più dura di tutte, quella che, una volta superata, mi dava il nullaosta per partecipare degnamente ai festeggiamenti: la messa di Natale. Era inutile fingersi raffreddato o appisolarsi sul divano davanti al film di Walt Disney perché la zia Rina mi trascinava fino alla chiesa delle Monachine e mi faceva sedere fra lei e la sua amica Adele, pizzicandomi il braccio con inaudita violenza ogni volta che sbadigliavo in maniera plateale o mi assopivo misticamente avvolto in una nuvola d’incenso.Povera zia Rina, quanto ci teneva che cantassi l’ “Adeste fideles”, anche se sono sempre stato stonato come una campana!Oggi, al ristorante, mentre le aggiustavo il tovagliolo intorno alla camicetta - quella rosa antico delle feste comandate con tanto di perline ai polsi – le ho ricordato con una certa tenerezza le famose messe di mezzanotte e lei, per tutta risposta, ha replicato un tantino acida:&amp;lt;&amp;lt; Ma se non sei mai stato capace di imparare a memoria neanche il “Salve Regina! &amp;gt;&amp;gt;Povera zia Rina, ha sempre avuto un gran brutto carattere ma, se non ci fosse stata lei, la mia sorte sarebbe stata molto simile a quella degli orfanelli dei romanzi di Dickens. Sono sicuro che sarei stato uno splendido David Copperfield o un perfetto Oliver Twist . Solo che invece di finire in un ospizio londinese, mi avrebbero spedito in qualche orfanotrofio fiorentino. E invece la zia Rina mi ha accolto nella sua bella casa a due passi da piazza S. Marco e mi ha fatto studiare dagli Scolopi. Oddio, il risultato non è stato del tutto all’altezza delle aspettative ma uno straccio di diploma me lo sono preso e posso dire che, dal punto di vista finanziario, non me la passo poi tanto male. Ci credo, amministrare i beni della zia Rina è impegnativo ma ben remunerato. Soprattutto da quando la zia non è più così attenta nel controllare i conti …Eccoci al casello. E’ strano che per prendere il biglietto non ci sia da fare la fila. Questo viaggio di ritorno, monotono e solitario, mi ripaga dallo stress del pranzo natalizio. Ad essere sinceri, quest’anno, fino all’antipasto è andato tutto nel migliore dei modi. La zia Rina non ha infamato il cameriere per l’attesa, ha trovato i crostini quasi accettabili e non mi ha rimproverato quando ho lasciato nel piatto il filo di grasso del prosciutto. Ma quando sono arrivati i tortellini, non ha potuto fare a meno di vomitarmi addosso la sua inesauribile vis polemica e ha incominciato ad elencarmi tutte le mie imperdonabili incapacità. A cominciare da quelle scolastiche fino ad arrivare, in un crescendo inarrestabile, a quelle sentimentali e professionali. Devo dire che sono stato eroico a non alzarmi da tavola, dopo averla affogata nel brodo del cappone.Lasciamo perdere, tanto ogni anno è la stessa storia … E’ meglio distogliere la mente dai ricordi sgradevoli e abbandonarsi all’ascolto della voce femminile acculturata che incalza il professore, estorcendogli dotti commenti: &amp;lt;&amp;lt; Si può dunque affermare che la poesia di Orazio è la poesia del presente?&amp;gt;&amp;gt;&amp;lt;&lt;certamente&gt;&amp;gt;E senza attendere la replica declama tutto ispirato: &amp;lt;&amp;lt; Ut melius, quidquid erit, pati. Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam, quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrenum … Che, tradotto alla lettera, significa: Come è meglio accettare tutto ciò che sarà! Sia che molti inverni ti abbia assegnato Giove o ultimo questo che ora infrange contro le opposte rocce il mare Tirreno …&amp;gt;&amp;gt;Approfitto della pausa lirica per sorpassare, insultandolo pesantemente, un deficiente in Panda che occupa, viaggiando a zig zag, una buona metà della corsia di sorpasso. Eh sì, parlava bene, il vecchio Orazio: non ti interrogare sul futuro, assapora il presente, tanto non sai quello che può capitarti ... Non ci vuol niente a predicare equilibrio e moderazione quando non si ha una zia Rina da sopportare. Avrei voluto vedere lui al mio posto, seduto davanti al piatto del bollito e dei sottaceti con l’accompagnamento di una caterva di invettive di una malevolenza inimmaginabile! Nemmeno quando è arrivato il panforte, accompagnato dai ricciarelli e dal vin santo, è stata capace di osservare un minuto di rispettoso silenzio. E, alla fine, ha trovato da ridire anche sul panettone che, secondo lei, non era artigianale e si capiva che era dell’anno scorso per via delle mandorle rinsecchite.Ma perché continuo ad avvelenarmi con questi pensieri funesti ? In fondo è Natale, no? E a Natale anche uno scettico come me cerca di riesumare qualche sentimento delicato e di lasciarsi pervadere persino da una vena di malinconia al ricordo di entusiasmi infantili ormai perduti : le corse sulla neve per i vicoli cittadini, il pupazzo con la carota al posto del naso nel giardino della scuola e il mazzo di agrifoglio che rubavo al banchino del fioraio di S.Lorenzo per regalarlo alla zia. A parte il fatto che una volta lo usò per fustigarmi perché mi ero bagnato i pantaloni facendo a pallate in via S.Gallo, per il resto l’agrifoglio era una pianta che lei ha sempre apprezzato, tanto che, passato Natale, la portava sulla tomba della buonanima dello zio, deceduto anzi tempo. A tale proposito mio padre insinuava che fosse morto dalla disperazione per aver sposato una donna con un carattere così infame ma qualche anno dopo anche lui gli dette ragione e preferì andarsene al Creatore per non subire più le vessazioni di una simile sorella. Mia madre, dal canto suo, aveva pensato bene di volatilizzarsi in compagnia di un facoltoso industriale pratese quando ero ancora in fasce. Questa fuga suppongo l’abbia salvata da sicure calamità e, quindi, la perdono e la giustifico senza alcun risentimento.Ma sentiamo un po’ che cosa ci dice ancora la misteriosa voce del letterato radiofonico: &amp;lt;&amp;lt; … sapias , vina liques, et spatio brevi spem longam reseces. Come non cogliere questo lucido insegnamento del poeta? Chi di noi non ha pensato almeno una volta che l’esistenza è un soffio e che è un peccato imperdonabile non viverla fino in fondo? Per questo Orazio si rivolge a Leuconoe, invitandola a godere del presente senza sperare alcunché dal futuro che è sempre ignoto e imprevedibile: Sii saggia, filtra i vini e poiché il vivere è breve tronca ogni lunga speranza.&amp;gt;&amp;gt;A questo punto anche la conduttrice si sente in dovere di dire la sua : &amp;lt;&amp;lt; Un insegnamento quanto mai destinato anche a noi posteri che troppo spesso perdiamo il senso della vita e ci lasciamo travolgere dall’ansia e dall’insoddisfazione. &amp;gt;&amp;gt;Questa se la poteva risparmiare ma si vede che si è preparata la lezione e non vuole sfigurare con l’esperto.Ma guarda tu se uno deve passare il pomeriggio di Natale in autostrada, solo come un cane, a lambiccarsi il cervello con tutte queste seghe mentali …Tanti anni fa, a quest’ora, l’atmosfera era ben diversa : seduto sul tappeto del salotto, passavo il pomeriggio cantando “Tu scendi dalle stelle” alla zia con l’inconfessabile augurio che una volta tanto, cadesse nella discesa e smettesse finalmente di rompermi i coglioni. Naturalmente l’auspicio riguardava la zia Rina e non Gesù Bambino. Ricordo che mi piaceva un mondo baloccarmi davanti all’albero di Natale, giocando con l’annuale scatola di Lego ricevuta in regalo e seviziando le orribili palle fosforescenti che la zia aveva comprato in quantità industriali alla Standa. Sicuramente a sconto. Eh, sì, sono finiti i bei tempi in cui l’arrivo della festa mi faceva sentire quasi buono e chiedevo a Babbo Natale di portarmi un arco con le frecce vere al posto dei Lego, che sarebbero piaciuti tanto ai bambini poveri.A proposito di regali, quest’anno la zia non può certo lamentarsi perché le ho comprato un libro che le piacerà moltissimo. In realtà volevo portarle la solita stella di Natale, che lei avrebbe provveduto a regalare alla donna delle pulizie, come fa ormai da diversi anni. Ma quando, vagando fra gli scaffali dell’Ipercoop, ho visto quella copertina così accattivante, non ho saputo resistere alla tentazione: la caricatura di Edgard Allan Poe sembrava ammiccarmi con aria complice e il titolo Bocconcini al cianuro mi è sembrato un segnale della Provvidenza, finalmente decisa a darmi una mano. Ma è stato quando ho letto il nome dell’ignota curatrice dell’antologia, tale Virginia Logis Pazzi, che mi si è accesa una misteriosa lampadina nel cervello. Senza alcuna esitazione ho afferrato il libro, mi sono precipitato alla cassa e ho chiesto alla commessa di farmi una confezione regalo, con tanto di fiocco rosso e rametto di vischio. Poco dopo sono entrato nella migliore pasticceria di Montecatini e ho acquistato un magnifico panettone artigianale di quelli ricoperti di glassa e di mandorle croccanti . Eh sì, proprio le mandorle … con quel loro sapore particolare che, nei gialli di Agatha Christie, che piacciono tanto alla zia Rina, si confonde con un altro sapore letale : quello del cianuro. Così ho aggiunto furtivamente un altro ingrediente al panettone e l’ho incartato con cura certosina. Diciamo un ultimo tocco d’artista.Devo ammettere che, nel riaccompagnarla a casa dopo il pranzo natalizio, quando le ho dato i due regali, la zia è rimasta piacevolmente sorpresa e mi è sembrato anche di notare un leggero sorriso di compiacimento, che mi ha fatto davvero piacere. Direi che ha chiuso in bellezza. A quest’ora avrà già divorato un paio di fette di panettone e avrà già letto la prefazione di Bocconcini al cianuro. Peccato che non abbia il tempo per leggere anche i racconti di Sozzi, Parigi &amp;amp; Vignali perché devono essere davvero intriganti …Ecco laggiù le luci della città che spuntano dietro i cipressi intirizziti di un vivaio. Devo ammettere che questo viaggio di ritorno mi ha riconciliato con me stesso. Ma sentiamo il finale della trasmissione …&amp;lt;&amp;lt; Dum loquimur, fugerit invida aetas: - cinguetta sentenziosa la voce femminile - carpe diem quam minimum credula postero. &amp;gt;&amp;gt;Bravo Orazio, parole sante! &amp;lt;&amp;lt; Mentre parliamo – conclude la voce del mio pedante compagno di viaggio - sarà fuggito l’invido tempo: cogli l’attimo, fiduciosa il meno che puoi nel domani. E con questo invito, saluto i nostri ascoltatori augurando loro un felice Natale e un altrettanto felice anno nuovo.&amp;gt;&amp;gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6533175197584210702?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6533175197584210702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6533175197584210702&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6533175197584210702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6533175197584210702'/><link rel='alternate' type='text/html' 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type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-2791581706621579351?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/2791581706621579351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=2791581706621579351&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2791581706621579351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2791581706621579351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/11/il-cappotto-del-babbo-e-uno-dei.html' title='&quot;Il cappotto del babbo&quot; è uno dei finalisti del premio &quot;Scrittore toscano dell&apos;anno 2011&quot;'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-3467131863742425054</id><published>2011-10-23T10:10:00.000-07:00</published><updated>2011-10-23T10:13:05.334-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Avrei dovuto immaginarmelo che a mettermi in società con Tonino sarei finito in un mare di guai. Eppure quando mi propose di  prendere  in gestione l’agriturismo “La fiumarella”, mi sembrò un’idea decisamente  felice. Il luogo era allettante: un casolare ristrutturato con vista sul golfo di Soverato, immerso fra gli olivi secolari e  le rigogliose piantagioni di bergamotto che qualche intraprendente agricoltore locale aveva importato da Reggio Calabria.&lt;br /&gt;A  mia discolpa devo aggiungere che mi trovavo a un bivio della mia fino ad allora futile esistenza. Infatti, nonostante avessi già festeggiato i trentatré anni, non avevo ancora deciso che cosa avrei fatto da grande e mia zia Felicina mi tormentava da tempo con il solito ritornello che mi faceva sentire perennemente in colpa: “ Non ti vergogni a vivere come un parassita, dilapidando i soldi che quell’anima santa di tuo padre ha guadagnato con il lavoro di una vita intera?  Non dico che tu debba fare come Nostro Signore, che alla tua età aveva già fatto quello che doveva fare, ma non puoi nemmeno continuare a passare le tue giornate al bar o a giocare a tennis …”&lt;br /&gt;Dunque mi sembrò che fosse giunta l’occasione di dimostrare alla sorella di mio padre che non ero quel perdigiorno che pensava. Anzi, sentivo dentro di me come una premonizione  e, mentre Tonino mi magnificava i vantaggi del nostro futuro investimento, immaginavo già la fila dei turisti che accorrevano per godere della nostra ospitalità, gustando la nostra pasta di casa, le soppressate e le melanzane sottolio di zia Felicina.  Inoltre la stagione turistica prometteva bene. Almeno a sentire le previsioni di Tonino, che si era ampiamente documentato all’Associazione albergatori della Calabria, nonché  all’ APT di Catanzaro Sala...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-3467131863742425054?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/3467131863742425054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=3467131863742425054&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3467131863742425054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3467131863742425054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/avrei-dovuto-immaginarmelo-che-mettermi.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4956676134760261881</id><published>2011-10-23T10:09:00.001-07:00</published><updated>2011-10-23T10:10:25.666-07:00</updated><title type='text'>Finalmente ho finito "Bergamotto, gelsomini e Champagne". Un assaggio, in attesa della pubblicazione</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-4956676134760261881?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/4956676134760261881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=4956676134760261881&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4956676134760261881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4956676134760261881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/finalmente-ho-finito-bergamotto.html' title='Finalmente ho finito &quot;Bergamotto, gelsomini e Champagne&quot;. Un assaggio, in attesa della pubblicazione'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-7621355415169802430</id><published>2011-10-19T11:03:00.001-07:00</published><updated>2011-10-19T11:05:16.029-07:00</updated><title type='text'>E' in fase di stesura il prossimo romanzo, scritto a quattro mani con Pierluigi Pardini. Sarà una storia vera, raccontata dalla voce del protagonista.</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7621355415169802430?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7621355415169802430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7621355415169802430&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7621355415169802430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7621355415169802430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/e-in-fase-di-stesura-il-prossimo.html' title='E&apos; in fase di stesura il prossimo romanzo, scritto a quattro mani con Pierluigi Pardini. Sarà una storia vera, raccontata dalla voce del protagonista.'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-7003999453232262109</id><published>2011-10-10T08:01:00.001-07:00</published><updated>2011-10-10T08:01:54.801-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0oD2AtL6i-w/TpMI3nHU6nI/AAAAAAAAAME/Q4bvOaz9npc/s1600/copert.el%2Bawina%2Bhzina%2B%2528Ant.Fantasmi%2Be%2Bco.%2529.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 211px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-0oD2AtL6i-w/TpMI3nHU6nI/AAAAAAAAAME/Q4bvOaz9npc/s320/copert.el%2Bawina%2Bhzina%2B%2528Ant.Fantasmi%2Be%2Bco.%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5661878908020386418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7003999453232262109?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7003999453232262109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7003999453232262109&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7003999453232262109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7003999453232262109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/blog-post_5936.html' 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src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-3716184859282803613?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/3716184859282803613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=3716184859282803613&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3716184859282803613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3716184859282803613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/grazie-caterina-e-houbeb-per.html' title='Grazie a Caterina e a Houbeb per l&apos;ispirazione.'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-998757958789283542</id><published>2011-10-10T07:48:00.000-07:00</published><updated>2011-10-10T07:49:30.832-07:00</updated><title type='text'>El awina hzina (La susina triste)</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-998757958789283542?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/998757958789283542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' 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Del Bucchia</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7404808731657455735?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7404808731657455735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7404808731657455735&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7404808731657455735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7404808731657455735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/10/el-awina-hzina-e-uscito-nellantologia.html' title='&quot;El awina hzina&quot; è uscito nell&apos;antologia &quot;Fantasmi e Co.&quot;ed. Del Bucchia'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2136574098760237803</id><published>2011-08-30T07:17:00.001-07:00</published><updated>2011-08-30T07:18:14.495-07:00</updated><title type='text'>" Bocconcini al cianuro" sono in vendita anche all'Ipercoop di Montecatini</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-70tRCApaHE4/TlzxI-Mc_XI/AAAAAAAAALE/9gdJIPicJ2g/s1600/Bocconcini%2BIpercoop.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-70tRCApaHE4/TlzxI-Mc_XI/AAAAAAAAALE/9gdJIPicJ2g/s320/Bocconcini%2BIpercoop.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646653169252236658" 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Bocconcini al cianuro&quot; sono in vendita anche all&apos;Ipercoop di Montecatini'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-70tRCApaHE4/TlzxI-Mc_XI/AAAAAAAAALE/9gdJIPicJ2g/s72-c/Bocconcini%2BIpercoop.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-767131552273968198</id><published>2011-07-29T08:04:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T08:05:16.630-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-OS1291H4L-Y/TjLMJNUtlLI/AAAAAAAAAK8/30JQDfX4kHk/s1600/web%2Bpiccola%2Bmontecatini.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 314px; 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class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7101125257921692867?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7101125257921692867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7101125257921692867&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7101125257921692867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7101125257921692867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/07/grazie-giacomo-bonfanti-per-la.html' title='Grazie a Giacomo Bonfanti per la degustazione offerta dalla sua enoteca &quot;La casa del Chianti&quot;'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-3232868902435305582</id><published>2011-07-29T06:31:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T06:33:05.035-07:00</updated><title type='text'>27/07/2011 presso la libreria Vezzani di Montecatini Jacqueline Monica Magi presenta il mio romanzo "Il sapore del vino"</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-3232868902435305582?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' 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Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-882373953726263449</id><published>2011-06-22T13:26:00.000-07:00</published><updated>2011-06-22T13:27:33.260-07:00</updated><title type='text'>IL 23 GIUGNO ALLE ORE 21,00 VI ASPETTO ALLA "SMILEA" DI MONTALE</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-882373953726263449?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/882373953726263449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' 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xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-D4OzxM0VnKc/TgJP6nugmpI/AAAAAAAAAKE/9s92Agmu1vg/s72-c/delitto%2Bsui%2Bbinari%2Balla%2BSmilea.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4667401926158562347</id><published>2011-06-22T13:20:00.000-07:00</published><updated>2011-06-22T13:25:32.038-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>fINALMENTE E' USCITO!&lt;br /&gt;SCRITTO A SEI MANI CON GLI AMICI RICCARDO PARIGI E MASSIMO SOZZI, "BOCCONCINI AL CIANURO" E' EDITO DA "EFFIGI" (ARCIDOSSO) . LA PREFAZIONE E' STATA SCRITTA DA UNA PRESTIGIOSA FIRMA DEL GIALLO E DEL NOIR TOSCANO: VIRGINIA LOGIS PAZZI. CHI E' INTERESSATO PUO' RICHIEDERLO DIRETTAMENTE ALL'EDITORE O ATTENDERE LA PRESENTAZIONE UFFICIALE A PISTOIA CHE AVVERRA' NON APPENA GLI AUTORI RIUSCIRANNO A FISSARE LA DATA.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-4667401926158562347?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/4667401926158562347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=4667401926158562347&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4667401926158562347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4667401926158562347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/06/finalmente-e-uscito-scritto-sei-mani.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2671907370775250123</id><published>2011-06-22T13:12:00.000-07:00</published><updated>2011-06-22T13:13:36.900-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UT4hnyoq6zE/TgJM15F6ZKI/AAAAAAAAAJ8/5Np6V3dz8C4/s1600/bocconcini_al_cianuro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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 a &quot;Suoni e sapori&quot;'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5511110141270312690</id><published>2011-03-26T07:30:00.002-07:00</published><updated>2011-03-26T07:31:42.564-07:00</updated><title type='text'>La compagnia "Acquainbocca" recita "Olive assassine" in vari ristoranti toscani</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5511110141270312690?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5511110141270312690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5511110141270312690&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5511110141270312690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5511110141270312690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/03/la-compagnia-acquainbocca-recita-olive.html' title='La compagnia &quot;Acquainbocca&quot; recita &quot;Olive assassine&quot; in vari ristoranti toscani'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-3583138117387131983</id><published>2011-03-26T07:22:00.000-07:00</published><updated>2011-03-26T07:26:08.016-07:00</updated><title type='text'>Grazie alla classe II D della S.M.S. "A.Roncalli" e alla prof.ssa Silvana Fabbri per la calorosa accoglienza.</title><content type='html'>Un ringraziamento anche alla Prof.ssa Maria Lorello e a tutti i suoi alunni lettori di "Tutta colpa di Amalia"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-3583138117387131983?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/3583138117387131983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=3583138117387131983&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3583138117387131983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3583138117387131983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/03/grazie-alla-classe-ii-d-della-sms.html' title='Grazie alla classe II D della S.M.S. &quot;A.Roncalli&quot; e alla prof.ssa Silvana Fabbri per la calorosa accoglienza.'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5743988318525036627</id><published>2011-03-25T14:16:00.000-07:00</published><updated>2011-03-25T14:17:10.433-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Y1NiJlO53sQ/TY0GUeTyzMI/AAAAAAAAAJQ/LkKVIRlWaFM/s1600/biblioquarrata2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Y1NiJlO53sQ/TY0GUeTyzMI/AAAAAAAAAJQ/LkKVIRlWaFM/s320/biblioquarrata2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5588129661439888578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5743988318525036627?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5743988318525036627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5743988318525036627&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5743988318525036627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5743988318525036627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/03/blog-post_25.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Y1NiJlO53sQ/TY0GUeTyzMI/AAAAAAAAAJQ/LkKVIRlWaFM/s72-c/biblioquarrata2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5234071473754495414</id><published>2011-03-25T14:14:00.000-07:00</published><updated>2011-03-25T14:16:01.049-07:00</updated><title type='text'>Biblioteca di Quarrata: "Il cappotto del babbo"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/--zPRvRg2KCk/TY0GDHm-9NI/AAAAAAAAAJI/HV_llrMNR7c/s1600/biblioquarrata.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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Fatti pochi passi all’ombra dei tigli, dovette rassegnarsi ad attraversare la piazza assolata. Nel passare davanti all’osteria di Zelindo, intravide dietro le imposte accostate i soliti quattro avventori al tavolo delle carte che gesticolavano nella penombra in compagnia dell’immancabile  fiasco di rosso.&lt;br /&gt;Ci voleva poco a capire che il vecchio pievano non  aveva nessuna voglia di mettersi in cammino. Anche la gamba sinistra, claudicante e tormentata dall’artrosi, non sembrava disposta a quella camminata fuori orario. Ma il pensiero della vecchia Leontina che stava morendo laggiù nella fattoria di Campiglio, lo spinse ad accelerare il passo. Così, accompagnato da un’ assordante sinfonia di cicale, svoltò a sinistra e imboccò un  sentiero pieno di ciottoli e di polvere. Mentre camminava, si mise una mano nella tasca della tonaca e tirò fuori il breviario. Tanto per compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordi e rimpianti sulla via di Campiglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Luigi pensava fra sé e sé che quella non era né la stagione, né l’ora per andarsene da questo mondo. Ma, d’altro canto, a novant’anni suonati, dopo una vita di stenti e di lavoro, qualunque momento era buono per chiudere gli occhi. Il fatto era che anche lui cominciava ad avere una certa età e non sapeva per quanto  tempo ancora avrebbe potuto correre dietro ai suoi parrocchiani. Forse - ammise -  era venuto il momento di farsi mandare un aiutante più giovane. Uno di quei pretini entusiasti e disposti a farsi carico dei problemi del mondo. Insomma, uno che assomigliasse un po’ a quello che era stato lui, molti anni prima, quando era arrivato a Sammommè fresco fresco di ordinazione.&lt;br /&gt;Erano passati tanti anni da allora … Eppure, nonostante il tempo avesse sbiadito una miriade di ricordi , a don Luigi tornava ancora in mente ogni particolare di quel lontano pomeriggio di luglio. Un luglio caldo come quello che  ora gli impediva il respiro e gli fiaccava le gambe. Forse anche di più. Tanto che, lungo i ripidi tornanti che portavano al paese, sudava anche la mula, più carica di  libri che di biancheria.&lt;br /&gt;A ripensarci, tutti quegli anni sembravano esser volati in un soffio. E la sensazione – ancora più dolorosa dell’artrosi – era che non avesse fatto abbastanza per fermarli. Per provare ad assaporare la vita via via che gli scorreva davanti. O, perlomeno, per cercare di  trattenerla qualche istante in più.&lt;br /&gt;Non era il caso di indugiare con vani rimpianti poco consoni al suo abito! D’altronde, ormai non si poteva più tornare indietro. Il pievano sorrise al pensiero di assomigliare sempre di più ad un personaggio di quei romanzi moderni che gli piacevano tanto e che - doveva proprio confessarlo – lo  appassionavano assai più delle vite dei santi e delle raccolte di sermoni. In quel momento, se proprio doveva paragonarsi a qualcuno, l’unico che gli veniva in mente era quel vecchio  brontolone pauroso di Don Abbondio … &lt;br /&gt;Superato il tabernacolo scalcinato, dove una madonnina stinta sembrava anche lei sopraffatta dal torpore del solleone, si  augurò di non fare brutti incontri per strada, come era successo al suo collega subito all’inizio del romanzo.&lt;br /&gt;Il pievano ansimava accaldato, proprio nell’ora in cui avrebbe dovuto pisolare nel salottino della canonica, con le persiane chiuse e il gatto accoccolato sulla madia. Ma, dopo quarant’anni, non poteva venir meno proprio ora ai doveri del suo ministero. Così accelerò il passo, nonostante  i ciottoli e il dolore che gli mordeva il fianco.&lt;br /&gt;Appena girata la curva, i castagni si diradavano, offrendo allo sguardo l’intera vallata. Laggiù in  fondo, Pistoia se ne stava pigramente adagiata nella pianura ovattata da una spessa coltre di afa. Dall’alto sembrava un mondo lontano e quasi irraggiungibile.&lt;br /&gt;Ad un tratto, un  odore inebriante  di nepitella  gli regalò una momentanea sensazione di refrigerio. E mentre cercava di scacciare un insetto insistente, lo sguardo corse, come sempre, verso la grande villa  con le finestre chiuse e le mura sbocconcellate che si intravedeva  poco più avanti, sulla destra, oltre la siepe di tuie. &lt;br /&gt;Ogni volta che passava di là, una sensazione dolorosa e struggente lo costringeva a voltare gli occhi dall’altra parte e si chiedeva perché non potesse fare a meno di gettare lo sguardo oltre quella siepe. Aveva un senso non voler dimenticare? O, forse, cercava soltanto facili menzogne per assolvere la sua coscienza intorpidita dalle delusioni e dal tempo  … &lt;br /&gt;Anche allora, come infinite altre volte, rivisse, non ancora sbiadito nella memoria, un altro lontano pomeriggio di luglio, quando una carrozza, che veniva da Firenze, si era fermata, tutta impolverata, davanti al cancello della villa.&lt;br /&gt;Era arrivato da poco nel paese. Era giovane e non abbastanza modesto da confessare a se stesso che non era un compito facile prendere il posto del vecchio pievano.&lt;br /&gt;Don Sabatino aveva guidato le anime del paese per più di trent’anni ed era morto all’improvviso, da difensore della  Santa Chiesa, insidiata , a sentir lui, dai pericoli del mondo moderno.&lt;br /&gt; L’avevano trovato una mattina nell’orto della canonica, riverso sotto il fico, con le mani ancora calde che stringevano una copia de “La civiltà cattolica”, che condannava con titanica veemenza  “le utopie patriottiche e nazionali” e  inveiva contro i perfidi liberali, rei di consumare ogni sorta di eccesso contro la civiltà e la religione.  &lt;br /&gt;Povero don Sabatino, come si sarebbe rivoltato nella tomba,  se avesse saputo che il suo giovane successore era un ardente sostenitore del Gioberti e che, nelle lunghe notti insonni, invece di consultare i padri della Chiesa , sognava la fine del potere temporale !&lt;br /&gt;In quegli anni le idee neoguelfe penetravano di nascosto persino nel segreto dei confessionali, infiammando gli animi generosi di quei cattolici che avvertivano ormai imminente il tramonto del papa re e l’inizio di una nuova èra.&lt;br /&gt; Era facile, ora che il tempo impietoso lo aveva disilluso e privato di tante speranze, ammettere di essere stato un po’ ingenuo. E forse anche troppo animoso e impulsivo. Ma  era giovane e, soprattutto, era convinto che ogni suo pensiero e ogni sua azione dovessero contribuire  al sogno di conciliare fede e progresso, libertà dei popoli e riforma della Chiesa.&lt;br /&gt;Così, seppellito don Sabatino insieme alle sue nostalgie e ai suoi giornali intransigenti, il nuovo pievano si era dedicato anima e corpo alla cura delle anime di quel paesino dell’Appennino, che l’ambizioso progetto di due famosi ingegneri, intendeva strappare all’atavico isolamento.&lt;br /&gt;Il progetto era quello della ferrovia Transappenninica, ovvero la  Strada ferrata  dell’Italia centrale, quella che in seguito tutti avrebbero chiamato “Porrettana”. La stessa che era stata ideata per collegare Bologna con Pistoia, scavalcando interamente la dorsale appenninica. &lt;br /&gt;Nel 1852, quando era stato  firmato il contratto e avevano dato il via ai lavori, erano stati in molti a ritenere che la Galleria dell’Appennino rappresentasse la prova  evidente che l’ingegno umano si era ormai definitivamente affrancato dalle tenebre dell’oscurantismo e dell’ignoranza.      &lt;br /&gt;E anche fra i cattolici erano rimasti in pochi a pensare – come aveva affermato  quasi vent’anni prima il vecchio Gregorio XVI - che il treno   fosse opera di Satana e che facesse persino ammalare di tisi. Ormai si guardava alla ferrovia come a un mezzo prodigioso che avrebbe accorciato le distanze e permesso agli uomini di piegare gli ostacoli della natura. Con buona pace di Don Sabatino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7733364756290316859?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7733364756290316859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7733364756290316859&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7733364756290316859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7733364756290316859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/03/prologo-la-piazza-del-paese.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-7230985933653687705</id><published>2011-03-24T11:08:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T11:13:15.325-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Delitto sui binari al tempo del Granduca" sarà presentato da Giuseppe Previti e da Andrea Dami all'Hotel Arcobaleno domenica 3 aprile 2011, alle ore 17 nell'ambito dell'esposizione "Suoni e sapori" &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Seguirà&lt;br /&gt;aperitivo&amp;musica&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7230985933653687705?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7230985933653687705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7230985933653687705&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7230985933653687705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7230985933653687705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/03/delitto-sui-binari-al-tempo-del.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-1789958802760126613</id><published>2011-03-24T11:06:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T11:07:29.391-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-ODyNH9uTBHU/TYuIXIIiObI/AAAAAAAAAJA/03UaZs6hNfc/s1600/DSC_2444.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; 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Un messaggio chiarissimo e perentorio, che non mi lasciava alcuna speranza : “Questo posto non mi dispiace. Il lavoro è ai limiti della schiavitù ma si intravedono interessanti  prospettive di carriera. Mi dispiace, Giorgio, ma è meglio che non mi cerchi più.”&lt;br /&gt; Se io fossi stato un individuo ragionevole avrei dovuto realizzare subito che la mia storia con Anna era irrevocabilmente finita e che non esisteva più alcun margine di recupero. Invece l’idea di rassegnarmi non mi sfiorò nemmeno per un istante. Era chiaro che non avevo nessuna intenzione di sparire dalla sua vita. Almeno non senza una spiegazione convincente da parte sua.&lt;br /&gt; Così, la mattina seguente, dopo una notte tormentata dal risentimento, dalla nostalgia e dalle zanzare, mi precipitai  all’agenzia di viaggi dove lavorava una mia ex compagna di scuola e prenotai una stanza in un albergo nel centro di Monastir per una settimana ( 300 euro, volo compreso).&lt;br /&gt; Fortunatamente, la mia amica ebbe il buon gusto di non chiedermi come mai a questo giro avessi deciso di andare in vacanza da solo. Ma dal suo atteggiamento un po’ imbarazzato compresi benissimo che aveva intuito la situazione e che solidarizzava in maniera discreta con la mia nuova condizione di single non rassegnato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L’aereo della Tunisair decollò alle 21,35 in punto lasciando sotto di sé la pista rovente dell’aeroporto “Galilei”di Pisa. &lt;br /&gt;Mentre il comandante dava il benvenuto ai passeggeri, un giovane steward mostrava l’uso dei giubbotti di salvataggio. Dal mio posto accanto al finestrino osservavo distrattamente le ultime luci del litorale toscano che si allontanavano confondendosi con le onde increspate del Tirreno. &lt;br /&gt; Il mio umore non era certamente quello di chi si appresta ad assaporare una meritata vacanza ma  mi sentii alquanto sollevato nel constatare che nessun passeggero occupava le altre due poltrone della mia fila.&lt;br /&gt;Ormai l’ansia del viaggio aveva lasciato il posto ad una sensazione di calma quasi artificiale ed ero troppo concentrato nei miei pensieri per far caso ai miei compagni di viaggio. Ma, malgrado la  mia scarsa socievolezza, non potevo fare a meno di  ascoltare le loro conversazioni. Soprattutto i commenti della giovane coppia dietro di me che seguiva il percorso dell’aereo su uno degli schermi  e i rimproveri poco autorevoli di un padre in tenuta da spiaggia che cercava invano di tenere a freno l’incontenibile esuberanza di due bambini insopportabili. Anche l’insistente chiacchiericcio di due attempate turiste che sedevano a fianco a me, sull’altro lato dell’aereo, incominciava a diventare francamente fastidioso.&lt;br /&gt;“Senti un po’, Tilde – fece una delle due signore rivolta alla compagna di viaggio che le sedeva accanto – siamo sicuri che l’aereo faccia scalo a Djerba prima di atterrare a Monastir? E’ possibile che si vada in giù per poi ritornare in su? “&lt;br /&gt;“ Che vuoi che ti dica, Carla? – rispose l’altra spazientita, mentre gesticolava con le dita inanellate le cui unghie mandavano bagliori di fiamma -  Speravo che avessero sbagliato in agenzia, invece al cheek in mi hanno confermato che il volo dura due ore e mezzo e che staremo fermi a Djerba per mezz’ora. Un vero rompimento di scatole!” Poi, sospirando in maniera plateale, aggiunse rassegnata: “ Comunque è meglio andare a giro in qualsiasi posto piuttosto che  rimanere al caldo a Empoli. E poi  siamo in vacanze  e non abbiamo nessuna fretta, no?”&lt;br /&gt;“Forse era meglio scegliere un altro posto. Io in aria non ci sto per niente volentieri. – ribatté Carla stizzita – Comunque, ormai non c’è alternativa e bisogna rassegnarsi. Almeno speriamo che tu abbia scelto un albergo vicino al mare e non come l’anno scorso a Palma di Maiorca …”&lt;br /&gt;“Tranquilla, Carlina, il posto è un incanto. Mio nipote mi ha fatto vedere le foto su Internet.”&lt;br /&gt;L’altra sembrò rassicurarsi. S i abbandonò sullo schienale della poltrona, socchiudendo gli occhi con voluttà , dopo  essersi passata un velo di rossetto sulle labbra.&lt;br /&gt;Tilde, frattanto, aveva tirato fuori una rivista dalla borsa e cercava di concentrarsi sulla lettura. Ma , con la coda dell’occhio, teneva sotto controllo tutti i passeggeri che rientravano nel suo campo visivo. A partire dal signore brizzolato e dalla pelle scura seduto più avanti  che, dopo essersi rivolto in arabo all’hostess, aveva ripreso a fissare le nubi fuori dal finestrino.&lt;br /&gt;Ad un tratto un odore di cucina si diffuse fra le poltrone. Non appena  uno degli steward incominciò a passare fra i passeggeri con il carrello della cena, gli  sguardi di Tilde furono tutti per lui. La rivista fu subito rimessa in borsa. &lt;br /&gt;“Ma che bel ragazzo che sei! – incominciò con la sua vocetta querula – Lo sai l’italiano?”&lt;br /&gt;L’assistente di volo, evidentemente abituato a quel tipo di complimenti, le sorrise accondiscendente.&lt;br /&gt;“Che occhi chiari che hai! – continuò lei – Non sembri nemmeno un arabo. Anzi, lo sai che assomigli a Kevin Costner?”&lt;br /&gt;“ Sì, certo – replicò lui, porgendole un vassoio di tacchino e verdure, dal quale proveniva quell’odore assai poco invitante. &lt;br /&gt;Il giovane rise di nuovo, mostrando una fila di denti bianchissimi. La hostess che lo aiutava , manteneva un contegno cortese ma riservato. Tilde, invece, non sembrava intenzionata a rinunciare a socializzare con l’equipaggio:”Io, se fossi in questa bella ragazza, un tipo come te non me lo farei davvero sfuggire.”&lt;br /&gt;La hostess finse di non capire. Il giovane steward, invece, aveva già deciso di compiacere  quella passeggera che apparteneva ad una tipologia a lui ben nota. In fondo, si limitava a svolgere  il suo lavoro: “Niente da fare, signora. Io ho invitato lei a uscire con me ma lei … niente!”&lt;br /&gt;“Gesummaria, non è possibile. Hai sentito Carla? Ah, se avessi trent’anni di meno ! A parte che potresti essere il mio figliolo ma questo non vuol dire niente. Anche perché l’amore ,si sa, non ha età. Scommetto che sono tante le signore che ti fanno la corte,eh? Sì, insomma voglio dire che ti fanno delle proposte ...” A questo punto  il ragazzo – come da copione – passò alle confidenze, sostenuto da un altro collega che gli reggeva il gioco. Così  tutti i passeggeri delle file centrali appresero della vantaggiosa offerta di matrimonio da parte di una matura viaggiatrice olandese, proprietaria di ben tre alberghi. Ma lui ci teneva a precisare che aveva eroicamente  rifiutato l’offerta perché non era in vendita.&lt;br /&gt;“Peccato.” – osservò Tilde con aria sconsolata. &lt;br /&gt;Non so che cosa avrei dato per essere sordo. Tutte quelle chiacchiere mi stordivano il cervello. Ma soprattutto mi impedivano di mettere a punto un piano strategico per il giorno dopo.  La voce dei miei vicini mi giungeva con un volume talmente alto che mi impediva  anche di assopirmi. Chissà come faceva il signore brizzolato a tenere gli occhi chiusi fra il frastuono dei bambini che si flagellavano a vicenda con i loro conigli di pelouche e le avances delle due amiche di Empoli.&lt;br /&gt;“Dove siete dirette?” chiese ancora il giovane steward , aggiustandosi la cintura per mostrare meglio il fisico atletico.&lt;br /&gt;“Noi andiamo a Monastir. – rispose Tilde con fare seduttivo, tirandosi indietro  un ciuffo di capelli giallo canarino- Ma non è mica la prima volta che veniamo in Tunisia. Siamo già state ad Hammamet e a Madhia, vero Carla? Io e la mia amica viaggiamo spesso. D’altra parte, ad una certa età, con un po’ di disponibilità economica, che cosa ci resta da fare di meglio? Non possiamo certo passare tutta l’estate al circolo ARCI a fumare e a giocare a burraco con i pensionati, no?”&lt;br /&gt;Il carrello della cena si era frattanto allontanato. Finalmente le mie esuberanti vicine si chetarono. I  bambini terribili si erano assopiti con i conigli spennati fra le braccia e anche  la coppia dietro di me taceva.&lt;br /&gt;Tirai un sospiro di sollievo: ora potevo lasciare che i miei pensieri fluissero liberamente. E senza fastidiose interferenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Arrivai a Monastir quasi a mezzanotte. Ma lì l’orologio segnava un’ora indietro. In mezzo alla  fiumana chiassosa dei turisti, mi avviai  da solo al controllo della dogana. Poco dopo riuscii a  recuperare la mia valigia scura da commesso viaggiatore. Una valigia  molto diversa dalle altre che scorrevano festose e variopinte sul nastro dei bagagli e che immaginavo  stipate di costumi da bagno e di creme solari. Insomma, la mia era proprio una valigia triste. La degna compagna di viaggio  di uno sfigato che si ostinava a correre dietro ad una donna che non lo voleva più.&lt;br /&gt;Fuori dall’aeroporto faceva caldo ma era un caldo secco che non faceva sudare. Presi un taxi e chiesi all’autista di portarmi al Delphin Ribat, sulla Promenade de la Corniche.&lt;br /&gt;Quando giungemmo a destinazione, ero stanco e frastornato ma non a tal punto da non rimanere affascinato dallo spettacolo del lungomare che si snodava parallelo ad una lunga fila di bianchi alberghi illuminati come alveari. Edifici opulenti, immersi fra le palme dei giardini con piscina, che promettevano ai turisti occidentali inusitati svaghi esotici. &lt;br /&gt;Appena sceso dal taxi, mi  ritrovai immerso nel bel mezzo di una folla colorata  che faceva lo slalom nel traffico caotico candidamente ignaro di ogni codice stradale . Al di là della Promenade, il mare sembrava addormentato. Sullo sfondo  una fila di bandiere rosse con la stella e la mezzaluna, agitate da un vento caldo che trasformava i ciuffi di palme in bizzarri ventagli.&lt;br /&gt;Quando finalmente mi potei distendere sul letto della camera d’albergo, con la valigia per terra e una bottiglia di acqua minerale sul tappeto, tirai un sospiro di sollievo. &lt;br /&gt;A quel punto mi sarei addormentato volentieri. Se soltanto l’agitazione non avesse avuto il sopravvento sulla stanchezza del viaggio.&lt;br /&gt;Non potevo illudere me stesso e raccontarmi che ero venuto in quel posto per divertirmi come tutti quei turisti che a quell’ora si attardavano sul bordo della piscina a bere e a ridere. Li potevo sentire e vedere dalla porta finestra del balconcino, incorniciati in un delizioso quadretto  da depliant turistico: le luci dei lampioni che si riflettevano sull’acqua turchese, le bandiere che sventolavano in lontananza e  gli ombrelloni di paglia con i lettini deserti che disegnavano le loro ombre su un prato verdissimo, talmente perfetto da sembrare un tappeto sintetico.&lt;br /&gt;Per fortuna, l’aria condizionata mi permetteva di respirare . Spensi la luce e chiusi la finestra del balcone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto era accaduto troppo in fretta. Fino a tre mesi prima, Anna parlava addirittura di trasferirsi a casa mia. Sembrava proprio che l’idea la entusiasmasse, tanto che aveva progettato    di prendere una gatta  al canile. Ed aveva precisato  che sarebbe stata una gatta bianca e nera. &lt;br /&gt;Poi, all’improvviso, il colpo di fulmine: la direzione della ditta dove lavorava le aveva proposto di andare in Tunisia per occuparsi del controllo della produzione. “La chiamano delocalizzazione – si premurò di spiegarmi – e consiste nell’impiantare una fabbrica in un paese in via di sviluppo, dove la manodopera costa poco e gli elevati guadagni consentono di affrontare meglio la concorrenza e di superare la crisi economica.”&lt;br /&gt;E con questa spiegazione , di lì a pochi giorni, se ne era andata, mettendo la parola “fine” ai nostri progetti  comuni. Ma soprattutto  senza nemmeno concepire il dubbio che ci fossi rimasto male.&lt;br /&gt;Il primo mese mi telefonava anche due volte al giorno . Quasi ogni  sera si collegava con Skype e parlava con me  fino a notte fonda, incurante del fatto che la mattina dopo avrebbe dovuto alzarsi all’alba  per andare in fabbrica, laggiù  nell’interno, ad una trentina di chilometri da Monastir. Una landa desolata  – diceva lei -  fra  cammelli annoiati e nugoli di bambini scalzi che giocavano in mezzo alla polvere. Un posto dove gli operai arrivavano a dorso di asino o con una specie di taxi collettivo che assomigliava più ad un carro bestiame che a un mezzo pubblico.&lt;br /&gt;Attraverso i suoi racconti mi scolpivo nella mente ogni istante della sua vita quotidiana, scrutando con affettuosa curiosità ogni particolare della sua casa lontana, che mi appariva familiare e vicina grazie allo schermo del computer.&lt;br /&gt;Ma dopo qualche tempo, Anna incominciò a trovare mille scuse per non collegarsi: era troppo stanca, doveva riordinare la casa e cucinare per il giorno dopo, aveva fissato di andare al caffè con una collega o il collegamento era disturbato.&lt;br /&gt;Se fossi stato più lucido e disincantato, avrei compreso subito che la mia relazione era quasi arrivata al capolinea. Anzi, era già definitivamente morta e sepolta. Invece mi ostinavo imperterrito a raccontarmi madornali bugie e a fingere di credere alle scuse inconsistenti di lei.&lt;br /&gt;Soltanto quando era giunta la fatidica e mail  avevo incominciato a realizzare. Ma, forse per amore, forse per orgoglio, non riuscivo in nessun modo a rielaborare quello che gli psicologi  definiscono sentenziosamente “il lutto della separazione”. Esigevo assolutamente una spiegazione ed ero deciso ad estorcergliela in qualsiasi modo. Ero convinto che fosse un mio diritto.&lt;br /&gt;Così dopo la mia prima notte africana, passata praticamente insonne a rimuginare le mie ragioni , mi alzai dal  letto abbastanza stanco ma sufficientemente agguerrito per affrontare il fatidico incontro.&lt;br /&gt;Nel salone dell’albergo, mentre facevo colazione da solo al mio tavolo da single, mi sentivo nelle medesime condizioni di spirito dello stratega che mette a punto gli ultimi dettagli del piano di battaglia. Mi rendevo conto che la mia era una quiete innaturale. La quiete  che precede immancabilmente lo stress dello scontro. Insomma, tanto per rimanere nell’ambiente e con le dovute distinzioni, mi sentivo una specie di  Scipione in procinto di affrontare il nemico cartaginese. Solo pochi mesi prima l’idea che un incontro con Anna potesse assomigliare ad una battaglia sarebbe stato davvero inconcepibile.&lt;br /&gt;Uscendo dalla sala, feci molta attenzione a non incrociare Tilde e Carla. Già, perché le mie petulanti compagne di viaggio  – lo avevo constatato con orrore la stessa sera dell’arrivo – alloggiavano anche loro al Delphin Ribat!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;III&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il pantalone e la camicia di lino bianco assomigliavo davvero ad uno di quei signori francesi dell’epoca coloniale. Ma la mia vanità  passava in secondo piano perché si trattava di organizzare la giornata in maniera da non perdere tempo. La prima operazione da fare era noleggiare un’auto. Altrimenti sarebbe stato impossibile raggiungere la fabbrica dove lavorava Anna. &lt;br /&gt;Avevo l’indirizzo  ma nessuna idea precisa di dove si trovasse e di come  arrivarci. Uno degli impiegati del bureau mi aveva tracciato una specie di mappa e mi aveva assicurato, in buon italiano , che in meno di un’ora sarei arrivato sul posto.&lt;br /&gt;Così mi avviai sul lungomare assolato. Senza nessuna voglia di soffermarmi sulla  spiaggia  dove già a quell’ora diversi turisti si arrostivano al sole. Osservai per un attimo i ragazzini con i muscoli lucidi scolpiti dal sole che facevano a gara a tuffarsi dallo scoglio e alcune donne che si spingevano al largo nell’acqua verde  smeraldo . Le turiste in costume , quelle del posto coperte da capo a piedi. Poco più in là una musica indiavolata accompagnava da un altoparlante un’improvvisata partita di calcio.&lt;br /&gt;Camminavo sull’asfalto rovente, interrotto ogni tanto dai chioschi maleodoranti con i panini ripieni di misteriosi ingredienti e dai banchetti improvvisati sui quali si ergevano piramidi di mandorle sgusciate . Un bambino mi venne incontro con una cesta, offrendomi mazzetti di gelsomini infilati in corti stecchini essiccati. &lt;br /&gt;In alto  sulla collina, fra le palme e le bandiere, il sole sfavillava fra le mura possenti  del Ribat, il monastero fortezza che domina il golfo.     Presi la prima strada in salita, sulla sinistra, dove un cartello indicava in francese un’agenzia di noleggio auto . Passai oltre , imboccando un vialetto miracolosamente ombreggiato da due folte file di alberi, ai cui lati gruppetti di uomini oziavano fra i caffè e le botteghe di barbiere. &lt;br /&gt;Ma evidentemente avevo sbagliato strada perché di auto a noleggio nemmeno l’ombra. In compenso finii fra i banchi del mercato coperto, in mezzo a cumuli di banane e pomodori, fra  fasci di menta e di finocchio selvatico. Stordito dal caldo, dall’odore intenso delle spezie e dall’afrore dei corpi. Vagai per un po’fra la folla che si aggirava mercanteggiando, incurante delle mosche  che si posavano ovunque. A partire dai pezzi di carne tagliati sui marmi di anguste botteghe.&lt;br /&gt;Finalmente, dopo aver interpellato nel mio francese da turista un paio di passanti, trovai l’agenzia. Così noleggiai un’auto che, a prima vista, sembrava immatricolata agli albori della motorizzazione ma che faceva perfettamente al caso mio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta uscito dalla città, la strada era larga e diritta. Ma decisamente un po’ troppo trafficata. E gli automobilisti assai poco disciplinati. Non dovevo fare altro che  seguire le indicazioni della mappa, destreggiandomi fra relitti di camion  che sferragliavano carichi di merci, motorini con non meno di quattro persone a bordo e carcasse di automobili in  assetto di guerra. Ai lati della strada scorrevano immense distese di ulivi, alternate a costruzioni fatiscenti, ferrovie dell’epoca coloniale e file interminabili di fichi d’india e di oleandri. Ogni tanto il brivido dell’immissione in una rotonda mi faceva sudare freddo e una serie di segnali del tutto incomprensibili mi facevano dubitare seriamente di riuscire a raggiungere la meta. I taxi gialli erano i nemici più pericolosi: apparivano all’improvviso e sfrecciavano con straordinaria abilità a destra e  a sinistra, dribblando miracolosamente auto e asini sulla loro traiettoria. &lt;br /&gt;Dopo una ventina di chilometri percorsi sotto la canicola, e dopo aver finalmente superato un camion libico che trasportava pannolini per bambini (così almeno avevo capito dalla scritta in francese), mi ritrovai a fiancheggiare un grande lago, popolato da fenicotteri oziosi, incuranti degli aerei che decollavano in mezzo alla polvere librandosi rumorosamente sulla pista alle loro spalle.&lt;br /&gt;Incominciavo a temere che non sarei mai arrivato. O forse lo speravo  inconsciamente.  &lt;br /&gt;Comunque, non so come, ma ad un certo punto mi ritrovai al bivio dove intravidi miracolosamente  il cartello che indicava il paese della fabbrica : Ben Hassem. Svoltai bruscamente, evitando per un pelo un toro che scalpitava legato ad un palo. Finalmente, riuscii miracolosamente a svoltare  e a immettermi in una stradina sterrata e piena di sassi. &lt;br /&gt;In fondo, mi aspettavano un gruppo di case malandate, con le porte di legno dipinte di celeste , un bambino  che giocava scalzo in mezzo alla polvere  e alle galline e una vecchia tutta intabarrata in un telo scuro.  Mi fermai su un ciglio che traboccava di agavi e scesi dall’auto. Ma dove diavolo era questa fabbrica? Mi feci coraggio e cercai di chiederlo nel mio assurdo francese alla donna- pinguino, che, con mia grande sollievo, non solo capì alla prima e ma mi fece  anche un cenno in direzione di due grandi capannoni che sbucavano laggiù in fondo, oltre le case. &lt;br /&gt;Fu allora che mi resi conto che Anna doveva essere molto motivata per fare la gavetta in un  ambiente così degradato. Proprio lei che odiava le periferie e non poteva fare a meno dei negozi del centro storico!  Mi sembrava assurdo che avesse rinunciato ai suoi comodi nella speranza di diventare una manager di successo . Scacciai un dubbio che si era insinuato a tradimento: e se lo avesse fatto per allontanarsi da me? Preferii non pensare a questa possibilità.&lt;br /&gt;Devo dire che prima ancora che dallo squallore fui colpito dal silenzio quasi irreale di quel posto.  Dove dovevo bussare per chiedere notizie di Anna? &lt;br /&gt;Avevo fatto appena qualche passo quando una figura femminile  uscì all’improvviso da dietro un tugurio scalcinato. La vidi con la coda dell’occhio e la prima impressione che ebbi fu di stupore. Ma anche di inquietudine. Un’inquietudine inspiegabile che non mi impedì di avvicinarmi per osservarla meglio. Era una giovane donna vestita con un paio di pantaloni  attillati e una casacca colorata che le arrivava ai ginocchi. Notai che aveva la pelle più scura rispetto alle altre donne. Forse non era tunisina ma di un paese più a sud. La osservai meglio. Aveva i capelli nascosti da  un velo  turchese , gli occhi grandi e scuri e le labbra ben disegnate. Era decisamente una bella ragazza.&lt;br /&gt;Mentre la guardavo, cercando di non farmene accorgere, lei incominciò a camminare in su e in giù, davanti all’entrata del primo capannone. Come se stesse aspettando qualcuno. Io, per darmi un contegno, incominciai a fare altrettanto. &lt;br /&gt;A ripensarci, dovevo essere abbastanza buffo. Passeggiavo in quella landa desolata come se fossi stato a Nizza, sulla Promenade des Anglais ,  tutto sudato nel mio completo di lino  bianco, circondato dalle mosche e da una serie di  bidoni di latta arrugginiti che qualcuno aveva schierato in bella mostra, come se fossero stati preziosi elementi di arredo. &lt;br /&gt;Ad un tratto lei si fermò e alzò lo sguardo verso di me.  I suoi occhi scuri mi osservavano con una familiarità che mi mise a disagio. Come se mi conoscesse. Addirittura mi parve di notare un sorriso quasi complice. &lt;br /&gt;A quel punto, senza pensarci troppo mi avvicinai rivolgendole la parola in italiano: “Buonasera, non sa , per caso, a che ora finiscono di lavorare in questo posto?”. &lt;br /&gt;Ad essere sinceri, non mi chiesi nemmeno perché le avessi istintivamente parlato nella mia lingua. Mi era sembrato naturale, ecco tutto. Allora non potevo saperne il motivo.  &lt;br /&gt;Lei non sembrò affatto meravigliata, tanto che mi rispose senza esitare. In italiano, naturalmente: “Hanno già chiuso, da più di un’ora. Ma  tu aspetti qualcuno?” Aveva appena una leggera inflessione straniera. Sembrava divertirsi di fronte al mio stupore. Non aspettò nemmeno che le chiedessi come mai sapeva la mia lingua.&lt;br /&gt;“Sei italiano, no? Si vede subito. Io ho lavorato tre anni in Italia. Abitavo a Rimini. Conosci Rimini? Piadine, ballo liscio …” E rise scoprendo una fila di denti bianchissimi come mandorle sgusciate.&lt;br /&gt;Il ghiaccio era rotto. Evidentemente il destino si era impietosito e mi aveva mandato quella ragazza per non farmi perdere in quell’inferno di calore e di macerie.&lt;br /&gt;“Sì, certo che la conosco. Ascolta, visto che sei qui, forse mi puoi aiutare. Io cerco una ragazza italiana che lavora in questa fabbrica …”&lt;br /&gt;“Ah! – fece lei con il tono di chi sa già di chi si parla – Anche mia sorella lavora qui. “&lt;br /&gt;“Allora forse conosce Anna …”&lt;br /&gt;“Anna? Ah sì, quella ragazza italiana con i capelli corti, piuttosto carina!”&lt;br /&gt;“Non mi dire che la conosci anche tu!”&lt;br /&gt;“Certo, lavora nello stesso ufficio di mia sorella. Ma a quest’ora se ne sono già andati tutti. In estate fanno un orario ridotto.”&lt;br /&gt;Il sollievo per aver rintracciato Anna lasciò il posto alla delusione per essere arrivato tardi: “Ma tu chi aspetti allora?”&lt;br /&gt;“Il louage per tornare a Monastir.”&lt;br /&gt;“Senti un po’ – azzardai un po’ imbarazzato -  se non hai problemi, ti posso dare un passaggio io, con l’auto che ho preso a noleggio stamani ... Possiamo tornarcene insieme.”&lt;br /&gt;Immaginavo che rifiutasse il mio invito. Invece accettò subito ed entrò nella macchina rovente. Perfettamente a suo agio. Alla faccia del riservato pudore delle donne musulmane. &lt;br /&gt;Lungo la strada incominciammo a parlare come due vecchi amici. Senza alcun imbarazzo. Mi raccontò che si chiamava Noura e abitava nella medina di Monastir insieme a sua madre. Aveva aperto un negozio di parrucchiera ma aveva nostalgia dell’Italia, dove faceva la cameriera in un ristorante sul mare. Non le chiesi perché fosse tornata e per quale motivo aspettasse la sorella, pur sapendo  che era già uscita. &lt;br /&gt;Sarà stata la tensione del viaggio andato a vuoto, sarà stata la simpatia di Noura, il fatto sta che le raccontai la mia storia. Lei annuiva in silenzio. Tanto che mi pareva di conoscerla da sempre. Così non mi stupii più di tanto quando  mi disse che conosceva Anna e che comprendeva il mio stato d’animo.&lt;br /&gt;“Anna è una ragazza intelligente che vuole diventare importante nel suo lavoro.” fece Noura come se parlasse di un’amica dalla quale aveva raccolto certe confidenze. &lt;br /&gt;Inutile dire che questo suo atteggiamento mi incoraggiava a  farle domande su Anna, nell’ingenuo tentativo di avere qualche altra  notizia su di lei. A dire la verità, la scena mi sembrava un tantino surreale: me ne stavo a parlare dei miei problemi sentimentali con una sconosciuta alla quale avevo casualmente offerto un passaggio. E lo facevo senza alcun ritegno. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.&lt;br /&gt;Arrivati in città, Noura mi fece entrare in un dedalo di viuzze strette con le case scalcinate, in mezzo ad un’umanità molto diversa da quella degli alberghi e dei locali per turisti. Uomini e asini attraversavano la strada senza curarsi delle auto, le merci occupavano i marciapiedi e i soliti taxi gialli sfrecciavano senza pietà fendendo la folla. &lt;br /&gt;Ci fermammo in una piazzetta, sulla quale si affacciavano alcune case basse con le porte celesti e le mattonelle decorate con fiori sbocconcellati dal tempo. Lasciammo la macchina di fronte ad un caffè per soli uomini, accostata ad un tavolo dove un vecchio grinzoso continuò imperterrito a fumare la sua chicha senza degnarci di uno sguardo.&lt;br /&gt;Noura  entrò in una di quelle porte e mi invitò a seguirla &lt;br /&gt;“Questo è il mio negozio.“ fece tutta orgogliosa e incominciò a mostrami i diplomi che stavano attaccati al muro scrostato. &lt;br /&gt;Quei poveri fogli incorniciati evocavano immagini di altre stagioni. Mi sembrava di essere sulla scena di un film italiano degli anni ’50 . Anche le foto sgualcite delle modelle sembravano appartenere ad un  mondo arcaico. Un mondo lontano nel tempo, di cui si conservava ancora qualche folkloristica traccia in qualche  sperduto paesino del nostro sud . O nei documentari sull’Italia prima del boom economico. &lt;br /&gt;“Sono brava! – esclamò Noura- accennando ai flaconi di shampoo e di lacca dall’aria  usurata, alle vecchie spazzole sparse sulla mensola appoggiata su due cassette di legno e al lavandino improvvisato in un angolo della stanza. Una misteriosa tenda divideva il negozio dal resto del tugurio. &lt;br /&gt;Eppure quel luogo  mi risultava stranamente familiare. C’era qualcosa che me lo rendeva conosciuto. Se ci ripenso, nemmeno ora saprei dire perché.&lt;br /&gt;Ma ben presto mi accorsi che la padrona di casa non intendeva ancora congedarmi. Infatti, scostata la tenda, mi fece entrare in un cortile invitandomi a salire su per una scala che portava nel suo appartamento. Salimmo su un terrazzo che si affacciava sulla città. Il solito vento che veniva dal mare mi fece riavere. L’eco delle voci della piazza giungeva smorzato lassù in alto. Guardai in giù: in mezzo ai muri sbocconcellati delle case e ai cortili brulicanti di agavi  scorsi una distesa di pietre. Noura notò la mia perplessità e mi spiegò : “Quello è il cimitero”. &lt;br /&gt;Entrammo in una delle porticine che si affacciavano sul terrazzo. La casa era decisamente superiore alle mie aspettative. Il salotto era in ordine e aveva anche un divano un po’ consunto  ma dignitoso. &lt;br /&gt;In mezzo al tavolo stava un grande piatto di coccio pieno di susine scure dall’aria invitante. Noura notò il mio sguardo avido. Ne prese una e me la porse. Non dimenticherò mai il sapore di quel frutto, aspro e zuccherino al tempo stesso. Anche lei ne prese una e prima di addentarla mormorò con un’espressione che mi parve sconsolata: “El awina hzina”. &lt;br /&gt;“Che cosa significa? “ le chiesi incuriosito. Lei mi guardò e poi rise, mostrando di nuovo i suoi denti bianchissimi: “ ‘El awina hzina’è ‘la susina triste’. Non vedi che la mia è diversa dalle altre?”&lt;br /&gt;“El awina hzina” provai a ripetere lentamente. E quel suono mi sembrò musicale, anche se evocava un’immagine malinconica. Che idea assurda … come faceva una susina ad essere triste? Quella ragazza era davvero strana!&lt;br /&gt;La salutai sulla soglia di casa. Sapendo dentro di me che l’avrei rivista presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;V&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera, seduto ad un tavolo del Ristorante Pizzeria “da Giusy” ero talmente preso dai miei pensieri che non apprezzai come avrei dovuto il piatto di spaghetti al tonno che la ristoratrice italiana mi aveva fatto preparare con tanta passione. Giusy era una signora sulla sessantina, piccola, grassa, pugliese e dall’aria decisamente manageriale. Se ne stava alla cassa, esponendo in bella vista un pesante crocifisso d’oro su un generoso decolleté . All’inizio mi raccontò per filo e per segno tutte le vicende legate alla sua mirabolante ascesa professionale in terra d’Africa: dalle invidie dei vicini alla spietata concorrenza con il boss dei ristoratori locali, il quale, per fortuna della mia intraprendente connazionale , era stato da poco trucidato da ben ventisette coltellate. Frattanto i camerieri le frullavano intorno complimentosi , facendo roteare con grande abilità i piatti ricolmi di specialità italiane : “Madame di qua, madame di là …”&lt;br /&gt;Si capiva subito che Giusy era una donna di carattere. &lt;br /&gt;Anche l’orata con le verdure era sublime ma io non riuscivo a perdonarmi per aver perso un pomeriggio così stupidamente. Sapevo che in estate la fabbrica di Anna chiudeva prima . Ma io ero lì alle tre e mezzo. Come poteva essermi sfuggita? Possibile che se ne fossero  andati via tutti prima? E Noura? Che ci faceva davanti ai capannoni deserti? Se era venuta a prendere la sorella, perché non era con lei? Dato che non riuscivo a trovare nessuna risposta, decisi di organizzarmi meglio per il giorno successivo. L’indomani Anna non mi sarebbe sfuggita in alcun modo. Sarei arrivato alla fabbrica ancora prima e a quel punto nessuno se ne sarebbe andato via senza che me ne accorgessi.&lt;br /&gt;Uscii dal ristorante con la ferma convinzione che la sera successiva mi sarei seduto al tavolo con Anna e avremmo chiarito tutto. Anzi, immaginavo già la sua sorpresa   e  la sua contentezza nel vedermi. Cercavo di convincermi che la sua fosse una tattica per mettermi alla prova e che, avendola brillantemente superata, avessi diritto a riallacciare la nostra relazione. &lt;br /&gt;Insomma cercavo d’ingannare l’attesa ingannando me stesso.&lt;br /&gt;Passeggiai per più di un’ora sul lungomare. Un po’ per digerire la cena di Giusy, un po’ perché temevo che non mi sarei addormentato facilmente. Cercai di distrarmi osservando le famiglie che passeggiavano in su e in giù, le luci che si riflettevano sul mare e le solite bandiere che sventolavano fra le palme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando accesi la luce erano le due di notte. Avevo la bocca amara e un peso sullo stomaco.  Aprii la finestra e mi sedetti nel balcone per respirare l’aria della notte. Il canto incessante dei grilli si confondeva con il rumore del condizionatore. Mi accesi una sigaretta , versai dell’acqua in un bicchiere di carta e mi misi a osservare la vita notturna sotto di me.&lt;br /&gt;Lo sguardo mi cadde subito sullo specchio turchese della piscina che rifletteva sia la luce dei lampioni che l’ombra delle palme. In un angolo, una coppia di turisti nordici se ne stava sdraiata sul prato contemplando le stelle  in compagnia di diverse bottiglie di birra. &lt;br /&gt;All’improvviso, qualcuno sgusciò da dietro una catasta di lettini. Sentii una risata soffocata e distinsi  subito una figura nota, seguita da un ragazzone nero in mutande  fosforescenti con una folta capigliatura rasta. Sentii chiaramente la voce stridula di Tilde: “ Ma no, caro, non possiamo andare in camera mia. C’è Carla che dorme e, anche se ha il sonno pesante, non mi sembra proprio il caso …. Perché non ci facciamo un bel bagno?” Il ragazzo sembrò convinto. Incominciò a fare delle flessioni e a massaggiarsi i muscoli. Alla fine si gettò in acqua, non dopo aver spinto la sua compagna che cominciò subito ad annaspare, starnazzando e ridendo. I due turisti nordici non ci fecero caso. Mentre Tilde e il suo accompagnatore si lasciavano andare a  rumorose effusioni acquatiche,  aspiravo il fumo senza troppa voluttà, nella speranza che gli spaghetti al tonno di Giusy si decidessero a sloggiare dal  mio povero stomaco.&lt;br /&gt;Alla fine, dopo che  Tilde e il suo fascinoso animatore erano usciti gocciolanti dalla piscina per infrattarsi nel buio , spensi la sigaretta nel bicchiere d’acqua e me ne tornai a letto, oppresso da pensieri inquieti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina dopo mi svegliai pieno di buoni propositi. Avrei preso un caffè,  avrei fatto un giro per il centro della città e poi mi sarei messo in viaggio con largo anticipo. Questa volta sarei arrivato presto. Molto presto. &lt;br /&gt;Provai a sedermi al Fly Coffee, a lato dell’albergo. Era un posticino davvero piacevole: uno poteva sedere al tavolo a sorseggiare un caffè o a mangiare una crepe,  accendere il portatile, leggere un giornale o, più semplicemente, godersi la vista del mare  da dietro la balaustra della veranda. E tutto questo senza che nessuno venisse a rompere le scatole. Sarebbe stato il posto ideale se l’attesa non mi fosse risultata insopportabile. Il mio stato d’animo si esprimeva in un tremito nervoso che mi saliva lungo i muscoli delle gambe e non voleva darmi tregua. Avevo un urgente bisogno di camminare. Così pagai il conto e mi avviai verso il centro. Ma non avevo voglia di  infilarmi nel caos della medina, così evitai il dedalo di vicoli e gallerie punteggiate da moschee e hammam e mi diressi verso la parte più moderna della città. &lt;br /&gt;Mi ritrovai in un attimo al mausoleo di Bourguiba e percorsi il lungo passaggio pedonale  sotto un sole già cocente che  si rifletteva fiammeggiando sulle cupole verdi e oro. Entrai distrattamente nel mausoleo, mi soffermai a guardare alcuni oggetti che erano appartenuti al presidente, visitai la sua tomba e quelle dei suoi familiari. Visto che ero lì, tanto valeva che mi  sforzassi di fare il turista. &lt;br /&gt;Ma alle tredici in punto ero già al volante della solita auto a noleggio e mi dirigevo, più sicuro del giorno prima, lungo lo stradone polveroso, superando da destra i camion che mi impedivano la corsa e usando il clacson come facevano da quelle parti. Ossia come una tromba di guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti alla fabbrica ancora silenzio e polvere. Stavolta non c’erano  né la donna- pinguino né il bambino scalzo. Solo qualche tacchino litigioso e un paio di galline dai riflessi rallentati che razzolavano fra i bidoni di latta incandescenti.&lt;br /&gt;Mi accesi una sigaretta ma la spensi quasi subito: non era il caso di aggiungere altro calore al calore. Scesi di macchina. E fu allora che la vidi. &lt;br /&gt;Noura sbucò dallo stesso vicolo, con lo stesso velo turchese e gli stessi abiti del giorno prima. Come se mi aspettasse, mi corse incontro, con una cordialità che mi stupì ma, al tempo stesso, mi fece piacere. &lt;br /&gt;Era contenta di vedermi :“Oggi sei arrivato prima, eh?”&lt;br /&gt;“Già … - feci io  – questa volta  non mi sfuggirà!”&lt;br /&gt;“ Ho paura che nemmeno oggi la potrai incontrare - replicò lei con un’espressione dispiaciuta - Mia sorella mi ha telefonato proprio ora. Dice che il Direttore ha mandato lei ed Anna a Monastir per prendere dei campioni.” E per convincermi che aveva detto la verità mi mostrò il suo cellulare. Come se potesse parlare per confermare la sua versione. &lt;br /&gt;Confesso che l’idea di essere stato fregato anche questa volta mi fece piombare nel più completo sconforto. Incominciavo a sospettare che tutti congiurassero contro di me. Persino Noura.&lt;br /&gt;Eppure lei sembrava dalla mia parte. Almeno a giudicare dall’espressione sconsolata e partecipe.&lt;br /&gt;“Senti, Giorgio, vuol dire che la vedrai domani … Intanto me lo dai un passaggio?”&lt;br /&gt;“Certo che te lo do. Almeno mi rendo utile.”&lt;br /&gt;In macchina continuammo il dialogo che avevamo iniziato il giorno prima. Un dialogo affettuoso e confidenziale. Come se ormai la nostra fosse  una complicità di lunga data.&lt;br /&gt;E quando lei mi chiese se avevo paura che Anna non mi volesse vedere, non seppi che cosa risponderle. Ci pensai un attimo e, mentre sorpassavo un carretto trainato da un asino, le risposi come se parlassi a me stesso: “ Bella domanda, davvero. E’ chiaro che   ho paura di sentirmi dire che è finita. Però me lo deve dire in faccia. Dimmi la verità, scommetto che l’hai vista . Ti ha detto  qualcosa, vero? Sembra proprio che tu conosca molto bene le sue intenzioni…”&lt;br /&gt;Noura sorrise mestamente. Poi scosse la testa e aggiunse: “ Ascolta Giorgio, tu  sai benissimo che lei non vuole incontrarti. Altrimenti ti avrebbe cercato, no?”&lt;br /&gt;Il discorso non faceva una piega. Stavo per replicare un po’risentito per la sua franchezza, quando un gatto grigio attraversò la strada e sfiorò il paraurti. “Attento!” gridò Noura . Sterzai bruscamente, riuscendo ad evitarlo per un pelo.&lt;br /&gt;“Vita difficile per i gatti tunisini. – feci io, asciugandomi il sudore dalla fronte con una manica della camicia.&lt;br /&gt;“ Non peggiore di quella degli uomini.- replicò lei- Da noi i gatti sono magri ma sono rispettati. Il Profeta amava molto i gatti. Lo sai che una volta, chiamato alla preghiera, per non svegliarne uno che gli dormiva sulla tunica, si tagliò una manica?”&lt;br /&gt; Non le risposi. Ero troppo assorto nei miei pensieri. Francamente in quel momento la sorte dei felini maghrebini era l’ultima delle mie preoccupazioni. &lt;br /&gt;Ma anche Noura sembrava pensierosa. Ero convinto che conoscesse Anna molto di più di quanto volesse darmi ad intendere.  E avevo la netta sensazione che facesse da tramite fra lei e me ma non ebbi il coraggio di chiederle altro.&lt;br /&gt;Noura, da parte sua, tacque finché non rientrammo a Monastir. &lt;br /&gt; Come il girono prima, parcheggiai nella piazzetta davanti al suo negozio. Scesi  dalla macchina, come se anche questa volta mi avesse tacitamente invitato. Entrati nel negozio, Noura scostò la tenda e mi fece strada su per le scale. Di nuovo mi ritrovai sul terrazzo e, infine, nel salotto di casa sua. Ma stavolta la tavola era apparecchiata. &lt;br /&gt; Senza una parola si mise a trafficare in uno stanzino accanto che doveva essere la cucina. Sentii aprire un rubinetto e udii distintamente un suono di tegami e di stoviglie. &lt;br /&gt;Poco dopo eravamo a tavola davanti a un grande piatto colmo di cous cous , carne e verdure. Ma prima volle che assaggiassi l’harissa con l’olio, le olive e il tonno. E rise di gusto quando le dissi che per me era troppo piccante. Alla fine della cena, quando ormai mi sentivo quasi in famiglia, mi tornarono in  mente le susine del giorno prima e le chiesi che fine avessero fatto. Allora lei andò in cucina e tornò subito con il piatto fra le mani. “El awina hzina” mormorò portandosi alle labbra una susina matura.  “El awina hzina” le feci eco, mordendone una anch’io. &lt;br /&gt;Mentre lasciavo la casa di Noura avvertii dentro di me una sorta di nostalgia che non seppi spiegarmi. Fuori dal caffè, il solito vecchio fumava con lo sguardo perso nel vuoto mentre la voce struggente del muezzin si perdeva lontano fra i portici ingombri di mercanzie, fra gli  antichi caravanserragli e i  cortili silenziosi della medina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VII&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina dopo, seduto ad un tavolo del Fly Coffee , avevo già preso la mia decisione.&lt;br /&gt;Le parole ambigue di Noura mi avevano fatto meditare. Avevo trascorso gran parte della nottata a fumare sul balcone. Osservando le ombre delle palme e ascoltando il canto dei grilli, ero giunto alla conclusione che la mia misteriosa amica aveva ragione. Era evidente che Anna aveva voluto chiudere la storia senza possibilità di appello. Altrimenti mi avrebbe potuto chiamare al telefono o mandarmi una e mail. Avevo con me il portatile e controllavo la posta ogni giorno, ma anche in rete Anna era desolatamente assente. Ormai mi rimaneva un’ultima possibilità ed ero deciso a sfruttarla. Non che avessi qualche speranza. Volevo semplicemente che fosse lei a togliermi ogni dubbio. Esigevo che mi dicesse in faccia che non mi voleva più. Allora me ne sarei andato, non dico contento ma ragionevolmente rassegnato. &lt;br /&gt;Già – mi dicevo mentre sorseggiavo il mio frullato di pesca – ormai era solo una questione di orgoglio. Possibile che il risentimento nei confronti di Anna fosse più forte della tristezza per averla perduta? E che ruolo aveva avuto l’amicizia con Noura nell’evoluzione dei miei sentimenti? Qui non sapevo che cosa rispondere. Una cosa era certa: avevo voglia di rivederla.&lt;br /&gt;Questa volta feci tutto con molta calma. Ormai la strada non aveva più segreti. Mi sembrava di conoscerne ogni tratto e guardavo con cordiale familiarità  i due cammelli che sonnecchiavano nella radura poco prima delle saline, i fenicotteri rosa e persino il toro legato al palo.&lt;br /&gt;Davanti alla fabbrica, come al solito, non si vedeva  anima viva. Eccetto una grossa berlina scura parcheggiata fra i bidoni di latta. &lt;br /&gt;Erano le tre in punto e non vedevo l’ora di vedere … Noura. Mi sorpresi a pensare che aspettavo con ansia più lei di Anna.&lt;br /&gt;E forse proprio perché non l’aspettavo più, questa volta Anna uscì per prima da uno dei  capannoni. Con un abito rosa e i sandali legati alle caviglie. E non era sola: camminava per mano ad un tipo robusto . I due avevano un’aria molto confidenziale. Diciamo pure che ostentavano una certa intimità, dal momento che  lei, dopo essere entrata nella berlina scura, si gettò fra le sue braccia e gli scompigliò i capelli con la mano. Dal mio punto di osservazione potevo vedere tutte le loro effusioni . Possibile che Anna non mi avesse visto? Forse aveva preferito far finta di non riconoscermi. O, magari, non aveva fatto caso a quell’estraneo vestito di lino che se ne stava in disparte ad aspettare chissà chi …&lt;br /&gt;Devo dire che quell’improvvisa rivelazione, invece di  sconvolgermi, mi infuse una calma impensabile. Era una sensazione quasi di sollievo, come se avessi fatto tutta quella strada per constatare quello che già sapevo. Aveva ragione Noura: ora finalmente potevo mettermi l’anima in pace! Già, e Noura che fine aveva fatto? Come mai tardava a sbucare dal solito vicolo fra le case ?&lt;br /&gt;L’aspettai per più di un’ora, sperando di veder spuntare il suo velo turchese fra la polvere. Intanto se ne erano andati anche gli ultimi operai. Non mi restava altro che tornare in città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi meccanicamente, appena entrato in Monastir, seguii d’istinto la strada che avevo imparato a conoscere.&lt;br /&gt;Quando parcheggiai l’auto nella piazzetta, il sole stava tramontando e il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera. Il caffè per soli uomini era stranamente deserto e la porta del negozio di Noura era chiusa.&lt;br /&gt;Bussai ripetutamente e la chiamai per nome. Stavo per andarmene quando la porta si aprì e apparve una donna anziana avvolta in un lungo abito nero .&lt;br /&gt;“Mi scusi, cerco Noura …” incominciai. Ma la donna non capiva. Allora cercai di farmi intendere con quel poco francese che sapevo: “Noura … Je cherche Noura …”&lt;br /&gt;Lei mi guardò come si guarda un marziano. Poi aprì  del tutto la porta e mi invitò ad entrare. Il negozio mi apparve freddo e desolato, anche se ogni cosa era al suo posto. La donna scostò la tenda e mi fece cenno di seguirla. Salimmo sul terrazzo ed entrai, in preda ad una crescente inquietudine,  nel salotto che ben conoscevo.  Mi confortò la vista del  piatto con le  susine che se ne stava tranquillo in mezzo al tavolo. &lt;br /&gt;“Aicha, Aicha … “ strillò all’improvviso la vecchia, facendomi sussultare sul divano sul quale mi aveva fatto sedere.&lt;br /&gt;Un istante dopo, dalla porta della cucina apparve una donna più giovane che si rivolse a me in italiano : “Sei italiano? Sei un amico di Noura?” mi chiese in preda ad un evidente turbamento.&lt;br /&gt;“Sì – feci io esitando – pensavo di trovarla alla fabbrica …”&lt;br /&gt;“ Quale fabbrica?” chiese lei perplessa.&lt;br /&gt;Nel guardarla più attentamente notai che assomigliava a Noura,anche se era meno giovane e meno bella di lei. Ebbi un’intuizione: “Scusa , sei la sorella di Noura? L’amica di Anna?”&lt;br /&gt;“Sì, sono sua sorella, ma non capisco … Perché conosci Anna?”&lt;br /&gt;“ Noura mi ha parlato di te – dissi in tono  confidenziale – e mi ha detto che lavori con la mia … amica Anna. &lt;br /&gt;“Non è possibile. - fece lei disorientata – Mia sorella non poteva conoscere Anna. Quando è successo, io e Noura eravamo a Rimini e Anna è qui da poco tempo ...”&lt;br /&gt;Forse c’era un equivoco. Magari la donna che avevo davanti non conosceva bene la mia lingua . Di sicuro mi aveva frainteso. Ormai in preda ad una crescente agitazione cercai di spiegarmi meglio: “ Scusami, vorrei solo sapere dove posso trovare la mia amica Noura”.&lt;br /&gt;Aicha sospirò, infine mi prese per mano e mi condusse sul terrazzo.”Là sta Noura – mi sussurrò indicando le pietre del cimitero, che apparivano più bianche sotto gli ultimi bagliori del tramonto.&lt;br /&gt;“ Ma che dici?” mormorai impietrito.&lt;br /&gt;Allora Aicha rientrò in salotto e mi fece sedere sul divano. Poi, sforzandosi di trovare le parole, mi spiegò che due anni prima sua sorella l’aveva seguita a Rimini, dove lei aveva già un lavoro. Nouraa era stata assunta come cameriera in un ristorante vicino al mare. &lt;br /&gt;“ Si stava bene a Rimini … la gente era cordiale e si guadagnava abbastanza – qui la voce di Aicha si spezzò -.  Poi Noura si mise con il padrone del ristorante ma lui aveva un’altra donna e quando lei lo seppe divenne molto … hzina … voglio dire triste … depressa, come dite voi. E un giorno prese tutte le pasticche  e non si svegliò più”. Aicha sospirò, abbassando la testa in silenzio.&lt;br /&gt;Mentre lei parlava, la guardavo esterrefatto. Mi sembrava di precipitare in una voragine o di avere le allucinazioni . Non ebbi la forza di chiederle altro. &lt;br /&gt;Aicha rimase male nel vedermi tanto addolorato: “L’avevi conosciuta al ristorante? Ti aveva dato il nostro indirizzo? Quello che hai visto era il negozio di parrucchiera che aveva prima di partire. Era meglio se lei rimaneva qui …”&lt;br /&gt; Poi, notando che guardavo come ipnotizzato il piatto delle susine, lo prese dal tavolo e me lo porse, invitandomi a prenderne una. Come un automa, scelsi quella che mi sembrò la susina più matura e mormorai : “El awina hzina”. &lt;br /&gt;“El awina hzina” ripetè Aicha, sorpresa. Poi sorrise con una dolcezza che mi  ricordò quella di Noura.&lt;br /&gt;A quel punto non avevo niente altro da chiedere. Salutai in fretta sia lei che la vecchia ed uscii dalla loro casa proprio mentre il muezzin finiva la sua litania. Entrai in macchina e percorsi, pervaso da una calma irreale, le strade del centro. &lt;br /&gt;Passai vicino al mausoleo di Bourguiba, superai quasi “in trance”un paio di semafori rossi e parcheggiai l’auto vicino all’albergo. Rigorosamente in divieto di sosta.&lt;br /&gt;Nella hall del Delphin Ribat, Tilde e Carla, tutte agghindate come per una sagra di paese, si intrattenevano civettando con l’animatore rasta, in attesa della cena.&lt;br /&gt;Salutai frettolosamente il ragazzo del bureau, afferrai la chiave della mia stanza e sgattaiolai su per le scale evitando l’ascensore per non dover salutare nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VIII&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In camera c’era odore di pulito. Come ogni giorno, la cameriera aveva  riposto il mio pigiama sul cuscino ripiegandolo a forma di ventaglio. Ma questa volta ci aveva appoggiato sopra anche  un fiore giallo. Aprii la finestra senza degnare di uno sguardo né la piscina né i suoi frequentatori notturni. Poi accesi una sigaretta e la fumai fino in fondo. Fino a farmi pizzicare la gola. Alla fine, mi spogliai lentamente e mi sdraiai sul letto senza indossare il pigiama, che spostai sull’altro cuscino, facendo ben attenzione a non rovinare la coreografia e a non sgualcire il fiore.&lt;br /&gt;Contrariamente a tutte le previsioni, quella notte dormii profondamente. Non ricordo nemmeno di aver sognato. Aprii gli occhi solo quando la prima luce filtrò dalle tende . Ma  mi girai subito dall’altra parte, lasciando che il sonno mi vincesse di nuovo. &lt;br /&gt;Solo quando mi sedetti al tavolo della colazione, in mezzo ai vassoi di croissant e alle tazze fumanti, mi tornarono nella mente le immagini del giorno prima. Per la prima volta mi resi conto di essere diventato, mio malgrado, il protagonista di una storia assurda. Una storia completamente illogica che mi faceva dubitare persino della mia salute mentale. &lt;br /&gt;Eppure ero sicuro di non essermi inventato niente. Ero pronto a giurare che quello che mi era capitato era tutto vero: gli incontri con Noura, la sua casa inquietante e misteriosa, le sue parole sfuggenti che mi avevano fatto meditare sulla mia inutile ricerca di Anna e anche la storia tragica che mi aveva raccontato Aicha. Tutto questo non poteva essere frutto della mia fantasia sovreccitata. Anche perché non ero affatto il tipo capace di  evocare fantasmi. No, sicuramente ci doveva essere una spiegazione razionale. Noura era una donna in carne ed ossa. Ci avevo parlato, avevamo mangiato insieme  e l’avevo persino toccata. Ma soprattutto era stata lei ad aprirmi gli occhi e a farmi accettare  la realtà. Prima di allora avevo evitato in ogni modo di mettermi in discussione: spiegavo ogni parola e ogni gesto di Anna in funzione dei miei desideri. Avevo un disperato bisogno di illudermi e di modellare la realtà come la volevo io. I sentimenti di Anna, i suoi dubbi e il suo indiscutibile addio non avevano nessuna importanza. C’era voluta Noura per farmi accettare l’idea che non si possono imprigionare le persone con la scusa che si amano. O si crede di amarle.&lt;br /&gt;Già, perché era stata proprio Noura a dirmi: “Non puoi costringere una persona ad amarti e non devi sprecare l’amore con chi non lo vuole più. E poi nemmeno tu  le vuoi più bene. La vuoi solo  perché credi che ti appartenga. . E’una storia chiusa, Giorgio, e per te se ne apriranno altre nuove. Non perdere più tempo altrimenti lo rubi a un’altra donna.”&lt;br /&gt; Mi sembrava di sentire ancora le sue parole . E  proprio ora che le avevo capite, avrei dovuto accettare l’idea che dovevo ringraziare un fantasma? Se avessi raccontato questa storia a qualche amico, avrebbe sicuramente invocato il trattamento sanitario obbligatorio. &lt;br /&gt;No, non potevo confidarmi con nessuno.&lt;br /&gt;Mancavano ancora altri tre giorni alla partenza. Prima, non c’erano altri voli . D’altra parte, devo ammettere che non mi dispiaceva affatto perché ormai quel posto era diventato un po’anche mio. Mentre passeggiavo per il mercato mi sembrava di aver sempre sentito quelle voci e quegli odori. Prima ancora che negli orecchi e nel naso, mi erano entrati nell’anima. Come se da sempre facessero parte di me. Era incredibile a dirsi ma mi sentivo più leggero. Come se un peso opprimente si fosse deciso a scivolarmi via dal cuore e dalla mente. Solo l’immagine di Noura mi metteva addosso uno struggente senso di mancanza, tanto che mi sorpresi più volte a cercarla  in mezzo alla strada. Ogni giovane donna che passava poteva essere lei. E ogni volta sentivo  accelerare i  battiti del cuore , finché la delusione prendeva il posto della speranza.&lt;br /&gt;Quei tre giorni passarono così, fra una cena da Giusy e una bevuta al Fly Coffee, fra una passeggiata  sul lungo mare e una salita al Ribat. L’unico posto dove non ritornai più fu la piazzetta della medina dove c’era la casa di Noura. Sapevo che non mi sarei più avvicinato a quel posto e ne rimasi volutamente lontano.&lt;br /&gt;Finalmente venne il momento della partenza. Mi ritrovai di nuovo all’aeroporto in attesa del cheek in , confuso fra la folla dei soliti turisti che avevano viaggiato con me una settimana prima. Riconobbi il signore brizzolato, la coppia in viaggio di nozze, i bambini rompiscatole stavolta armati di cammelli di plastica e il solito babbo abbronzato come un portuale livornese. E naturalmente Tilde e la sua amica Carla, che salutavano malinconiche il loro animatore rasta , promettendogli di tornare a Pasqua. &lt;br /&gt;Mentre aspettavo in coda al controllo dei documenti, un presentimento improvviso mi spinse a guardare meglio in cima alla fila. Fu allora che intravidi  una macchia turchese confusa fra mille altre di vari colori. Il cuore mi incominciò a battere forte. Con un balzo lasciai la fila e cercai di avvicinarmi alla ragazza che portava il velo di quel colore. La potevo vedere solo di spalle. Cercai allora di avvicinarmi a lei ma quelli che avevo davanti mi guardarono male e si strinsero a falange pensando che volessi infiltrarmi per passare avanti. Fu questione di un attimo. La ragazza con il velo turchese si girò improvvisamente e … la vidi. Sono sicuro che mi abbia sorriso. Addirittura mi parve che mi strizzasse un occhio. Era lei, Noura! Lo sapevo che non mi avrebbe lasciato andare così, senza un saluto. Feci per raggiungerla ma il suo velo turchese scomparve  nella calca. E non la vidi più. &lt;br /&gt;Poco dopo, seduto nella mia poltrona, guardavo dal finestrino la coda dell’aereo che si muoveva lentamente iniziando il decollo. &lt;br /&gt;Mi sentivo più tranquillo ora che l’avevo vista di nuovo. Ora sapevo che non mi ero inventato niente. E capivo finalmente anche il senso di quell’incontro.&lt;br /&gt;Ero ancora accaldato e avevo sete. Aprii lo zainetto che tenevo sulle ginocchia. Ma, nel cercare con la mano la bottiglietta dell’acqua minerale,  toccai qualcosa di sferico e di morbido che mi lasciò interdetto: era una susina. La tolsi dallo zaino e la riconobbi subito.  Colto da un’improvvisa sensazione di serenità, l’addentai proprio mentre l’aereo si staccava da terra , mormorando fra me e me: “El awina hzina”. Quel frutto aveva un sapore che mi era familiare: quello della nostalgia e della consapevolezza, del rimpianto e della consolazione. &lt;br /&gt;Mentre l’aereo si immergeva in mezzo alle nuvole , il signore brizzolato che sedeva a fianco mi sorrise sotto i baffi con uno sguardo d’intesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7537880374958849210?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7537880374958849210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7537880374958849210&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7537880374958849210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7537880374958849210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/un-racconto-inedito-dedicato-alla.html' title='UN RACCONTO INEDITO DEDICATO ALLA TUNISIA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-8465175427422680273</id><published>2011-01-21T07:46:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:51:05.591-08:00</updated><title type='text'>"AL HORIYA"(LA LIBERTA')</title><content type='html'>"PAROLE PER STRADA" E' UNA RACCOLTA DI BREVISSIMI RACCONTI CHE HANNO PER TEMA "IL RECIPROCO RISPETTO TRA I POPOLI E LE CULTURE CONDIZIONE INDISPENSABILE PER OGNI RELAZIONE DI AMICIZIA E DI PACE (ED. IL FURORE DEI LIBRI, COPERTINA DI BRUNO ZAFFONI)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Al horiya” (“La libertà”)&lt;br /&gt;E’ una torrida mattina di luglio quando mi avvio sul lungomare assolato di Monastir.Confusa in mezzo alla folla colorata, cammino sull’asfalto rovente e mentre supero banchetti di mandorle sgusciate e bambini carichi di mazzetti di gelsomini , non posso fare a meno di pensare alla bizzarria del caso. &lt;br /&gt;Sono passati solo sei mesi dalla festa di nozze più allegra della mia vita e ora eccomi di nuovo qui. In mezzo all’odore intenso e inebriante delle spezie, all’ombra delle possenti mura del Ribat  nonché  in balia di questo pericoloso  esercito di taxi gialli che sfrecciano veloci, incuranti di ogni codice della strada.&lt;br /&gt;Superata la medina , in fondo a un dedalo di vicoli, spuntano all’improvviso le mura bianche del liceo privato “Al horiya”. &lt;br /&gt;In mezzo a tante dimore fatiscenti, le finestre dipinte di rosa e la  targa di ottone  sulla porta  fanno proprio uno strano effetto. &lt;br /&gt;Il professor Hammouda mi viene incontro, mi abbraccia con calore e mi accompagna a visitare la sua scuola appena ristrutturata. Nel vedere le aule dipinte di fresco, i banchi con i computer e la bandiera che sventola in mezzo al cortile, mi sento orgogliosa anch’io. Non solo perché sono un’insegnante ma anche perché mi piacerebbe vedere le facce stupite di quei miei connazionali che sei mesi fa si sono tanto scandalizzati per la scelta di mia figlia. Sì, vorrei che fossero tutti qui e ammettessero che “Al horiya” è una gran bella scuola e che mio genero è un professore davvero in gamba.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-8465175427422680273?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/8465175427422680273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=8465175427422680273&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/8465175427422680273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/8465175427422680273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/al-horiyala-liberta.html' title='&quot;AL HORIYA&quot;(LA LIBERTA&apos;)'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-7797021932752734717</id><published>2011-01-21T07:45:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:46:17.149-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmqRiIzliI/AAAAAAAAAGs/dm8blipswV8/s1600/parole%2Bper%2Bstrada%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmqRiIzliI/AAAAAAAAAGs/dm8blipswV8/s320/parole%2Bper%2Bstrada%2B1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564666032791197218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7797021932752734717?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7797021932752734717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7797021932752734717&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7797021932752734717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7797021932752734717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/blog-post_8500.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmqRiIzliI/AAAAAAAAAGs/dm8blipswV8/s72-c/parole%2Bper%2Bstrada%2B1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-8459582018535079658</id><published>2011-01-21T07:42:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:45:22.591-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>VIII&lt;br /&gt;                        Per chi suona la ghironda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Monna Lucrezia è una sognatrice. Sogna fin da quando era bambina e lo fa per sfuggire a una realtà  che le appare  priva di ogni diletto.&lt;br /&gt; Vanni, con le sue invenzioni, la fa sentire straordinariamente  viva. Ma, soprattutto, la incuriosisce con il racconto fantastico di quello che ha visto. O meglio, che ha  immaginato di vedere. Lei ha compreso subito che le sue avventure sono in gran parte il frutto della sua fertile fantasia ma le piace  quel suo modo spontaneo e accattivante di raccontare le storie. Storie alle quali lei non crede affatto ma che le piacciono proprio perché sono impossibili. Anche quando lui le mormora parole d’amore, Lucrezia sa benissimo che non sono farina del suo sacco ma ride di un riso argentino che rompe il silenzio delle sale deserte della Smilea. &lt;br /&gt;“Lussuria è causa della generazione. Gola è mantenimento della vita .” le sussurra il pittore, mentre la bacia sul collo nel calore soffocante del fienile o all’ombra del fico, spacciando per suoi  quelli che sono invece  pensieri del suo amico Leonardo.  &lt;br /&gt; Vanni si è offerto di farle un ritratto e il Panciatichi, impietosito dai suoi abiti sdruciti e dalla sua magrezza, ha finito per commissionargli il quadro. In verità, lo hanno convinto soprattutto le preghiere di Lucrezia, che, poverina, si annoia a morte  relegata in quella campagna che non conosce altra musica che il canto dei grilli, né altra danza al di fuori di quella dei fuochi che ardono  in mezzo alle stoppie.                      &lt;br /&gt;Messer Simone sa di essere  anziano e troppo preso dai suoi traffici per soddisfare quella giovane moglie inquieta e tanto diversa dalle donne della sua famiglia. Solo ora si rende conto che ha sbagliato a sposarla. Ma è tardi. Inoltre non vuole dare soddisfazione ai suoi parenti che tanto hanno osteggiato quest’unione con una donna di famiglia nemica. &lt;br /&gt;Così, quando lei, arrossendo come una bimba scoperta a rubare le ciliegie, gli racconta quello che Vanni le mormora mentre le fa il ritratto nella penombra della torre, messer Simone scuote la testa e si lascia  prendere dalla malinconia. Allora, per farla sorridere, le promette che prima della fine dell’estate inviterà  ospiti illustri e musicanti. E farà una grande festa di cui lei sarà la regina. &lt;br /&gt;Vanni, dal canto suo, non si rende conto che Messer Simone non si fa ingannare  dalle sue lusinghe e che non è così stolto da credere che un giorno lui lo renderà famoso insieme alla sua sposa, rappresentandolo in un ritratto che farà concorrenza a quello che un pittore fiammingo  ha fatto molti anni prima al mercante Arnolfini e a sua moglie. &lt;br /&gt;Al Panciatichi non sfuggono certo gli sguardi complici che il giovane rivolge a sua moglie mentre  suona per lei una vecchia ghironda che ha trovato in un baule. E non gli sfugge nemmeno la frenesia che agita le gambe di Lucrezia: l’allegria  che  si sprigiona dallo strumento le fa venir voglia  di danzare a piedi nudi.  Lo farebbe volentieri, se non fosse una tentazione del diavolo.&lt;br /&gt;Simone comprende e la contempla in silenzio. Pur temendo la vitalità della moglie, sa che la sua saggezza senile  deve allontanargli  dal cuore  ogni ombra di gelosia. Quello che prova è semmai un sentimento di compassione, unito al rimpianto per la sua giovinezza ormai fuggita. Per questo è così magnanimo da lasciare che Lucrezia si inebri del calore del meriggio e che il rosso dei suoi riccioli si confonda  nei campi con  il rosso dei papaveri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-8459582018535079658?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/8459582018535079658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=8459582018535079658&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/8459582018535079658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/8459582018535079658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/viii-per-chi-suona-la-ghironda-monna.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6400366699558737844</id><published>2011-01-21T07:41:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:42:36.355-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmpZ6dBA1I/AAAAAAAAAGk/QQHFygU6uFU/s1600/Copertina%2BIl%2Bsospiro%2Bdi%2BMonna%2BLucrezia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmpZ6dBA1I/AAAAAAAAAGk/QQHFygU6uFU/s320/Copertina%2BIl%2Bsospiro%2Bdi%2BMonna%2BLucrezia.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564665077245739858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6400366699558737844?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6400366699558737844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6400366699558737844&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6400366699558737844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6400366699558737844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/blog-post_1490.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmpZ6dBA1I/AAAAAAAAAGk/QQHFygU6uFU/s72-c/Copertina%2BIl%2Bsospiro%2Bdi%2BMonna%2BLucrezia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6755485926476877914</id><published>2011-01-21T07:37:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:41:34.647-08:00</updated><title type='text'>VENERDI' 21 GENNAIO ALLA VILLA SMILEA DI MONTALE ALLE ORE 21,00</title><content type='html'>DOPO CHE ANDREA DAMI AVRA' PRESENTATO L'ISTALLAZIONE "PASSATO-PRESENTE" NELLA TORRE NORD DELLA SMILEA, NEL SALONE DELLE FESTE, CRISTINA BIANCHI PRESENTERA': "IL SOSPIRO DI MONNA LUCREZIA" OVVERO LA STORIA DELLA DAMA VELATA DEL CASTELLO VILLA SMILEA.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6755485926476877914?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6755485926476877914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6755485926476877914&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6755485926476877914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6755485926476877914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/venerdi-21-gennaio-alla-villa-smilea-di.html' title='VENERDI&apos; 21 GENNAIO ALLA VILLA SMILEA DI MONTALE ALLE ORE 21,00'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-1241364688843644570</id><published>2011-01-21T07:35:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:36:51.324-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmn_DbgIfI/AAAAAAAAAGc/Qbay1rzeWvQ/s1600/cena%2Btranquillona.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 247px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmn_DbgIfI/AAAAAAAAAGc/Qbay1rzeWvQ/s320/cena%2Btranquillona.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564663516287214066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-1241364688843644570?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/1241364688843644570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=1241364688843644570&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1241364688843644570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1241364688843644570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/blog-post_7632.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmn_DbgIfI/AAAAAAAAAGc/Qbay1rzeWvQ/s72-c/cena%2Btranquillona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2705150688801883939</id><published>2011-01-21T07:32:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:34:51.238-08:00</updated><title type='text'>CENA ALLA TRANQUILLONA: SPETTACOLO DELLA COMPAGNIA  ACQUAINBOCCA</title><content type='html'>GLI ATTORI HANNO RECITATO:"lE MULES E IL LEON"(DALL'ANTOLOGIA "RISO NERO" A CURA DI GRAZIANO BRASCHI,ED. DELOS), "l'ULTIMO EUROSTAR PER ANNA K" E "PROFONDO ROSSO"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-2705150688801883939?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/2705150688801883939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=2705150688801883939&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2705150688801883939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2705150688801883939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/cena-alla-tranquillona-spettacolo-della.html' title='CENA ALLA TRANQUILLONA: SPETTACOLO DELLA COMPAGNIA  ACQUAINBOCCA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-9039967177695211751</id><published>2011-01-21T07:30:00.001-08:00</published><updated>2011-01-21T07:30:31.483-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il cappotto del babbo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I&lt;br /&gt;Una valigia coperta di polvere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Suono al cancello della villetta alle quattro di un assolato pomeriggio d’agosto. &lt;br /&gt;Il giardino è immerso nel silenzio, rotto soltanto dal frinire di qualche cicala. Per un attimo, mi coglie l’atroce dubbio di aver sbagliato l’ora o, addirittura, il giorno dell’appuntamento. Mi giro verso la collina di Lucciano, costellata di cipressi  e non posso fare a meno di pensare che non sembra nemmeno di essere a Quarrata. Potrei trovarmi  – perché no? – nel quadro di qualche macchiaiolo minore. Un pittore capace di cogliere l’allegria pomeridiana dei casolari toscani. Quei casolari di pietra che sbucano in mezzo al manto argentato degli ulivi, solcato soltanto da qualche  viottolo  sassoso.&lt;br /&gt;Alle mie spalle si estende il parco della Màgia, con la villa medicea nascosta nel verde,  immersa nel silenzio, dietro una specie di limonaia. E’ uno scenario vivo, anche se sembra assopito  sotto il sole abbacinante di agosto.&lt;br /&gt; Finalmente si apre la porta. Silvana mi saluta, con una  gentilezza pacata ma festosa. Allora capisco di essere attesa. Non ho sbagliato giorno.&lt;br /&gt; Franca mi accoglie nell’ingresso, dietro la sorella. Mi dà la mano con una stretta cordiale. Senza ombra di formalismo. &lt;br /&gt;Comprendo subito che la mia non sarà solo una visita di cortesia e che le sorelle Nannini non si limiteranno a  mostrarmi la loro casa. In realtà, fin dai primi gesti, mi rendo conto, con una sorta di pudico timore, che sto per entrare in un luogo speciale, nel quale il passato rivive nel presente attraverso una sorta di comunione affettiva fra i vivi e coloro che non ci sono più. &lt;br /&gt;Mi sorprendo a pensare  che  in quella villetta ordinata ed elegante, si respira  proprio quella che il Foscolo chiamava  “celeste corrispondenza di amorosi sensi”. Ma forse è solo una deformazione professionale da insegnante di lettere. &lt;br /&gt;“Questa casa l’ha fatta costruire il babbo, con una cooperativa dell’ INA CASE. Volle tornare fra le colline dove era nato . Gli piaceva tanto coltivare il podere, andare a caccia, fare il vin santo …”&lt;br /&gt;Silvana e Franca parlano a turno del babbo. Lo fanno  in perfetta simbiosi, integrando i reciproci ricordi  con una profonda empatia.  La loro è una serenità che sorprende. Ma ancora di più sorprendono questa sintonia e questo accordo tacito nel rievocare la loro infanzia con discrezione ma anche con spontanea vivacità. &lt;br /&gt;Franca e Silvana sono capaci di far rivivere i loro cari attraverso gli aneddoti ma, soprattutto, attraverso gli  oggetti personali.  Appena entrata,  ho avvertito subito questa sottile complicità che accompagna garbatamente le parole e i gesti di queste  “ due ragazze della prima metà del secolo scorso”, come esse stesse amano definirsi,  non senza una punta di affettuosa ironia.&lt;br /&gt;Confesso che me le immaginavo diverse le sorelle Nannini, influenzata  sicuramente da consolidati stereotipi.&lt;br /&gt;Invece, mi trovo davanti due  signore colte e informate, che mi mostrano con orgoglio un esercito di  libri perfettamente  schierati nei numerosi scaffali. Ammiro, non senza una sincera invidia, i volumi ben ordinati e senza tracce di polvere. Mi stupisco della presenza di molti saggi e romanzi recenti accanto ai classici perfettamente conservati  e ai vecchi volumi degli anni ’50 e ’60. Franca parla di alcuni autori italiani e stranieri e scopro che abbiamo in comune molti gusti letterari . Soprattutto, alcune antipatie.&lt;br /&gt;Silvana, invece, richiama la mia attenzione sul pianoforte,  per aggiungere subito dopo, con un velo di rimpianto: “E’ tanto che non lo suono. Avevo incominciato a sette anni . Finite le scuole medie, il babbo mi fece scegliere . Decisi di continuare lo studio della musica e di prepararmi per il Conservatorio. Allora eravamo a Genova. Purtroppo, quando tornammo a Quarrata, abbandonai il pianoforte e incominciai a lavorare. Fu in quel periodo che Franca  lasciò l’università.”&lt;br /&gt;Ma, nonostante il sogno irrealizzato del Conservatorio, si capisce che Silvana , come del resto la sorella, è orgogliosa, a distanza di molti decenni, di non rinnegare nessuna delle sue scelte. Si ha l’impressione che le sorelle Nannini non vivano affatto di rimpianti . Anzi, la loro casa, pur conservando gelosamente le tracce di un tempo che non c’è più, emana una sensazione palpabile fatta di passioni e di interessi concreti. Si capisce subito che chi la abita non  ha scelto di  richiudersi a vagheggiare il passato ma ha consapevolmente deciso di partecipare con impegno  ai drammi del presente.&lt;br /&gt;Quando sono arrivata, nel salone a vetri c’era il televisore acceso . Franca stava guardando le Olimpiadi di Pechino . E, prima di spegnerlo ha fatto entusiasticamente il tifo per un atleta giamaicano sul punto di tagliare il traguardo. Mi è dispiaciuto interromperle lo spettacolo, anche perché non avrei mai immaginato che questa asciutta signora di settantatre anni,  dall’aspetto austero e quasi monastico, fosse capace di appassionarsi a una gara sportiva alla stregua di  un’adolescente.&lt;br /&gt;Continuiamo il pellegrinaggio attraverso le stanze silenziose, mentre un gatto ci osserva imperturbabile dalla comoda postazione del divano del salone. Un altro ci incrocia nell’ingresso ma non sembra turbato dalla mia estranea presenza.  &lt;br /&gt;Osservando le molte immagini sacre e i libri di devozione sparsi per le stanze, si potrebbe pensare che queste due pie donne passino le loro giornate a recitare rosari. E invece scopro dai  loro commenti, talvolta polemici, che la loro  partecipazione alle problematiche religiose è vivace e sofferta.   &lt;br /&gt;“Come si può continuare a pensare che la guerra risolva i problemi?” si chiede indignata Silvana. Franca le fa eco con un duro giudizio sui moderni imperialismi che si nascondono dietro ipocrite bandiere di democrazia.&lt;br /&gt;Mi sembra proprio che queste due sorelle, lungi dal  richiamare alla mente le figure evangeliche di  Marta e Maria , assomiglino piuttosto a un Erasmo da Rotterdam e  a un  Don Milani.&lt;br /&gt;Fra i tanti dipinti e le numerose litografie appese alle pareti, mi colpisce un quadretto dal gusto vagamente naif. Raffigura una monachella con il suo largo copricapo bianco e una tunica celeste che guida sulle strisce pedonali  una fila di bambine tutte vestite di rosa.&lt;br /&gt;Non so perché ma mi pare che il pittore abbia espresso alla perfezione il clima di composta fiducia che si respira in queste stanze … &lt;br /&gt;Mentre entriamo in camera, avverto la netta sensazione che la presenza del maresciallo Giuseppe Nannini, classe 1902, aleggi come un nume tutelare in ogni angolo della casa. E non solo  nel salone a vetri , che lui stesso ha voluto così perché si affacciasse sulle sue colline. &lt;br /&gt;La sua è una presenza che si avverte quando Franca mi mostra, con l’amorosa attenzione di una vestale, la foto che  ritrae il giovane maresciallo dei carabinieri con la moglie, poco prima della guerra. Sembrano una coppia da cinematografo: lui, con l’aria vagamente baldanzosa, lei, graziosa, con l’onda liscia dei capelli che le ricade sulla fronte. E ancora si impone quando Silvana, sorridendo con una dolcezza quasi infantile, mi  fa entrare nel salottino con il grande camino in pietra serena, emblema di una solidità morale propria di altri tempi. &lt;br /&gt;“ Guarda – osserva con fierezza - questa è la sua sciabola d’ordinanza e questo è il suo fucile da caccia. Lo sai che mi portava con sé quando andava al cinghiale?” Silvana parla lentamente, con la voce velata di tenerezza.&lt;br /&gt;Confesso che mi fa un po’ sorridere l’idea di questa signora mite e pacifista che si arma fino ai denti per seguire il babbo sui sentieri scoscesi dietro alle prede …&lt;br /&gt;Ma Franca ha una gran voglia di incominciare il racconto. Non prima, però, di avermi mostrato i preziosi ricordi che tiene custoditi in soffitta. &lt;br /&gt;Così usciamo in giardino e mentre saliamo su per le scale esterne, le vigne e gli ulivi  tornano  ad essere protagonisti della storia.&lt;br /&gt;“Il babbo veniva da laggiù, dalle colline di Lucciano. La sua era una famiglia di contadini e, siccome  c’era tanta miseria, i nonni erano emigrati fino in Brasile. Ma non avevano avuto fortuna e, dopo pochi anni erano tornati al paese. Il nonno Carlo era un uomo semplice ma non si stancava mai di imparare. Figurati che conosceva a memoria tanti versi della  Divina Commedia e anche  dell’ Orlando furioso.“&lt;br /&gt;Non posso fare a meno di immaginare, come in una specie di quadro fiammingo, la figurina del maresciallo bambino, nelle lunghe serate delle veglie contadine, accucciato accanto al focolare. Chissà come sarà rimasto turbato dalla fine atroce del conte Ugolino! O come si sarà impietosito ascoltando il racconto della sventurata Pia de’Tolomei …&lt;br /&gt;Trovo che abbia dei tratti epici la figura di questo nonno Carlo, che, mentre potava gli ulivi e dava il rame alle viti, si soffermava  a declamare le terzine dantesche e le ottave dell’ Ariosto. &lt;br /&gt;Sicuramente, nella fantasia infantile di Giuseppe, le gesta  degli eroi evocati dal padre lo avranno invitato a partire con la mente  verso altri mondi, dopo aver saltato la siepe di lauro che delimitava il podere di Lucciano.&lt;br /&gt;Così, anche senza navigare in Internet, il penultimo dei sette  figli di Carlo  Nannini, era capace di immaginarsi un futuro affrancato dalla miseria.&lt;br /&gt;Il filo dei miei pensieri viene bruscamente interrotto da  Silvana, la quale mi mostra con evidente orgoglioso quello che rimane della cantina del babbo: una doppia fila di fiaschi scuri e polverosi, allineati come soldatini su una mensola piena di tarli  addossata a una  parete. &lt;br /&gt;“ Un tempo c’erano anche i caratelli per il vin santo. Il babbo lo faceva da sé. Ma, da quando è morto, nessuno ha più aperto un fiasco .” mi spiega Silvana, visibilmente commossa.&lt;br /&gt;“ Ora sarà diventato aceto …” aggiunge dispiaciuta la sorella.&lt;br /&gt;Ma il ricordo più toccante sta chiuso in una vecchia valigia, tutta coperta di polvere, che Franca tira giù da uno scaffale con religiosa attenzione. Le due “ragazze del secolo scorso” l’aprono all’unisono, come se temessero che l’aria stessa potesse dissolvere quell’oggetto così prezioso. &lt;br /&gt;Sono incuriosita, anche se so già di che cosa si tratta. &lt;br /&gt;“Ecco, questo è il cappotto che portava il babbo in Albania, quando, dopo l’8 settembre del ’43,  i soldati tedeschi lo disarmarono e lo portarono via insieme a tanti altri. Finirono tutti in Germania, nel Gemeinschafts lager di  Brema. E  con questo stesso cappotto tornò a casa dopo due anni di prigionia”. La voce di Silvana si incrina per l’emozione.  &lt;br /&gt;E’ un vecchio cappotto grigio - verde, consumato e sdrucito in più punti. Sulle spalle c’è una scritta fatta con la vernice rossa: IMI , che significa “internato militare italiano”. E’ un oggetto che parla da solo, senza bisogno di commenti. Chissà quante volte le sorelle Nannini lo avranno spiegato e ripiegato nel corso di questi lunghi anni … &lt;br /&gt;Lo tocco anch’io, con un gesto timoroso e pieno di pudore, consapevole che quella stoffa che ha resistito a tanta disperazione, è più preziosa della reliquia di un santo medievale. E come una reliquia lo hanno conservato le figlie. Addirittura, con un gesto di infinita tenerezza, hanno cercato di difenderlo deponendo strategicamente in fondo alla valigia, alcune sottili foglietti di i antitarme. Come per preservare l’ultima tenace testimonianza di un’ inconcepibile  tragedia individuale e collettiva. &lt;br /&gt;Insieme al cappotto ci sono altri due indumenti, o meglio quello che resta di essi: un tascapane e una giacca striminzita, che gli americani  consegnarono a Giuseppe, subito dopo la sua liberazione. &lt;br /&gt;Franca ha le lacrime agli occhi. E non cerca nemmeno di nasconderle :“Guarda com’è piccola. Starebbe a un bambino … E dire che il babbo era un pezzo d’uomo ! Quando tornò era irriconoscibile e i capelli gli erano diventati tutti bianchi.” &lt;br /&gt;Ecco, ora, finalmente, capisco il motivo per cui quest’uomo è ancora così presente nei pensieri delle figlie e fra le mura della sua casa. E perché la sua presenza, lungi dall’essere inquietante, è piuttosto quella, rassicurante e affettuosa, di una specie di  Lare domestico. E al tempo stesso, sembra imporsi come un testimone che non vuole in nessun modo  essere dimenticato, affinché la sua storia serva a dar voce anche a quei tanti che non sono più tornati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-9039967177695211751?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/9039967177695211751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=9039967177695211751&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/9039967177695211751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/9039967177695211751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/il-cappotto-del-babbo-i-una-valigia.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-185337269567478261</id><published>2011-01-21T07:25:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:29:25.448-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmmRsj57lI/AAAAAAAAAGU/vNKC8JG6TMI/s1600/SORELLE%2BPECORINI.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 73px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmmRsj57lI/AAAAAAAAAGU/vNKC8JG6TMI/s320/SORELLE%2BPECORINI.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564661637542702674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE FIGLIE DEL BABBO: CARLA E LUCIANA PECORINI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-185337269567478261?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/185337269567478261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=185337269567478261&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/185337269567478261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/185337269567478261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/le-figlie-del-babbo-carla-e-luciana.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmmRsj57lI/AAAAAAAAAGU/vNKC8JG6TMI/s72-c/SORELLE%2BPECORINI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2607230676864341827</id><published>2011-01-21T07:15:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T07:16:14.501-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmjN33cD8I/AAAAAAAAAF8/OF_QtDVUsgA/s1600/MDSC00396.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; 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Laura Vignali&lt;br /&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia insignificante  esistenza di insegnante precario   sembrava ormai avviata sui binari della monotonia, quando, per un casuale gioco di graduatorie, il destino volle che  dall’estremo nord fossi catapultato nella tranquilla provincia toscana. In realtà, devo dire che l’incarico annuale di Lettere al liceo classico di Pistoia non mi dispiacque affatto. Ero stanco di svegliarmi in mezzo alle montagne e di andare a letto con le galline, senza la possibilità di frequentare qualche cinema d’essai, un teatro,   o anche la sala da biliardo in un bar che non chiudesse alle nove di sera. L’unico dispiacere era la separazione, speravo momentanea, dalla mia collega di educazione fisica Antonella De Rosa, anche lei confinata al liceo classico di Sondrio, dove l’avevo conosciuta e apprezzata per le sue straordinarie doti umane ma soprattutto per la sua  avvenenza tipicamente mediterranea. &lt;br /&gt;Ad essere sinceri, la nostra relazione era apparsa fin dall’inizio piuttosto problematica, dal momento che la mia aspirante fidanzata era già impegnata. E fin qui non ci sarebbe stato niente di male. Il problema era che  il compagno di Antonella, tale Giammarco Rotella,titolare di una palestra di arti marziali a Secondigliano, oltre ad essere geloso, aveva tutta l’aria di essere anche piuttosto permaloso. Almeno a giudicare dalle denunce per rissa e lesioni personali che onoravano la sua fedina penale.&lt;br /&gt;Insomma, avrete capito che vivo da solo non per scelta ma per necessità. Questo spiega  il perché , appena arrivato a Pistoia, invece di prendere in affitto un  monolocale da single, mi fossi lasciato affascinare  dall’aria familiare e vagamente fuori moda di un terra-tetto vicino al centro storico. Si trattava di una di quelle villette , in  stile liberty povero, con tanto di giardinetto  con la  palma coloniale e il terrazzino di pietra un po’ scalcinata.&lt;br /&gt;In agenzia, quando avevo firmato il contratto di affitto dicendo che ero solo, l’impiegata mi aveva guardato con un certo stupore. Il titolare, invece, mi aveva ammiccato con sguardo complice, immaginando chissà quali festini e orge fra precari debosciati.&lt;br /&gt;Così, in una tiepida mattina di settembre, struggendomi al pensiero di Antonella che correva in tuta per i sentieri della Valtellina, mi insediai  nella villetta di viale De Sanctis, trascinando due valigie stracolme di grammatiche e di romanzi gialli , oltre ad una cesta  nella quale stava mollemente adagiato il mio vecchio amico Catullo. Naturalmente avrete già capito che  si trattava di un gatto. Nero , per la precisione. E non aveva affatto l’aspetto di un poeta. Semmai poteva essere comodamente scambiato per un vecchio pascià ottomano che, lungi dall’aver dimenticato le arti della guerra, si godeva in santa pace la meritata pensione.&lt;br /&gt;Dopo aver infilato la chiave nella serratura, nello stesso istante in cui  mi accingevo ad entrare ufficialmente nella mia nuova dimora, una voce un po’ rauca ma gentile proveniente dal villino accanto,  mi fece sobbalzare: “Benvenuto, professore … Lei è un professore, vero?”&lt;br /&gt;L’anziana signora che mi aveva rivolto la parola  sembrava un personaggio di altri tempi. Di sicuro il suo abbigliamento austero e un po’ dimesso era molto in sintonia con il viale, nel quale aleggiava una certa aria di riservato perbenismo. Almeno a giudicare dalle persiane chiuse o accostate e dai gerani ben curati che sbucavano fra le inferriate delle finestre.&lt;br /&gt;A quel punto non mi rimase altro che posare i bagagli e presentarmi alla mia nuova vicina, cercando istintivamente di conformarmi il più possibile al prototipo di rispettabile professore che piace  tanto alle signore di una certa età. Non so francamente se ci riuscii o meno, dato che avevo la barba di tre giorni e la camicia con i polsini consumati.&lt;br /&gt; Comunque, dopo questo primo frettoloso approccio, la signora Leda Pagnini – così si chiamava la mia vicina - , sembrò prendermi in simpatia, tanto che un pomeriggio, vedendomi tornare affranto da un interminabile collegio docenti, mi invitò inaspettatamente a prendere un caffè da lei.&lt;br /&gt; L’ingresso del villino della Leda era permeato di inquietante familiarità. Sembrava uscito pari pari dai versi di un poeta crepuscolare:  pareti verdoline con  cornici di stucco sul soffitto, pesante lampadario in ferro battuto in puro stile sepolcrale inglese, poltroncina color rosso cardinale e cassettone con specchiera e gondola veneziana. Non mancavano neppure i ritratti degli antenati attaccati alle pareti, severi e composti nel loro abito della festa: arcigne matrone accanto a fanciulline ricciolute  vestite di gale e a distinti signori con i baffi arricciati che guardavano impettiti verso un punto lontano .&lt;br /&gt;“Mi scusi tanto, professore, se non l’ho invitata prima– esordì la mia vicina –  ma qui da me non viene mai nessuno. Sa, praticamente, io sono vedova da sempre. Voglio dire che mio marito morì in guerra, pochi mesi dopo le nozze e io non me la sono mai sentita di rimpiazzarlo. Oddio, ad essere precisi, il povero Osvaldo  risulta ufficialmente disperso, ma, visto che non è più tornato, tutti l’hanno dato per morto. Ed io per prima.”&lt;br /&gt; La Leda sospirò mandando indietro un  ciuffetto di capelli bianchi che portava tagliati  a caschetto. Proprio come certe donne nelle cartoline del primo Novecento. Poi, sorridendo con un’espressione volutamente ingenua, soggiunse: “ Lei non crede che, se fosse stato vivo, sarebbe tornato?”&lt;br /&gt; “Sicuramente. - replicai un po’ impacciato, mentre , seduto sul divano del salotto buono, rigiravo fra le mani una tazzina decorata con la torre di Pisa e il Colosseo, senza trovare il coraggio di ingurgitare la brodaglia scura nella quale galleggiavano i fondi di quello che sembrava un orzo dei tempi di guerra.&lt;br /&gt; “Lo vuole un biscottino?” – mi chiese  la Leda con impeccabile cortesia.&lt;br /&gt; Non ebbi il coraggio di rifiutare le “marie”, che mi offrì dopo averle garbatamente adagiate sul centrino di un vassoio d’argento. A quel punto, nonostante il mio proverbiale cinismo, non potei fare a meno di farmi invadere da una vampata di tenerezza, nel veder riaffiorare inaspettatamente quell’antico  biscotto della mia infanzia. Un biscotto in grado di evocare sensazioni ormai dimenticate.  Insomma, mi sentivo un po’ come Proust quando ingurgitava una  madeleine dopo l’altra e gli tornava in mente il tempo perduto . Ma forse  il confronto suonava un po’ pretenzioso .&lt;br /&gt; Il fatto era che, invece di starmene disteso sul letto di casa mia a fumare e a leggere Simenon, mi trovavo  ostaggio di un’anziana vedova dall’aspetto educato e fuori moda, che, fra l’altro, mi incominciava ad incutere anche un inspiegabile disagio. E più ci pensavo e più la Leda assomigliava alla signorina Felicita di gozzaniana memoria. &lt;br /&gt;Non per essere pedante - come mi fa sempre notare Antonella tutte le volte che faccio dotti riferimenti – ma il suo salottino era veramente popolato da una miriade di “buone cose di pessimo gusto”: dal servizio di tazze con i monumenti italiani trionfalmente esposto nella vetrinetta ( lo stesso di cui tenevo fra le mani un pregevole pezzo) , alla  pastorella di gesso con tanto di bastone infiocchettato, dal quadretto con le conchiglie incastonate ( da lei stessa definito “prezioso ricordo” dell’unica vacanza a Rimini)alla Madonna di Lourdes di plastica,dono di un’amica devota. Ad essere pignoli, non mancava nemmeno il pappagallo imbalsamato. &lt;br /&gt;“E’ la buonanima di Pippo – mi spiegò la Leda – c’ero tanto affezionata! Ora mi restano soltanto due “inseparabili”. Sa, quei pappagallini che non si lasciano mai … Si chiamano Bobby e Solo. Li vuole vedere?” . E, senza aspettare la risposta, mi fece strada verso il giardino sul retro. Quello che confinava con il mio e che si appoggiava direttamente alle antiche mura della città. Una vera e propria oasi di verde a due passi dal centro storico. &lt;br /&gt;La gabbietta con i due pappagallini stava appesa per mezzo di un gancio ad un ulivo nodoso che doveva risalire ai primi anni del secolo scorso . Del resto, tutto il giardino era in tono con la casa: una panchina e un  tavolo in ferro battuto arrugginito dal tempo, un paio di grossi limoni, diverse azalee e un’opulenta ortensia azzurrina ormai quasi sfiorita che conferiva al giardino un delicato alone di malinconia. Sul lato destro, come confine invalicabile, si ergeva una folta siepe di lauro. Una siepe silenziosa e guardinga, piantata chissà quanti anni prima con lo scopo di custodire i segreti di un’intimità piccolo borghese, riservata e gelosa. “Una siepe tipicamente pascoliana … ” stavo per constatare fra me e me. &lt;br /&gt;Ma  il pensiero di Antonella, che mi guardava ironica dalla sua cyclette, mi fece improvvisamente desistere dalla dotta citazione.&lt;br /&gt; “Gli Inglesi dicono che le siepi alte fanno buon vicinato! – esclamò la padrona di casa intuendo forse i miei pensieri .”&lt;br /&gt; “E’ vero. – replicai tanto per dire qualcosa. &lt;br /&gt;Intanto la Leda aveva aperto l’usciolino della gabbia e, tirati fuori i  pennuti , se li era appoggiati tutti e due su una spalla, rimproverandoli affettuosamente come avrebbe fatto con due nipotini dispettosi: “Gli parli, professore. Sono intelligenti e hanno un gran spirito di osservazione. Si figuri che conoscono le abitudini di tutto il vicinato. Stia attento che non svelino anche qualcuno dei suoi segreti … “ E rise con l’allegra impertinenza di una ragazza di vent’anni.&lt;br /&gt; A  questo punto mi sentii in dovere di ripartire equamente i complimenti fra Bobby e Solo ( che, ad essere sinceri, mi sembravano alquanto  affranti) e mi chiesi anche  come avesse fatto un tipo come la Leda a farsi venire in mente  quei nomi . Avrei più facilmente immaginato : Oreste e Pilade,  Gianni e Pinotto o, tutt’al più, Bibì e Bobò. Era evidente che la mia imprevedibile vicina era stata un’appassionata cultrice del Rock ‘n Roll.&lt;br /&gt; Ormai stava scendendo la sera ma, nonostante tutto apparisse più indefinito, riuscii a intravedere un’ombra, là nel mio giardino, oltre la siepe di lauro. Era il vecchio Catullo che, accovacciato sulla tettoia dello sgabuzzino degli attrezzi, adocchiava con malcelata noncuranza la gabbietta vuota. Il suo era sicuramente lo stesso sguardo  con cui si suppone che Maometto II osservasse le mura di Costantinopoli poco prima di conquistarla.&lt;br /&gt; Erano già passate le sette e non vedevo l’ora di congedarmi ma, passando nella penombra dell’ingresso, lo sguardo mi si posò su una vecchia giacca, appesa all’attaccapanni in fondo alle scale. Era un indumento di  foggia militare, consunto e sdrucito. Non so perché ma un leggero brivido mi percorse la schiena. Avvertii subito un impellente  desiderio di andarmene. La Leda sembrò intuire la mia inquietudine e, accennando all’attaccapanni, mi chiese: “ Le sembra strano che conservi questa vecchia giacca di mio marito, vero? E’ una delle poche cose che mi rimangono di lui e preferisco tenerla all’aria, invece che chiuderla in un baule  della soffitta. Sa, le tarme lavorano nel buio e mi dispiacerebbe che se la mangiassero.  E poi così mi sembra che Osvaldo debba tornare da un momento all’altro. Sono anni che vado avanti con questa illusione. Le sembro matta, eh, professore?” &lt;br /&gt;Finalmente, dopo avermi stretto vigorosamente la mano, la Leda chiuse la porta  e mi augurò la buona notte. Ma, devo confessare che il sorriso indecifrabile che accompagnò il suo saluto mi lasciò di nuovo inspiegabilmente turbato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-2115369020778404762?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/2115369020778404762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=2115369020778404762&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2115369020778404762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2115369020778404762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2011/01/antologia-vicini-da-morire.html' title='ANTOLOGIA &quot; VICINI DA MORIRE&quot;'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4039298656393834230</id><published>2011-01-21T06:54:00.000-08:00</published><updated>2011-01-21T06:56:59.555-08:00</updated><title type='text'>ANTOLOGIA "RISO NERO"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmesv4N8II/AAAAAAAAAFM/1ihY79xcxPI/s1600/Copertina%2BRiso%2Bnero.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 223px; height: 320px;" 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{parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmeEZPwlaI/AAAAAAAAAFE/8oAzdSilxm4/s1600/SCACCO%2BMATTO%2BALLA%2BFARFALLA%2BCOPERTINA.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 224px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/TTmeEZPwlaI/AAAAAAAAAFE/8oAzdSilxm4/s320/SCACCO%2BMATTO%2BALLA%2BFARFALLA%2BCOPERTINA.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564652612926608802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-4766540081372178492?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/4766540081372178492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' 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term='NOTIZIE'/><title type='text'>ANTOLOGIA "PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79yw03GeKI/AAAAAAAAAEo/jf1brpyimrc/s1600/fortDSC00101%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79yw03GeKI/AAAAAAAAAEo/jf1brpyimrc/s320/fortDSC00101%5B1%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458207456545372322" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79ywxpWfPI/AAAAAAAAAEg/aMIX5GZ3rcw/s1600/laura+fotegurDSC00099%5B1%5Dweb.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79ywxpWfPI/AAAAAAAAAEg/aMIX5GZ3rcw/s320/laura+fotegurDSC00099%5B1%5Dweb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458207455682395378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;IL 12 MARZO 2010, NELLA SALA GATTESCHI DELLA BIBLIOTECA FORTEGUERRIANA,E' STATA PRESENTATA L'ANTOLOGIA "PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI. RACCONTI" ED. DEL BUCCHIA.ALL'INCONTRO, IL PRIMO DELLA SERIE "LEGGERE,RACCONTARE,INCONTRARSI ..." DEDICATO AGLI AUTORI E ALLE STORIE PISTOIESI, SONO INTERVENUTI ROBERTO BARONTINI E MARCELLO PARIS, CHE SI SONO INTRATTENUTI CON ALUCNI DEGLI AUTORI E IL PUBBLICO PRESENTE.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5011542520118094384?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5011542520118094384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5011542520118094384&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5011542520118094384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5011542520118094384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2010/04/antologia-pistoia-gialli-e-noir-storici.html' title='ANTOLOGIA &quot;PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI&quot;'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79yw03GeKI/AAAAAAAAAEo/jf1brpyimrc/s72-c/fortDSC00101%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6353538696476374965</id><published>2010-04-09T10:32:00.000-07:00</published><updated>2010-04-09T10:55:33.905-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='NOTIZIE'/><title type='text'>Presentazione "Toscana a luci rosse" a Fiesole</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79mGv35MEI/AAAAAAAAAEY/WyyJgfI1tFM/s1600/DSC_0896web.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79mGv35MEI/AAAAAAAAAEY/WyyJgfI1tFM/s320/DSC_0896web.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458193539512479810" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79mGQJ0AlI/AAAAAAAAAEQ/W0TY7Ajk1B8/s1600/DSC_0895web.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79mGQJ0AlI/AAAAAAAAAEQ/W0TY7Ajk1B8/s320/DSC_0895web.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458193530997703250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 26 Marzo 2010 Graziano Braschi ha presentato il libro "Toscana a luci rosse",&lt;br /&gt;Laurum Editore, alla biblioteca di Fiesole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6353538696476374965?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6353538696476374965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6353538696476374965&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6353538696476374965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6353538696476374965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2010/04/presentazione-toscana-luci-rosse.html' title='Presentazione &quot;Toscana a luci rosse&quot; a Fiesole'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/S79mGv35MEI/AAAAAAAAAEY/WyyJgfI1tFM/s72-c/DSC_0896web.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5743990784679132603</id><published>2009-11-24T03:35:00.001-08:00</published><updated>2009-11-24T03:35:56.730-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>lunedì 6 ottobre 2008&lt;br /&gt;INCONTRI RAVVICINATI NELLA BRUGHIERA&lt;br /&gt;All’amico Enzo e a tutti i compagni dell’avventura bretone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enzo Lancellotti scese dal predellino del camper affondando le scarpe nella terra umida del prato. Si stiracchiò pigramente, osservando il cielo di Bretagna che, nonostante fossero già passate le dieci, non sembrava ancora disposto a cedere il passo alle tenebre notturne.&lt;br /&gt;“Che pace ! – pensò - Qui nessuno ti rompe le scatole.”&lt;br /&gt;Mentre addentava, goloso, un biscotto fragrante e intriso di burro, gli venne il mente il rumore assordante delle moto che, a quell’ora della sera, percorrevano a tutto gas i viali di Montecatini. Gli sembrò anche di distinguere, con orrore, il frastuono assodante delle slot machine del bar sotto casa e le urla sguaiate degli avventori.&lt;br /&gt;Ora che finalmente stava per andare in pensione, la prospettiva di viaggiare più spesso lo riempiva di sollievo e lo rendeva entusiasta come un ragazzino desideroso di avventura.&lt;br /&gt;Sì, presto avrebbe razziato tutti i depliant più invitanti delle agenzie di viaggio e, mentre sua moglie si stressava in ufficio, lui avrebbe progettato escursioni in cima al mondo…&lt;br /&gt;Quel camper da otto posti, noleggiato per le vacanze in Bretagna, gli piaceva proprio. Eccome se gli piaceva! Lo trovava estremamente comodo, soprattutto quando guidavano gli altri.&lt;br /&gt;Andare in vacanze con i soliti amici gli garantiva un trattamento da satrapo. Ernesto, che per le sue indiscutibili doti organizzative e di comando era soprannominato “il Generale”, guidava volentieri, sia lungo le autostrade deserte che per i tornanti insidiosi, mentre Raffaele scrutava le mappe con la perizia di un Marco Polo, il cui versatile ingegno era stato ingiustamente sacrificato alle officine Ansaldo- Breda. Emilia aveva il compito di studiare le notizie storiche e artistiche della guida Michelin e di escogitare itinerari ardui e impossibili. Laura, invece, fingeva di dormire ma, in realtà, osservava i compagni, meditando trame astruse per i suoi racconti. Monica , da parte sua, cantava la “ninna nanna” al suo cucciolo di boxer, Maria sbadigliava guardando fuori dal finestrino e Giuseppe fotografava senza posa treni merci, fari e punte rocciose immerse nella spuma dell’oceano.&lt;br /&gt;In fondo, pisolare sul letto mansardato ben si accordava allo spirito filosofico del preside Lancellotti, alimentato da frequenti spuntini e da una buona dose di saggezza partenopea. Così, cullato dagli scossoni di quel camper tecnologico e accessoriato, aveva modo di meditare sul significato liberatorio del viaggio, inteso anche come metafora della vita.&lt;br /&gt;“Scusa Enzo, me lo faresti un piacere?” – La voce stentorea del Generale lo distolse dalle meditazioni del dopo cena.&lt;br /&gt;“ Dimmi, caro. “ rispose il preside con voce flautata, ingoiando furtivamente l’ultimo pezzo di biscotto.&lt;br /&gt;“ C’ è qui Esmeralda che deve fare la pipì … Monica sta facendo la doccia e io sto trafficando nel tentativo di aggiustare questa dannata rice-trasmittente. Non è che potresti portarla tu?” La voce del Generale sembrò farsi quasi supplicante, mentre il boxer saltava festosamente dal camper inondando di bava i pantaloni puliti del preside.&lt;br /&gt;“ Figurati, con piacere – rispose garbatamente il Lancellotti cercando invano di difendersi con le mani dalle esagerate espansioni di affetto della cagnetta.&lt;br /&gt;Monica, avvolta in un elegante accappatoio verde smeraldo, fece capolino dalla finestra del bagno.&lt;br /&gt;“Sii brava Esmeralda - raccomandò – Vai a passeggio con lo zio . Ma non tirare troppo il guinzaglio, altrimenti lo fai cadere!”&lt;br /&gt;“Bravo Enzo, fatti due passi – gli gridò la moglie affacciandosi con un asciughino in mano dal predellino del camper – Così almeno digerisci il quintale di tonno e fagioli che ti sei mangiato a cena!”&lt;br /&gt;“ Dai Maria, non essere esagerata – gli gridò Enzo di rimando – Ma quale cena ? Era solo uno spuntino frugale. ”&lt;br /&gt;Esmeralda, frattanto, impaziente di esplorare il territorio sconosciuto, tirava il guinzaglio con la forza di un carro di buoi . Così il preside Lancellotti si allontanò dal prato e si avviò , a passo svelto, verso un gruppetto di case in pietra avvolte in un silenzio irreale.&lt;br /&gt;Dopo aver superato una serie di giardinetti solitari traboccanti di ortensie rosa e violacee, si trovò di fronte l’immensità magica della brughiera.&lt;br /&gt;L’orizzonte, in lontananza, disegnava una sottile linea luminosa e il rumore dell’oceano giungeva come un’eco lontana e misteriosa.&lt;br /&gt;Il sentiero che imboccarono era ampio e, a tratti, sassoso. Intorno non si vedeva anima viva.&lt;br /&gt;Enzo respirò profondamente l’aria frizzante della sera. Poi guardò l’orologio: erano le dieci e un quarto e il cielo incominciava appena, appena, a tingersi dei colori violacei della notte, mentre il chiarore si faceva sempre meno intenso.&lt;br /&gt;Laggiù in fondo, l’immensa distesa ricoperta di erica, gli ricordò il paesaggio di un gigantesco poster che Maria aveva voluto comprare in un negozio di souvenir a Saint Malo .&lt;br /&gt;In effetti, gli sembrava davvero di muoversi in una cartolina. Già vedeva la didascalia: “ Turista italiano con cane a passeggio nella brughiera bretone”. Peccato che Giuseppe fosse rimasto nel camper a leggere un libro di Pamuk. Altrimenti gli avrebbe potuto fare una foto con la sua digitale supertecnologica e, magari l’avrebbe potuta mettere per ricordo sul desktop del suo computer.&lt;br /&gt;Ad un tratto, qualcosa sfrecciò sul sentiero, con la velocità di un razzo, tagliando la strada ad Esmeralda che annusava i cespugli che odoravano di salsedine. La cagnetta ebbe un fremito. Dopo un istante di perplessità, incominciò ad abbaiare furiosamente, divincolandosi e tirando il guinzaglio con un’irruenza tale che il povero Enzo, per poco non perse l’equilibrio.&lt;br /&gt;“ Calma, Esmeralda. Non ti agitare – cercò di tranquillizzarla come faceva un tempo con gli studenti più indisciplinati – non lo vedi che è un animaletto inoffensivo? Sarà una lepre o, forse, una volpe … Chi lo sa se ci sono volpi da queste parti ?! “&lt;br /&gt;In realtà, a pensarci bene, in quell’atmosfera un po’ inquietante, sarebbe stato più naturale veder apparire un unicorno o un’ altra bestia mitologica.&lt;br /&gt;D’altra parte quelle erano le lande favolose dove gli antichi bardi avevano ambientato le leggende di amore e di avventura del “ciclo bretone”. Nessuna sorpresa, quindi, se l’ombra di qualche antico druido aleggiava ancora fra i cespugli e dietro le rocce di granito rosa, con l’innocente intenzione di terrorizzare qualche turista invadente.&lt;br /&gt;“Ma non è il caso di suggestionarsi troppo- osservò ad alta voce Enzo, avvertendo un brivido di freddo lungo la schiena - In fondo, qui abitano soltanto dei contadini corpulenti e un po’ musoni. Mi sembrano abbastanza pacifici e abitudinari. Sicuramente, a quest’ora, se ne staranno tappati nelle loro casette delle fate, nascosti dietro le imposte di legno con i fiorellini sul davanzale, a bersi dei bei boccali di sidro dolciastro. E magari ci inzuppano anche quei bei biscottoni burrosi … Alla faccia del colesterolo! ”&lt;br /&gt;Il preside sospirò, avvertendo il solito languorino che lo prendeva ogni sera alla bocca dello stomaco. Un languorino insistente e peccaminoso che lo costringeva ad un supplemento di cibo, ingurgitato con fastidiosi sensi di colpa, all’insaputa della moglie addormentata.&lt;br /&gt;“Svelta Esmeralda, fai questa pipì, che ce ne torniamo al camper.” Ma il boxer, spinto dall’irruenta incoscienza dei cuccioli, non sembrava affatto propenso a invertire la direzione. Anzi procedeva sempre più eccitato, ansimando come un mantice e lasciando sul terreno lunghe stalattiti di bava biancastra.&lt;br /&gt;Mentre il preside tentava di trascinare Esmeralda e di farle invertire il senso di marcia, laggiù, in lontananza, un’ombra scura emerse fra l’erica . Con la coda dell’occhio, Enzo la vide avvicinarsi sempre di più, finché non riuscì a distinguere chiaramente la sagoma di un cavallo con in groppa il suo cavaliere. Il rumore sempre più insistente degli zoccoli agitò la cagnetta, che tese i muscoli delle zampe posteriori, nello sforzo di liberarsi del guinzaglio.&lt;br /&gt;Il possente cavallo nero si fermò a pochi passi da loro. Il cavaliere si tolse con fatica l’elmo rugginoso che teneva in testa e guardò dall’alto in basso il turista e il cane.&lt;br /&gt;“Buonasera “ azzardò educatamente il preside .&lt;br /&gt;Il cavaliere, che non doveva essere di primo pelo - almeno a giudicare dalla barbetta grigia e dagli occhi infossati fra le rughe - lo scrutò ancora . Infine lo apostrofò in perfetto italiano : “ Pace a te, straniero. Sei un cavaliere errante, visto che te ne vai a piedi, tutto solo, con l’unica compagnia del tuo cane.”&lt;br /&gt;“ Veramente sarei un turista italiano in visita di piacere. Lancellotti Enzo, preside di un liceo toscano.”&lt;br /&gt;Il cavaliere corrugò la fronte e un lampo di ira gli accese improvvisamente gli occhi grigi: “ “Dunque tu sei il fedifrago! Non ti avevo riconosciuto. Evidentemente il tradimento ti ha cambiato il sembiante.”&lt;br /&gt;Ma subito dopo il tono della sua voce si placò e un velo di tristezza gli passò nello sguardo.&lt;br /&gt;Ora Enzo lo vedeva benissimo, anche se era già calata la sera e tutto intorno l’immensa distesa sembrava un mare uniforme e scuro.&lt;br /&gt;“ Scusi, non capisco. Forse lei mi scambia per qualcun altro …” lo interruppe timidamente Enzo, tentando di tenere a freno Esmeralda, la quale annusava morbosamente i garretti del cavallo.&lt;br /&gt;“ E Ginevra, Ginevra , dov’è”- chiese agitato il cavaliere, tormentando con la mano sinistra l’elmo che teneva sotto il braccio destro.&lt;br /&gt;“Lo vede che c’è un equivoco? “ gli fece notare il preside con la sua consueta calma, non scevra da un certo accento didascalico, frutto di una evidente deformazione professionale.&lt;br /&gt;“ Quale equivoco? Ma se la conoscono tutti la storia! Sono secoli che se ne parla. Pensi forse che sia facile per me trascinarmi dietro l’onta dell’ adulterio di mia moglie? “&lt;br /&gt;Subito dopo soggiunse , con un tono così dolente da far accapponare la pelle: “ E dire che eri il mio migliore amico. Ah, ser Lancillotto, perché mi hai fatto trangugiare un calice tanto amaro?”&lt;br /&gt;Esmeralda mugolò impietosita, fissando lo sconosciuto con i suoi occhioni languidi.&lt;br /&gt;“Ah, ora capisco – Enzo si illuminò – vede bene che lei mi scambia per un altro. Io mi chiamo Lancellotti, non Lancillotto e le assicuro che io la signora Ginevra non la conosco affatto. O meglio, una Ginevra la conoscevo tanti anni fa … Era un’amica di mia sorella Lina e abitava al Vomero . Era una brunetta niente male. Poi, però, sono andato a studiare in Polonia e …”&lt;br /&gt;“ Bando alle chiacchiere. Se sei un cavaliere , con tanto di diploma di investitura, devi accettare la mia sfida e batterti a singolar tenzone!”&lt;br /&gt;“ Senta, io comprendo benissimo che le corna le diano un certo fastidio ma deve credermi: io non c’entro niente. Da quando mi sono sposato con Maria , le assicuro che non ho più guardato una donna. Nemmeno le professoresse bellocce e scollate. Si figuri se posso essermi sollazzato con la sua signora. Ma per carità …”&lt;br /&gt;Il cavaliere scosse il capo e poi sorrise con incredulo sarcasmo: “ Ah Lancillotto, Lancillotto … Un tempo eri il mio amico più fedele! Però vedo che il tradimento non ti ha fatto bene alla salute. Ti trovo ingrassato e la tua chioma non è più fluente come quella di un tempo. Anche i tuoi occhi cerulei non ammaliano più.”&lt;br /&gt;“ Beh, diciamo che sono un po’ sovrappeso – ribatté risentito il Lacellotti – ma le assicuro che ho sempre un certo successo con le donne. Sebbene, come le ho già fatto notare, non ceda più da lungo tempo alle lusinghe di femmine estranee. Lei piuttosto, mi sembra un po’ giù di corda. “&lt;br /&gt;“ Eh sì, purtroppo non ho più la forza di quando ero giovane. Allora sbudellavo i nemici,me la ridevo degli incantesimi, sradicavo le spade dalla roccia … Ahimè sono finiti i bei tempi della tavola rotonda! Te le ricordi quelle belle partite a tresette, con Galahad che ogni sabato sera partiva, ubriaco fradicio, alla ricerca del santo Graal ? E il povero Tristano, che si era fissato con quella bionda … come si chiamava? Ah sì, Isotta!”&lt;br /&gt;Il preside guardava stralunato il suo interlocutore, mentre il vento dell’oceano faceva agitare i ciuffi di erica e piegava i cardi spinosi che sbucavano in alcuni tratti del sentiero.&lt;br /&gt;Esmeralda osservava incantata la coda del cavallo che si agitava freneticamente nel tentativo di scacciare una mosca impertinente.&lt;br /&gt;“ Ah – fece finalmente il Lancellotti, come folgorato da un’improvvisa intuizione – allora lei sarebbe niente meno che … re Artù!”&lt;br /&gt;“ E chi altri dovrei essere se non il glorioso Artù, figlio di Uther Pendragon , fratello di Morgana, marito di Ginevra e signore di Camelot?” rispose orgoglioso il cavaliere, mentre un soffio di vento più impetuoso gli scompigliava i radi capelli grigi.&lt;br /&gt;“ Strano, – commentò il preside, perplesso – come fa ad esprimersi così bene in Italiano?”&lt;br /&gt;“ Caro signore, in tempi di globalizzazione bisogna attrezzarsi. Chi non sa le lingue non ha nessun futuro. Nemmeno come fantasma. Sa, l’ente del turismo bretone ci tiene a far bella figura con gli ospiti stranieri. In altri tempi una performance come questa fruttava abbastanza. Ora, invece, con l’euro, il costo della vita è aumentato anche in queste lande e, lei capirà, un re deve sempre fare la sua figura …”&lt;br /&gt;“ Ho capito, – fece il preside rassegnato – le bastano venti euro, maestà? “&lt;br /&gt;“ Oh, grazie, grazie, amico mio. Sei veramente magnanimo. Per compensarti del tuo buon cuore, ti perdono.”&lt;br /&gt;“Di cosa, mi scusi?”&lt;br /&gt;“ Ma del tradimento! Anzi, per dimostrarti che non ti serbo rancore, ti lascio Ginevra. Portatela via e non ci pensiamo più. Tanto ormai ha la cellulite e con la menopausa è diventata insopportabile . Ora devo andare, ho un appuntamento ad Avalon e si sta facendo tardi. Addio, amico mio.”&lt;br /&gt;Re Artù scomparve nel buio che ormai avvolgeva completamente la brughiera.&lt;br /&gt;Esmeralda rimase ad osservare il cavallo che si allontanava al galoppo, inghiottito da una nuvola di polvere.&lt;br /&gt;Allora i due si incamminarono pensosi verso il prato dove li attendeva la confortante presenza del camper. Quando, finalmente arrivarono al grande prato, Esmeralda, mugolando di soddisfazione, alzò una zampina e colpì in pieno una delle ruote posteriori del mansardato .&lt;br /&gt;Raffaele, che fumava un sigaro placidamente adagiato sulla sdraio, osservò seraficamente: “ E brava la nostra Esmeralda! Se ti vede il Generale …”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5743990784679132603?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5743990784679132603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5743990784679132603&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5743990784679132603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5743990784679132603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/11/lunedi-6-ottobre-2008-incontri.html' title=''/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4148179062615920229</id><published>2009-11-21T22:10:00.001-08:00</published><updated>2009-11-22T00:13:12.115-08:00</updated><title type='text'>PRESENTAZIONE PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SwjWde_CJ8I/AAAAAAAAAEI/lyMF_GjMewI/s1600/100_1325WEB.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SwjWde_CJ8I/AAAAAAAAAEI/lyMF_GjMewI/s400/100_1325WEB.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406807154680276930" border="0"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Laura Vignali insieme a Giuseppe Previti,Presidente degli "Amici del giallo" di Pistoia,a Susanna Daniele e a Lorenzo Del Bucchia alla presentazione del libro nei locali dell'Atelier Pellicceria Bonaiuti&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-dd5bde3d63e47bd7" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" 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Due uomini siedono al tavolo di un bar, all’aperto, mentre una leggera brezza che viene dal mare agita la bandiera del vicino stabilimento balneare che ha tutta l’aria di aver già chiuso la stagione.&lt;br /&gt; L’uomo più robusto, elegante nel suo pantalone casual chic con Lacoste dello stesso colore,  apostrofa l’amico , sorseggiando il suo bicchiere di birra: “Insomma, si può sapere che diavolo ti è successo, Roberto? Ti conosco da quando avevi i calzoni corti ma ti giuro che non ti ho mai visto così sconvolto. Dimmi la verità, hai combinato qualche guaio in ditta? “&lt;br /&gt;L’altro, magro e pallido in viso, abbassa gli occhi tormentando con le mani nervose  la tazzina del caffè che non riesce ad avvicinare alle labbra: “Ma no, Ruggero. Non è come pensi tu …”&lt;br /&gt;“Ho capito, ti sei messo nei casini per via di una donna!”&lt;br /&gt;“ Ma figurati! Ti sembro il tipo?”&lt;br /&gt;“ E allora dimmelo tu! Va bene che sono il tuo migliore amico ma questo non ti autorizza a farmi venire di corsa da Pisa per giocare agli indovinelli …”&lt;br /&gt;“Scusami, hai ragione. Se mi prometti di non chiamare il Centro di Igiene mentale, ti racconto tutta la storia. Ma mi devi promettere che mi ascolterai senza interrompermi.”&lt;br /&gt;“Va bene, sono tutt’orecchi.”&lt;br /&gt;“Ecco … forse è meglio che incominci dall’inizio. Ossia da ieri mattina, quando il Mercedes mi ha lasciato a piedi per via di quella maledetta cinghia di trasmissione … Insomma, erano già le otto e mezzo e alle undici avevo fissato un appuntamento con dei clienti di Prato. L’unica cosa da fare era correre alla stazione  e prendere il primo treno per Firenze. E così ho fatto.”&lt;br /&gt;“Chissà come ti giravano i coglioni …”&lt;br /&gt;“Non più di tanto. Che cosa dovevo fare? Mi sono comprato un giornale e ho aspettato l’arrivo del treno. Per fortuna, non è passato più di un quarto d’ora. In fondo – mi son detto – non tutti i guasti vengono per nuocere. Meglio fare un viaggio comodamente seduti su un treno di pendolari che starsene incolonnati in autostrada in mezzo a schiere di automobilisti incazzati. Così, cullato dallo sferragliare delle rotaie, ho approfittato di quel fuori programma per tirar fuori il portatile e  aggiornare le schede dei clienti.  Ormai ero rassegnato ad arrivare in ritardo e ti confesso che l’idea di una pausa non mi dispiaceva per niente.  Comunque, la pace è durata poco. A Lucca sono saliti diversi viaggiatori e ho dovuto togliere le gambe dal sedile di fronte, dove si è seduta una signora dall’aria molto stanca.”&lt;br /&gt;“Eccoci, volevo ben dire io, che era una questione di donne!”esclamò l’altro sollevando il boccale di birra con un gesto trionfante.&lt;br /&gt;“ Ma che hai capito, Ruggero? Guarda che non è successo niente di quello che pensi tu.” Cioè, voglio dire che era una bella donna: alta, con i capelli lunghi color rame e due occhi verdi grandi come …”&lt;br /&gt;“Come  i fanali di una Porsche Carrera?”&lt;br /&gt;“Ma che dici? Aveva uno sguardo talmente depresso che quasi quasi stavo per prestarle il mio fazzoletto e per invitarla a piangermi sulla spalla. Invece, ho fatto finta di nulla e ho continuato ad aggiornare il mio archivio.”&lt;br /&gt;“ E lei?”&lt;br /&gt;“Continuava a fissare un punto lontano fuori dal finestrino e a tormentarsi il collo della giacca con certe mani bianche … Poi, ad un tratto si è girata e  i nostri sguardi si sono incrociati.”&lt;br /&gt;“Tombola! L’hai colpita con il tuo charme da vitellone delle notti versiliane .”&lt;br /&gt;“Per piacere, Ruggero, non mi interrompere . Dunque, siamo rimasti a quando lei mi ha sorriso. Ma guarda che non era affatto allegra. Anzi, aveva un modo di socchiudere le labbra che mi ha fatto venire una gran pena.”&lt;br /&gt;“ E tu non ti sei preoccupato di consolarla? Roberto mio, non ti riconosco più!”&lt;br /&gt;“Che dovevo fare? Ho sorriso anch’io e poi … una parola tira l’altra.”&lt;br /&gt;“Ah, ecco. Volevo ben dire …”&lt;br /&gt;“No, aspetta. Non è andata come tu credi. Insomma, lasciami raccontare. Ci siamo messi a parlare del più e del meno. Prima del tempo, poi dei disagi dei pendolari e , infine, le ho raccontato la mia disavventura con la cinghia del Mercedes.”&lt;br /&gt;“Sai come si deve essere eccitata!”&lt;br /&gt;“Accidenti a te, Ruggero. Guarda che la storia che ti sto raccontando non è affatto piccante. Ti assicuro che quella donna non era una che stuzzicava il genere di fantasie che pensi tu. Faceva piuttosto tenerezza. Ecco sì, una tenerezza mista ad una  pena - come dire? - inquietante.”&lt;br /&gt;“Avevo ragione: sei un uomo finito!”&lt;br /&gt;“Aspetta, ora viene il bello. Dunque, fra una chiacchiera e l’altra, quasi senza accorgersene, ci siamo ritrovati alla stazione di Pistoia. Ma qui, non c’è stato verso di ripartire.” Anche il treno aveva deciso di guastarsi la stessa mattina del  mio fottutissimo Mercedes. Era evidente che il Destino si divertiva sadicamente ad accanirsi su un povero rappresentante di commercio. Colpevole soltanto di voler vendere una partita di affettatrici professionali troppo costose ad un paio di ingenui alimentaristi pratesi. Ma la mia compagna di viaggio non si è turbata minimamente. Anzi, mi è sembrata addirittura contenta di quell’incidente imprevisto, tanto che non ha esitato ad invitarmi a casa sua a prendere un caffè. Mentre scendeva sfiorando il predellino del treno  con passo lieve, mi ha detto che abitava a due passi dalla stazione  e mi ha rassicurato  che avrei potuto aspettare comodamente il treno successivo e arrivare a Prato quasi in orario.”&lt;br /&gt;“Hai capito, il vecchio marpione? Hai approfittato del guasto per imbroccare la viaggiatrice depressa, eh? E invece di pensare alle affettatrici …  ”&lt;br /&gt;“Mi dispiace deluderti, Ruggero. Le cose sono andate in tutt’altro modo. Ma se continui a interrompermi, non saprai mai come è finita questa storia incredibile …”&lt;br /&gt;“Incredibile in che senso?”&lt;br /&gt;“Ascoltami in silenzio e giudica tu. Dunque, appena scesi, lei ha imboccato un vicolo poco distante dalla stazione  e si è fermata davanti al portone di un palazzo piuttosto malconcio. L’ha aperto con una chiave di quelle che usavano prima e mi ha fatto strada su per le scale. Infine, dopo due rampe piuttosto ripide, mi ha fatto entrare in un appartamentino vecchio ma dignitoso. Ti dirò, sembrava che non ci abitasse nessuno perché c’era aria di chiuso e i mobili erano polverosi. Ma non ci ho fatto caso e mi sono seduto in salotto.”&lt;br /&gt;“E’ lì che è successo il fattaccio?”&lt;br /&gt;“Ma che dici? Abbiamo preso il caffè e ci siamo fumati una sigaretta. Proprio come due vecchi amici. Dopo una ventina di minuti, l’ho salutata, ringraziandola per l’ospitalità e me ne sono tornato alla stazione, dove ho preso il treno che finalmente mi ha portato a Prato.”&lt;br /&gt;“Tutto qui?” fece Ruggero, chiaramente deluso.&lt;br /&gt;“Eh no! E’ questo punto che sono rimasto fregato dal terzo inconveniente della giornata.”&lt;br /&gt;“E sarebbe?”&lt;br /&gt;“Dopo aver rifilato ben cinque affettatrici agli alimentaristi pratesi, ho scoperto di aver lasciato il cellulare a casa della mia compagna di viaggio.”&lt;br /&gt;“ Accidenti … e come hai fatto?”&lt;br /&gt;“Sono tornato di nuovo a Pistoia e sono corso nel vicoletto, con la speranza di trovarla in casa.”&lt;br /&gt;“E l’hai trovata?”&lt;br /&gt;“Macchè! Ho suonato  diverse volte  ma non mi ha risposto nessuno. Il palazzo sembrava  disabitato. Proprio mentre  stavo per rassegnarmi a ricomprare il cellulare, da una finestra del primo piano,si è affacciata un’anziana signora che mi ha chiesto chi stavo cercando. Mi sono sentito riavere. Ma, quando le ho spiegato della visita della mattina, lei mi ha guardato stralunata, poi ha scosso la testa e mi ha fatto cenno di salire. Pochi istanti dopo ero seduto nel suo salottino ma, stavolta, lo stralunato ero io!”&lt;br /&gt;“E perché mai? Che ti ha detto di tanto sconvolgente?”&lt;br /&gt;“Niente di straordinario se non il fatto che, secondo lei, quella mattina io non potevo essere stato al piano di sopra perché quell’appartamento era chiuso da vent’anni. Ossia da quando la proprietaria, che era sua sorella, era morta tragicamente vicino a Lucca, gettandosi da un treno in corsa. Ti rendi conto, Ruggero? In quel momento mi è sembrato di essere improvvisamente impazzito o di aver sognato tutto mentre dormivo in treno …”&lt;br /&gt;“ Sei sicuro che la vecchia non fosse pazza?”&lt;br /&gt;“Non lo so. Ricordo soltanto che mi è venuta una gran voglia di fuggire. Ma quella sembrava che non avesse nessuna intenzione di lasciarmi andare e continuava a raccontarmi di quanto era bella e infelice quella sorella che si era ammazzata per una delusione d’amore. Credevo di essere diventato pazzo anch’io! Allora ho tagliato corto e ho fatto il gesto di andarmene.&lt;br /&gt; Ma, mentre stavo per scendere le scale, dal piano di sopra è risuonata all’improvviso una musichetta che conoscevo bene: le note di “Profondo rosso”, che mio nipote si era divertito a inserirmi come suoneria del mio cellulare.”&lt;br /&gt;“ Ehi, vuoi scherzare?”&lt;br /&gt;“Non sono affatto nello spirito. Ti assicuro che in quel momento mi sono sentito gelare. Proprio come se una lama delle mie affettatrici mi avesse accarezzato la schiena.&lt;br /&gt;“Immagino che tu te la sia data a gambe …” &lt;br /&gt;“L’avrei fatto sicuramente se la vecchia non mi avesse  preso per un braccio e mi avesse spinto su per le scale.&lt;br /&gt;“E tu non hai reagito?”&lt;br /&gt;“ E che cosa dovevo fare? L’ho seguita e mi ha portato nell’appartamento dove ero già stato la mattina. Non ti dico come mi sono sentito quando non riusciva ad aprire la porta perché  la serratura era arrugginita. E vedessi che polvere che c’era in salotto!”&lt;br /&gt;“Mi sembra proprio una storia assurda! Sei sicuro di non esserti fatto una canna?”&lt;br /&gt;“ Aspetta … lo so che tu pensi che io sia ammattito ma ti giuro che sul tavolo c’erano le stesse tazzine dove io e lei avevamo bevuto il caffè quella stessa mattina. E  ti dirò di più: nel posacenere  c’erano anche le due cicche  delle sigarette che avevamo fumato insieme  chiacchierando del più e del meno.”&lt;br /&gt;“Non è possibile! Di sicuro è stato un caso di suggestione …”&lt;br /&gt;“ Suggestione un accidente!Avrei voluto vedere te al posto mio. Mi tremavano le gambe e ho incominciato a sudare freddo. E, intanto, la vecchia continuava a mostrarmi i mobili della sorella. Poi , ad un tratto l’ho visto!”&lt;br /&gt;“Chi?”&lt;br /&gt;“Ma il mio cellulare, no? Se ne stava, muto, sulla sedia dove mi ero seduto la mattina. A quel punto ho perso la testa e ho infilato la porta. Ho fatto le scale di corsa e, una volta in strada, mi sono messo a correre all’impazzata con la borsa del computer che mi sbatteva sui polpacci . Francamente non ti so dire come abbia fatto a salire sul treno e a tornarmene a Viareggio …”&lt;br /&gt;“Accidenti, Roberto, che storia! Sei sicuro che non si sia trattato di un incubo? Magari hai mangiato pesante, poi ti sei addormentato e …”&lt;br /&gt;“Lo sapevo che non mi avresti creduto. Mi domando perché ti abbia raccontato tutta questa storia assurda. Cameriere, il conto, per favore …”&lt;br /&gt;“Lascia stare, offro io! Senti, Roberto forse è il caso che tu prenda un po’ di ferie. Credo proprio che non ti farebbe male una bella chiacchierata con quel dottore di Pisa. Sì, quello che ti curò quando ti venne quel brutto esaurimento nervoso …”&lt;br /&gt;I due amici si alzano dal tavolo. Ruggero dà una pacca protettiva sulla schiena di Roberto e insieme si avviano verso il parcheggio, mentre i primi lampioni si accendono ad illuminare il lungomare quasi deserto.&lt;br /&gt;“Allora, stammi bene e dai retta a me: ci deve essere una spiegazione logica. Anzi, guarda, non ci pensare più!”&lt;br /&gt;“Già, è come dirlo …”&lt;br /&gt;E mentre  cerca le chiavi dell’auto che gli ha prestato il suo meccanico di fiducia, dalla tasca dei pantaloni cade un oggetto metallico che finisce sul marciapiedi.&lt;br /&gt;Istintivamente, Roberto si china per raccoglierlo. Ma, prima ancora di vedere sa già di che cosa si tratta. E’ l’accendino della sua compagna di viaggio che lui ha distrattamente messo in tasca dopo essersi acceso la sigaretta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6608831435544053714?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6608831435544053714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6608831435544053714&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6608831435544053714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6608831435544053714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/11/profondo-rosso.html' title='Profondo rosso'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5819373914979336234</id><published>2009-11-09T13:00:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T13:02:29.839-08:00</updated><title type='text'>Presentazione "Toscana a luci rosse" a Pistoia</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SviDVsvtCoI/AAAAAAAAAEA/gvYkqRK56TI/s1600-h/toscanalucirosse.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SviDVsvtCoI/AAAAAAAAAEA/gvYkqRK56TI/s320/toscanalucirosse.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402212161842645634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5819373914979336234?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5819373914979336234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5819373914979336234&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5819373914979336234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5819373914979336234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/11/presentazione-toscana-luci-rosse.html' title='Presentazione &quot;Toscana a luci rosse&quot; a Pistoia'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SviDVsvtCoI/AAAAAAAAAEA/gvYkqRK56TI/s72-c/toscanalucirosse.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-3622787756963929536</id><published>2009-11-08T02:47:00.000-08:00</published><updated>2009-11-08T03:33:16.841-08:00</updated><title type='text'>PRESENTAZIONE PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-6047625da6c3e5fc" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v12.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3D6047625da6c3e5fc%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331140184%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D234EDF2F1F9E97B4CF74982D0B299106F7E4E1AD.155E270C92DDF2CE995BB712E5F50399D02B22F4%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D6047625da6c3e5fc%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dh_-Rv8HLULw8lSGTzVQY6B8qhlE&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v12.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3D6047625da6c3e5fc%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331140184%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D234EDF2F1F9E97B4CF74982D0B299106F7E4E1AD.155E270C92DDF2CE995BB712E5F50399D02B22F4%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D6047625da6c3e5fc%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dh_-Rv8HLULw8lSGTzVQY6B8qhlE&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-3622787756963929536?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/3622787756963929536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=3622787756963929536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3622787756963929536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/3622787756963929536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/11/presentazione-pistoia-gialli-e-noir.html' title='PRESENTAZIONE PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-1956098388079975750</id><published>2009-10-16T13:26:00.000-07:00</published><updated>2009-10-16T13:28:14.552-07:00</updated><title type='text'>SCUOLA SCRITTURA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/StjXIf4FUCI/AAAAAAAAAD4/Fw1UKDKZC0c/s1600-h/Scuola+di+scrittura.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 388px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/StjXIf4FUCI/AAAAAAAAAD4/Fw1UKDKZC0c/s400/Scuola+di+scrittura.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5393297094771822626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-1956098388079975750?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/1956098388079975750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=1956098388079975750&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1956098388079975750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1956098388079975750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/10/scuola-scrittura.html' title='SCUOLA SCRITTURA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/StjXIf4FUCI/AAAAAAAAAD4/Fw1UKDKZC0c/s72-c/Scuola+di+scrittura.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6371099530657945149</id><published>2009-10-16T12:51:00.000-07:00</published><updated>2009-10-16T13:06:40.065-07:00</updated><title type='text'>PRESENTAZIONE PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI</title><content type='html'>Sabato 24 ottobre&lt;br /&gt;Ore 17,15&lt;br /&gt;PRESENTAZIONE&lt;br /&gt;PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI&lt;br /&gt;MARCO DEL BUCCHIA EDITORE&lt;br /&gt;delbucchia.it&lt;br /&gt;Racconti di Fabio Baldassarri,&lt;br /&gt;Cristina Bianchi, Susanna Daniele,&lt;br /&gt;Stefano Fiori, Jacqueline Monica Magi,&lt;br /&gt;Giuseppe Previti, Enrico Tozzi, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Laura Vignali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Intervengono, oltre agli autori, Marcello Paris e&lt;br /&gt;Alberto Cipriani. Ingresso libero.&lt;br /&gt;La Sala Sinodale dell’Antico Palazzo dei Vescovi&lt;br /&gt;è stata gentilmente concessa dalla&lt;br /&gt;Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A.&lt;br /&gt;Sala Sinodale&lt;br /&gt;Antico Palazzo dei Vescovi&lt;br /&gt;Piazza Duomo  Pistoia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6371099530657945149?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6371099530657945149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6371099530657945149&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6371099530657945149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6371099530657945149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/10/presentazione-pistoia-gialli-e-noir.html' title='PRESENTAZIONE PISTOIA GIALLI E NOIR STORICI'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6620952244669487424</id><published>2009-10-06T11:30:00.001-07:00</published><updated>2009-10-06T11:38:46.970-07:00</updated><title type='text'>Presentazione Toscana a luci rosse</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SsuM-_rEOMI/AAAAAAAAADw/5s9q6EKakwA/s1600-h/luci.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 117px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SsuM-_rEOMI/AAAAAAAAADw/5s9q6EKakwA/s200/luci.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5389556392950773954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sabato 10 ottobre , alle ore 16, &lt;em&gt;al Pisa Book Festival (al palazzo dei congressi)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;verrà  presenta l' antologia di racconti gialli appena pubblicata dall'Editrice Laurum: &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Toscana a luci rosse&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli autori sono: Paola Alberti, Luca Bandini, Lucia Bruni, Daniele Cambiaso, Marcello Cimino, Antonella Cocolli, Susanna Daniele, Stefano Fiori, Franco Foschi, Leonardo Gori, Roberta Lepri, Angelo Marenzana, Maurizio Pagnini, Riccardo Parigi, Rosalba Pigri Tiezzi, Giuseppe Previti, Roberto Santini, Enrico Solito, Massimo Sozzi,&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt; Laura Vignali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6620952244669487424?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6620952244669487424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6620952244669487424&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6620952244669487424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6620952244669487424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/10/presentazione-toscana-luci-rosse.html' title='Presentazione Toscana a luci rosse'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SsuM-_rEOMI/AAAAAAAAADw/5s9q6EKakwA/s72-c/luci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-5657962893041850675</id><published>2009-09-15T04:02:00.000-07:00</published><updated>2009-09-15T04:54:01.464-07:00</updated><title type='text'>Intervista a Laura Vignali</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/Sq90lxfuKgI/AAAAAAAAADo/SyosEe6hL0A/s1600-h/almanacco+gialloM.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381648272021400066" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 114px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/Sq90lxfuKgI/AAAAAAAAADo/SyosEe6hL0A/s200/almanacco+gialloM.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Ne "L'Almanacco del giallo toscano" edito da Marco Del Bucchia c'è l'intervista di Giuseppe Previti dal titolo "Fuoco incrociato . Bruno Ialuna vs Laura Vignali"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-5657962893041850675?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/5657962893041850675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=5657962893041850675&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5657962893041850675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/5657962893041850675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/09/intervista-laura-vignali.html' title='Intervista a Laura Vignali'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/Sq90lxfuKgI/AAAAAAAAADo/SyosEe6hL0A/s72-c/almanacco+gialloM.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-1367210095445187836</id><published>2009-09-10T14:16:00.001-07:00</published><updated>2009-09-10T14:16:32.045-07:00</updated><title type='text'>NUOVO RACCONTO</title><content type='html'>&lt;h1 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le moules e il léon&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;&lt;a href="http://www.thrillermagazine.it/rubriche/8477/"&gt;www.thrillermagazine.it/rubriche/8477/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-1367210095445187836?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/1367210095445187836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=1367210095445187836&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1367210095445187836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1367210095445187836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/09/nuovo-racconto.html' title='NUOVO RACCONTO'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4460064775165096077</id><published>2009-07-31T21:46:00.000-07:00</published><updated>2009-09-10T14:22:17.532-07:00</updated><title type='text'>RACCONTI</title><content type='html'>LINK DEI RACCONTI PUBBLICATI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;L'ultimo Eurostar per Anna K.&lt;br /&gt;Scacco matto alla farfalla&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;www.corrieral.it rubrica di Anelo Marenzana:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt; La vendetta del policarbonato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.thrillermagazine.it/rubriche/7060&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt; Girardengo e la frittella fatale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.thrillermagazine.it/rubriche/7353&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Nèmesi e sogliole&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.thrillermagazine.it/rubriche/8211&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt; Peperoni sul Bosforo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.thrillermagazine.it/rubriche/7712&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;EROS E THANATOS&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.thrillermagazine.it/racconti/6558/1&lt;br /&gt;&lt;h1 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Incontri ravvicinati nella brughiera&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;http://www.thrillermagazine.it/rubriche/7541/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-4460064775165096077?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/4460064775165096077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=4460064775165096077&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4460064775165096077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4460064775165096077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/07/racconti.html' title='RACCONTI'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-6783111682665035090</id><published>2009-05-16T03:36:00.000-07:00</published><updated>2009-05-16T03:39:36.690-07:00</updated><title type='text'>INCONTRO V ELEMENTARE DELLA SCUOLA "G.GALILEI" DI PISTOIA</title><content type='html'>UN GRAZIE PER LA CALOROSA ACCOGLIENZA DA PARTE DELLA V ELEMENTARE DELLA SCUOLA "G.GALILEI" DI PISTOIA&lt;br /&gt;IL 15 MAGGIO,GIUSEPPE PREVITI ,PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE "AMICI DEL GIALLO" E LAURA VIGNALI HANNO INCONTRATO GLI ALUNNI DELLA MAESTRA ANNA LINDA MANZONI, CON I QUALI SI SONO INTRATTENUTI PIACEVOLMENTE SUL TEMA " LA PROSSIMAMENTE, OGNUNO DI LORO SCRIVERA' IL SUO TESTO CON LA RELATIVA SOLUZIONE DELL' ENIGMA . COMPLIMENTI AI RAGAZZI PER LA VIVACE PARTECIPAZIONE, E PER LA CREATIVITA'   DIMOSTRATE . UN RINGRAZIAMENTO ANCHE ALLA LORO INSEGNANTE CHE HA SAPUTO ABITUARLI A DIALOGARE CON ARGUZIA E SPONTANEITA' E AD ESPRIMERE LE LORO IDEE IN MANIERA EDUCATA E CIVILE.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-6783111682665035090?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/6783111682665035090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=6783111682665035090&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6783111682665035090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/6783111682665035090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/05/incontro-v-elementare-della-scuola.html' title='INCONTRO V ELEMENTARE DELLA SCUOLA &quot;G.GALILEI&quot; DI PISTOIA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-4177408741752981443</id><published>2009-04-25T14:19:00.000-07:00</published><updated>2009-04-25T14:22:21.864-07:00</updated><title type='text'>Corso di scrittura alla biblioteca S.Giorgio di Pistoia.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SfN-pdb6mBI/AAAAAAAAADg/Nk5IL2koTSs/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SfN-pdb6mBI/AAAAAAAAADg/Nk5IL2koTSs/s200/clip_image002.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328742034850879506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;24 aprile “Notte bianca “ alla biblioteca S.Giorgio di Pistoia.&lt;br /&gt;Corso di scrittura a cura del “Club del giallo” tenuto da Cristina Bianchi  e Laura Vignali&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-4177408741752981443?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/4177408741752981443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=4177408741752981443&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4177408741752981443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/4177408741752981443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/04/corso-di-scrittura-alla-biblioteca.html' title='Corso di scrittura alla biblioteca S.Giorgio di Pistoia.'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SfN-pdb6mBI/AAAAAAAAADg/Nk5IL2koTSs/s72-c/clip_image002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2093459017522269544</id><published>2009-02-28T09:01:00.000-08:00</published><updated>2009-02-28T09:02:23.484-08:00</updated><title type='text'>ULTIMA LETTERA</title><content type='html'>Eccoci qui. Tu ed io da soli. In attesa che passi questa lunga notte,  rotta soltanto dal gorgogliare dell’ossigeno e dai rari passi di un’infermiera che si dilegua nel corridoio. &lt;br /&gt; Guardo fuori dalla finestra . L’ospedale sembra  un immenso alveare. Le camere sono come  celle, rischiarate da una luce fioca , nelle quali qualcuno veglia, aspettando con rassegnata impazienza  che spunti di nuovo il giorno.&lt;br /&gt; Le lancette dell’orologio si muovono con una lentezza estenuante.  E’ passata da poco la mezzanotte …  &lt;br /&gt;Se mi metto in ascolto, mi sembra persino di udire l’ansimare faticoso che proviene dalle finestre del padiglione accanto. E’ la voce sommessa di un dolore privato che, forse, vorrebbe essere condiviso.&lt;br /&gt;Ogni volta che il babbo si  muove, la flebo che gli strazia il dorso delle mani oscilla dolorosamente, come se volesse staccarsi da sola. Come se avesse pietà di quella carne straziata.&lt;br /&gt;Il mio sguardo vaga per la stanza, soffermandosi  sul raggio di luce che filtra dal corridoio e va ad  illuminare  la striscia di linoleum verdastro del pavimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Babbo, cerca di dormire. Ti prego, non ti muovere, altrimenti il filo si stacca.  Lo so che mille pensieri ti si affollano nella mente. Una mente stanca e affannata, nella quale le immagini del passato e del presente si sovrappongono  in maniera illogica e confusa. Stai tranquillo. Ora ti bagno le labbra con questa specie di spugna.  Lo so che non ti piace ma ti aiuta a combattere l’arsura che ti consuma, senza  pietà, la lingua e le labbra screpolate. Hai ragione a respingerla. Fa effetto anche a me. Ci manca solo l’aceto e sembra una scena da Calvario …&lt;br /&gt;Non sopporto che tu rimanga sveglio. Vorrei  vederti sempre addormentato. E finalmente sereno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante i calmanti, è di nuovo sveglio. Se almeno fosse lucido, cercherei di recuperare in poche ore tutto quel tempo che ho perso  in mezzo secolo di vita. Gli direi tutto quello che non gli ho mai detto. Per fatica, per pudore o, forse, semplicemente per noncuranza.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi, ora che di tempo ne abbiamo poco, vorrei raccontarti tutto quello che non ti ho mai raccontato prima. Sì, perché io e te abbiamo parlato troppo poco. E ora mi trovo a tentare, invano, di riannodare un filo tenue, tenue che sta per strapparsi completamente.&lt;br /&gt;Già, io e te abbiamo vissuto accanto per tanti anni ma i nostri mondi so no sempre stati estranei l’uno all’altro.&lt;br /&gt;Ed era inevitabile che lo fossero.  Che ne sapevi tu delle storie che leggevo da bambina, dei mondi che immaginavo, della musica che ascoltavo? Tu eri tutto preso dal lavoro. &lt;br /&gt;Se, da bambino, invece di farti lavorare, ti avessero potuto mandare a scuola, sicuramente la tua vita sarebbe stata diversa. Chissà! Forse ti saresti risparmiato tanta fatica e tutti quei calli nelle mani. Ma a te è sempre piaciuto lavorare.&lt;br /&gt; Da giovane, eri orgoglioso di sollevare le damigiane del vino. Da  vecchio ti sei accontentato di trascinare, fischiando, il carretto carico di acqua minerale per le strade del centro. &lt;br /&gt;Io, invece, ho studiato al liceo classico. Tu mi hai pagato i libri, i corsi  d’Inglese, il teatro e, infine,anche l’università. E lo hai fatto senza chiedermi niente . Ma, soprattutto, senza mai farmi sentire in debito.&lt;br /&gt;Te lo ricordi, babbo, quando, da bambina , la domenica mattina, mi portavi con te nei paesi  vicini a vendere le bottiglie?&lt;br /&gt;Era divertente, negli anni ’60,  fermarsi con il furgoncino nella piazza e aspettare le massaie che uscivano di casa per comprare l’amaro, il vermouth e la sambuca. &lt;br /&gt;Mi torna in mente soprattutto  l’odore di arrosto che si diffondeva fra le case  all’ora di pranzo.  Era un odore che metteva addosso un’allegria semplice. Un’ allegria che in età adulta non ho più provato.  &lt;br /&gt;Sono immagini  e sensazioni lontane ma intense, che mi tornano alla mente come per miracolo, proprio ora che la stanchezza e la nostalgia fanno a gara ad occuparmi i pensieri.  Sembra quasi che queste lontane impressioni, ormai offuscate dal tempo, si siano messe d’accordo  con questo fiume di ricordi per mettermi  fretta. E per spingermi a sussurrarti quelle poche, semplici parole che non ti ho mai detto.&lt;br /&gt;I minuti sembrano scorrere più lenti della goccia che scende dalla flebo, nel vano e impossibile tentativo di restituirti la vita che ti fugge dalle vene. &lt;br /&gt;Vorrei chiudere gli occhi e assopirmi. Così la luce dell’alba vincerebbe in un baleno questa notte che non vuole passare.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sguardo vola di nuovo oltre la finestra. Osservo  i fari delle poche auto che sfrecciano lungo l’asfalto, fendendo  con la loro luce abbagliante il buio del viale. Sotto  di noi, nel parcheggio quasi  deserto, qualche auto solitaria sembra vegliare un dolore segreto. Un dolore che si consuma qui dentro, ovattato dai passi felpati e dall’odore acre del disinfettante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per favore, cerca di dormire. Non ti preoccupare della bottega. Ci penserà Luciano a portare i bottiglioni di rosè al bar di via degli Orafi. Domani ci penserà lui. Lo so che l’ultimo dell’anno non hai fatto in tempo perché il bar ha chiuso prima. Non è colpa tua. &lt;br /&gt;Cerca di chiudere gli occhi. E magari ripensa ai momenti di serenità. Così la notte passerà più in fretta.&lt;br /&gt;Sono appena le due e un quarto …&lt;br /&gt;Ora chiudo gli occhi anch’io. Cerca di ricordare insieme a me, mentre ti tengo la mano stretta nella mia.&lt;br /&gt;E’ un gioco che funziona, babbo. Ascoltami … &lt;br /&gt;  Mi viene in mente una  domenica  mattina di un paio di anni fa, quando ce ne andammo a cercare i finocchi selvatici vicino a Torbecchia … Tu ed io insieme. Erano anni che non succedeva. Lo sai che mi sono divertita davvero? Mentre ti arrampicavi sui cigli come  un ragazzino, io arrancavo dietro di te, tutta sudata, sotto il sole di maggio.&lt;br /&gt;Avrei dovuto accompagnarti più spesso  a cercare i funghi e l’insalata di campo. Invece non l’ho fatto ...&lt;br /&gt; Te lo ricordi quando mi insegnavi a guidare per i tornanti polverosi di Pian del Pesco?&lt;br /&gt; Intanto gli anni sono scappati via.  Sei invecchiato, babbo,  ma non ti è mai passata la voglia di salire  per i crinali scoscesi delle montagne e di arrampicarti in mezzo ai faggi e ai castagni. &lt;br /&gt;Hai fatto chilometri con il passo sicuro di chi conosce la selva,. passando in mezzo ai rovi e risalendo i torrenti. E sempre cercavi con lo sguardo i segni della fungata che faceva capolino, nascosta dalle foglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luce che viene dal corridoio mi riporta alla realtà. Dalla camera accanto si sente un lamento monotono. Quasi una litania. Accosto la porta quel tanto che basta per non rimanere al buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ora siamo soli. Io e te. Con i nostri ricordi. Con i nostri discorsi mai pronunciati e il nostro affetto inespresso.  &lt;br /&gt;Ma forse sono stata solo io a non saper trovare le parole. Proprio io che ho letto tanti libri …&lt;br /&gt;Avrei potuto gratificarti di più, farti sentire ancora utile e importante.&lt;br /&gt;Tu, invece, mi hai sempre saputo dire parole tenere , con la semplicità  di chi parla un linguaggio antico, fatto di proverbi e di frasi quotidiane.&lt;br /&gt;Coraggio, sono già le quattro e fra poco un filo di luce incomincerà a filtrare dai fori del rotolante …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra un’infermiera. Con i gesti sicuri di chi è abituato al dolore degli altri, sostituisce la bottiglia vuota della flebo con un’altra piena. Ricomincia lo stillicidio estenuante della goccia che cade … Gli rimbocca le lenzuola e gli sussurra qualche parola di incoraggiamento. Come si fa con i bambini. Capisco che la sua è una lotta pietosa destinata alla sconfitta. Non si può far ripartire un corpo straziato che non funziona più.  Se ne va, silenziosa come era entrata, lasciandosi dietro il solito odore di ospedale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ti scoprire. Lo so che non li vuoi più tutti quei fili. Ma tu non ci pensare. Presto andremo insieme a cercare l’insalata di campo. Le cicerbite, la valeriana, il radicchio, gli asparagi selvatici … &lt;br /&gt;Ecco, non siamo più in questa camera d’ospedale. Lo vedi? Siamo nel bosco. Di nuovo, tu ed io da soli. E camminiamo insieme sul tappeto di foglie secche, mentre i rami  ancora spogli  disegnano un ricamo intricato contro il cielo. &lt;br /&gt;Rallenta il passo, babbo. Non ce la faccio a starti dietro ….&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-2093459017522269544?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/2093459017522269544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=2093459017522269544&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2093459017522269544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2093459017522269544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/02/ultima-lettera.html' title='ULTIMA LETTERA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-1194705661071629756</id><published>2009-02-19T21:45:00.000-08:00</published><updated>2009-02-20T11:00:09.045-08:00</updated><title type='text'>Nèmesi e sogliole</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-25102bca104e7b5b" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v21.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3D25102bca104e7b5b%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331140184%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D597ACC3C3D2DC510DD88E66E02FE00E41686F44.6A09BB173477354CAC00EE62213A475B75777B17%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D25102bca104e7b5b%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dt98Pk7VC-bdEreoVryVX42lEwxI&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v21.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3D25102bca104e7b5b%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331140184%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D597ACC3C3D2DC510DD88E66E02FE00E41686F44.6A09BB173477354CAC00EE62213A475B75777B17%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D25102bca104e7b5b%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dt98Pk7VC-bdEreoVryVX42lEwxI&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                            &lt;strong&gt; Nèmesi e sogliole&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La signora Miranda alzò gli occhi dalla pagina 128 della “Vita della beata Salvina”. &lt;br /&gt;Ogni giorno, appena sveglia, prima ancora del caffè, quel testo edificante l’aiutava a meditare sui frutti della santità e  le dava la giusta carica energetica per affrontare le difficoltà quotidiane di “questa valle di lacrime”.&lt;br /&gt;Dalle persiane socchiuse della stanza da letto filtrava un debole raggio di luce. Miranda spense l’abatjour e, con l’aria  appagata, chiuse il libro. Ma, nello stesso tempo, non poté fare a meno di gettare la solita occhiata di commiserazione all’indirizzo del comodino di suo marito, letteralmente invaso da un esercito di volumi immorali che, a suo giudizio, avrebbero inesorabilmente condotto il suo perverso consorte alla perdizione finale . Bastava leggere i titoli. “Dalla littorina al pendolino”, “Uomini e treni”, “ La ferrovia delle Dolomiti”, “Il binario racconta”, e ancora: “Locomotive da corsa”, “La direttissima degli Appennini”, fino alla monografia moralmente più pericolosa: “Ferrovie e miniere in Toscana”.&lt;br /&gt;Mentre la signora sospirava con riprovazione, Gualtiero Bianchi Bindi, ingegnere della Breda in pensione , aprì rumorosamente la porta spingendola con un ginocchio, dal momento che le sue mani erano occupate da una pila di scatole, che teneva miracolosamente in bilico una sull’altra.&lt;br /&gt;“ Allora io vado a Prato. C’è l’assemblea dei fermodellisti  e , siccome bisogna eleggere il consiglio direttivo, può darsi che faccia tardi … Anzi, guarda, alla tua ora,  mangia da sola. Io mi arrangio  con un panino al bar della stazione. Ciao Miranda!” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ingegnere si dileguò in un batter d’occhio con il suo carico di modellini ferroviari, ansioso di farli girare sul plastico della Direttissima che faceva bella mostra di sé negli scantinati della stazione di Prato.&lt;br /&gt;“ Non vedo l’ora di provare il nuovo carro gru di Linea Model. L’ho assemblato con tanta fatica. Ma è venuto quasi perfetto. Farò crepare d’invidia il Bagazzini …” gongolava fra sé e sé  mentre imboccava l’autostrada.&lt;br /&gt;Dopo tanti giorni di pioggia, il cielo sembrava volgere al sereno. I campi erano avvolti in una nebbiolina leggera ma nell’aria  si incominciava già ad avvertire la fine dell’inverno.&lt;br /&gt;Gualtiero si sentiva libero. Libero e quasi felice. &lt;br /&gt;Ad essere sinceri, da quando aveva deciso di dare una svolta alla sua vita, qualche vago senso di colpa si era talvolta  insinuato fra i progetti e i sogni di redenzione. Ma li aveva subito ricacciati indietro, confortato da milioni di giustificazioni assolutorie. &lt;br /&gt;Come si poteva tollerare più a lungo la convivenza con Miranda senza imboccare il vicolo cieco della paranoia? Non che lui avesse niente da ridire sui digiuni, le veglie di preghiera e gli esercizi spirituali della consorte … Ma, si sa, anche l’individuo più paziente, prima o poi, arriva ad un bivio. L’alternativa era una sola: continuare a mortificarsi o cercare di assaporare qualcosa di diverso prima che fosse troppo tardi. Così, un pomeriggio noioso, nel buio della sua cantina attrezzata a officina, mentre osservava pensoso il 656 Caimano che sfrecciava impavido da una galleria,  aveva finalmente deciso di uscire  dal buio. &lt;br /&gt;“ Non posso dire che Miranda sia cattiva! – pensò a voce alta, mentre la sbarra del telepass gli apriva la via verso orizzonti che odoravano di libertà – Diciamo, piuttosto, che , con il passare degli anni, ha accentuato un po’troppo gli aspetti ossessivi e rituali del suo carattere. Capisco la genuina religiosità ma tutta quella mortificazione delle passioni terrene, a lungo andare, diventa proprio insopportabile.”&lt;br /&gt;Superata la rotonda di Pratilia, l’ingegner Bianchi Bindi  si era ormai convinto di avere tutte le ragioni per riconquistare la sua perduta libertà . &lt;br /&gt;Una volta  parcheggiata la  Megane Scenic nel piazzale della stazione, ogni residuo senso di colpa era definitivamente evaporato insieme alla brina del mattino , cosicché si diresse, fischiettando  con passo deciso, verso la sede del gruppo fer modellistico pratese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miranda aveva già indossato il pellicciotto sintetico e stava per chiudere la porta di casa, quando  si accorse di aver dimenticato la bolletta del consorzio Ombrone già scaduta da un mese.&lt;br /&gt;“Ma dove l’avrò messa? – si chiese mentre rovistava nella borsetta – scommetto che l’ha nascosta Gualtiero, in mezzo a tutti i suoi fogliacci …”&lt;br /&gt;La signora entrò sbuffando nello studio. Incominciò a rovistare sulla scrivania del marito, affollata di giornali e di mille misteriosi oggetti indispensabili ad un fermodellista degno di questo nome.  Due  decoder caddero a terra. Miranda non si curò di raccoglierli. Tutti quei demoniaci aggeggi sparsi ovunque per la casa avevano il potere di innervosirla fino a farle compiere gesti distruttivi e pericolosi per la pace familiare. &lt;br /&gt;Gualtiero lo sapeva e, quando sua moglie decideva di mettere ordine, si rifugiava immediatamente nella cantina, per la quale era riuscito ad ottenere lo status di “zona franca”. Lì poteva dare libero sfogo alla sua passione, senza subire  attentati e ritorsioni.&lt;br /&gt;“ Scommetto che l’ha infilata in qualche cassetto, scambiandola per l’ abbonamento a una di  quelle sue  stramaledette riviste . Che vuoi che gli importi se dopo arriva la soprattassa? Già, lui non si occupa delle faccende di casa ... è troppo preso dai suoi  trenacci!”&lt;br /&gt;Miranda si scostò dagli occhi un ciuffo di capelli grigi sfuggito al fermaglio e aprì con violenza il cassetto della scrivania. Subito lo sguardo le cadde su una busta azzurrina  che se ne stava tranquillamente adagiata sull’ultimo avviso della riunione mensile del “Gruppo fermodellistico Porrettana”. Incuriosita , la prese in mano, non senza un inspiegabile timore.  &lt;br /&gt; La busta non era chiusa e il foglio, anch’esso azzurrino, sgusciò fuori senza opporre alcuna resistenza. Anzi, sembrava che non vedesse l’ora di essere letto. &lt;br /&gt;Toh, la lettera era indirizzata proprio a lei!  Quindi non era indiscreta se  si soffermava a leggerla in anteprima …&lt;br /&gt; Quanti anni erano che suo marito non le scriveva? Almeno dai tempi in cui frequentavano i campi scout . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara Miranda,&lt;br /&gt;mi dispiace dirtelo così, per scritto, ma sai che sono sempre stato un po’ vigliacco e che non sono più capace di sostenere quel tuo sguardo da Savonarola indignato. Sì, è vero, non ti sopporto più. Specialmente quando mi rimproveri perché non seguo le direttive ecclesiastiche e mangio le salsicce il venerdì. &lt;br /&gt;Quello che sto per compiere è, in effetti, un atto poco ortodosso. Diciamo pure che è una carognata. Ma ti assicuro che ci ho pensato bene e ho deciso che preferisco affrontare la punizione divina riservata agli adulteri piuttosto che continuare a sopportare una routine che mi rende profondamente infelice. &lt;br /&gt;Ti posso  assicurare che, se non ci fossero stati i pomeriggi a Barbaricina, nel retrobottega dell’elettricista pisano e i viaggi con “Gli amici della Porrettana”, mi sarei già sparato con la carabina della buon’anima del nonno Athos. Ma ho fatto bene a resistere fino ad ora perché la Provvidenza ( o chi per lei) ha avuto pietà di me e mi ha voluto concedere una possibilità di fuga, proprio sulla soglia dell’andropausa.  Questa possibilità ha un nome: Ljudmila. E anche  un aspetto che tu non esiteresti a definire “peccaminoso”: venticinque anni,  bionda, occhi verdi, più curve della Faentina. &lt;br /&gt;Insomma avrai capito che sto per partire con lei verso una nuova esistenza in terra moldava. Meno ascetica ma sicuramente più appagante. &lt;br /&gt;Per risarcirti del mio ignobile, ma per me salvifico, tradimento, ti lascio una parte dei nostri risparmi, la casa e, con un gesto di profondo affetto nei tuoi confronti, tutti i miei modelli.    Abbi cura di loro, per rispetto alla nostra passata vita in comune. Ti saluto e ti auguro di trovare la serenità, magari in uno di quei bei conventi Bed &amp; breakfast che vanno tanto di moda.&lt;br /&gt; Baci, tuo Gualtiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miranda lasciò cadere il foglio, insieme a due biglietti aerei.&lt;br /&gt;Li raccolse con le mani tremanti e lesse un nome che non aveva mai sentito: Chisinau. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ingegner Bianchi Bindi appoggiò i trenini sulla cassapanca dell’ingresso ed entrò nel salone con fare circospetto. &lt;br /&gt;Miranda lo accolse seduta su un panchetto di fronte al camino acceso: “ Allora, come sono andate le elezioni del consiglio direttivo?” &lt;br /&gt;Gualtiero rimase stupito dal suo tono di voce stranamente calmo, privo di quell’accento  astioso che da troppi anni avvelenava ogni tentativo di dialogo.&lt;br /&gt;Ma non ci fece troppo caso. Forse Miranda era soddisfatta per il successo della fiera di beneficenza. O per la sospensione “a divinis” di qualche prete eretico e fedifrago.&lt;br /&gt;“ Bene, bene … - rispose distrattamente , togliendosi il piumino sponsorizzato Rivarossi - Sei pronta per il viaggio a vapore di domani?”&lt;br /&gt;Era il momento buono per tirare fuori il cartoccio delle salsicce che aveva comprato, come ogni venerdì, dal norcino vicino alla stazione di Prato.&lt;br /&gt;Quando lui prese la griglia e la pose in mezzo ai ceppi incandescenti , Miranda non fece neppure la solita smorfia di disgusto. Lo lasciò fare, osservando con lo sguardo perso le fiamme che proiettavano ombre surreali sul muro di fronte e le scintille che schizzavano come stelle cadenti. Istintivamente le venne da esprimere un desiderio. Un desiderio che si sarebbe ben presto trasformato in realtà …&lt;br /&gt;E mentre Gualtiero si sporgeva in avanti per girare le salsicce sulla griglia, Miranda capì che era giunto il momento.&lt;br /&gt;“ Mi è andata di lusso. Lo sai che volevano eleggermi tesoriere? Figurati se avevo voglia di prendermi una simile responsabilità. Alla fine sono riuscito a convincerli e abbiamo votato tutti per  Brunello. Sai, quello che sa sempre tutto e che non vuole essere contraddetto … Accidenti, questa si è quasi bruciata.”&lt;br /&gt;L’ingegnere si protese verso la fiamma per recuperare la salsiccia sfuggita al forchettone. E fu in quel mentre che Miranda, preso l’attizzatoio, lo scagliò, con la precisione di un lanciatore olimpionico, sulla nuca del marito. &lt;br /&gt;Il colpo fu talmente inatteso che lui non si accorse di nulla. Il suo viso  accaldato passò, in meno che non si dica, dalle fatiche dell’arrosto alla pace eterna.&lt;br /&gt;La salsiccia, ormai carbonizzata, emise le ultime gocce di grasso, che andarono a soffriggersi sulla pietra del camino, simili a saporite lacrime di compianto.&lt;br /&gt;Miranda osservò imperturbabile la camicia di flanella che prendeva fuoco . Quando, infine, le fiamme avvolsero anche i pantaloni di velluto insieme al corpo massiccio e sanguigno di Gualtiero, aprì la finestra , respirando voluttuosamente l’aria della notte, mista al fumo che si sprigionava da quel rogo purificatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Bella grigliata ieri sera, eh Miranda? Il fumo è uscito dal comignolo per tutta la notte. E che odorino ! Era rosticciana? Immagino che abbiate avuto diversi invitati … “&lt;br /&gt;La vicina di casa, nota per la sua totale assenza di riservatezza, tentò di continuare la conversazione per acquisire qualche altro indizio utile per la sua indagine.&lt;br /&gt;Ma Miranda aveva fretta e la chetò con cortese fermezza: “ Già, una cena con qualche amico di mio marito.” &lt;br /&gt;“Ah, ecco perché avete affumicato tutto il quartiere! Si sa, queste riunioni fra uomini vanno per le lunghe: una mangiata, diverse bevute, una partitina a tre sette, qualche sigaro, un cognacchino … Ci vuole pazienza, cara la mia Miranda.”&lt;br /&gt;“ Altro che pazienza ! Arrivederla Silvana.”&lt;br /&gt;”Arrivederla  … e  mi saluti  Gualtiero! ”&lt;br /&gt;“ Grazie, presenterò. ”, rispose Miranda, sporgendosi dal finestrino, mentre   avviava frettolosamente il motore della Seicento.&lt;br /&gt;Mezz’ora dopo arrivò trafelata alla stazione di Pistoia, dove una folla chiassosa e festante si accalcava  vicino ai binari. &lt;br /&gt;La locomotiva a vapore, tutta imbandierata, scalpitava in attesa della partenza, mentre  due  fuochisti con il viso impiastricciato di fuliggine gettavano il carbone nella voragine del forno.&lt;br /&gt;Miranda stava per dirigersi verso la carrozza di coda quando un nugolo di bambini guastatori fu lì lì per investirla. La salvò un signore distinto, con il piumino del “GFP”, che la spostò appena in tempo.&lt;br /&gt;“ Stia attenta, signora Miranda. Questi fermodellisti in erba sono alquanto pericolosi.  Ma dov’ è Gualtiero?”&lt;br /&gt;“Buon giorno, presidente. Sono sola, purtroppo. Mio marito si è svegliato con una brutta sciatalgia e ha preferito rimanere a letto. Io non volevo venire ma lui ha insistito tanto …”&lt;br /&gt;“ Mi dispiace per il povero Gualtiero . Su, salga con noi. Vedrà che si divertirà di sicuro!”&lt;br /&gt;“ Ehi, il treno parte, sbrigatevi!” , urlò dal predellino un giovane alto, armato di telecamera.&lt;br /&gt;“Presidente, in carrozza!”, urlò un altro aggiustandosi il cappello a tesa larga  che sapeva  di fumo.&lt;br /&gt;In quel mentre l’orchestra dei Paracadutisti intonò le note struggenti di un famoso pezzo di Glenn Miller.  Gli ultimi passeggeri, come in una vecchia cartolina d’inizio secolo, si affrettarono a salire sulle carrozze storiche.  Alcuni di loro, affacciati ai finestrini, salutavano  con i fazzoletti, altri si stipavano sui sedili di legno, incuriositi dalla novità e affannati dalla corsa. &lt;br /&gt;Il capostazione fischiò.  La locomotiva  sbuffò e, con un’ultima potente impennata, si slanciò, ansante, pronta ad affrontare l’arduo percorso della Porrettana, accompagnata dal rumore dello scappamento. &lt;br /&gt;Il Presidente del “GFP” sospirò estasiato:“ Notate il sublime biellismo!” &lt;br /&gt;“ Questa sì che è poesia …”, gli fece eco Aldemaro, affacciandosi al finestrino e aspirando, voglioso, l’aria impregnata di fumo.&lt;br /&gt;Miranda taceva, seduta in maniera composta sul suo sedile.&lt;br /&gt;Il Paolatti si tolse il cappello e sedette di fronte a lei: “ Così Gualtiero ci ha tirato il bidone, eh? Glielo dico sempre che non ha più l’età per certe bisbocce. Scommetto che gli è venuto anche il suo solito bruciore di stomaco …”&lt;br /&gt;Miranda gli rispose con fare distaccato, mentre tirava fuori dalla borsa un libriccino dalla copertina rosso cardinale: “ Già, sì, proprio il bruciore!” &lt;br /&gt;Nessuno dei presenti osò più distoglierla da quella che sembrava una lettura davvero avvincente.&lt;br /&gt;Solo il giovane Simeone provò a sbirciare il titolo e ne rimase  sinceramente colpito: “La fiamma del peccato”. &lt;br /&gt;“ Ognuno ha le sue perversioni”, sentenziò fra sé e sé, pensando con rimpianto alla cabina del macchinista a lui preclusa. E dire che avrebbe potuto dispensargli qualche utile consiglio tecnico!&lt;br /&gt;   Frattanto, la locomotiva si avventurava impavida lungo i binari e ad ogni stazione si ripeteva la solita scena di Pistoia. &lt;br /&gt;Ogni volta che ripartiva era un’apoteosi. Una celebrazione densa di allegra nostalgia e, al tempo stesso, una manifestazione futurista. Un rito per iniziati. Un  vero e proprio inno al vapore!&lt;br /&gt; Superato trionfalmente anche il mitico Ponte alle Svolte,il macchinista aumentò la velocità, lasciandosi dietro un acre odore di fumo. &lt;br /&gt; Miranda era sempre più assorta nella sua lettura, in uno stato di imperturbabile distacco.&lt;br /&gt;Solo quando giunsero all’altezza della Galleria dell’Intronato, la signora si alzò come un automa.&lt;br /&gt;Si avviò nel corridoio, lanciò un’occhiata tutto intorno e, quando si fu accertata di essere sola, tirò fuori dall’inseparabile borsa una scatolina di legno della Roco Collection.&lt;br /&gt;L’aprì con compassata ritualità, facendo scorrere il coperchio. Poi si affacciò al finestrino e, con gesto quasi sacerdotale,  lasciò che la polvere contenuta nella scatola cadesse leggera lungo i binari, subito  dispersa dal vento frizzante dell’Appennino. &lt;br /&gt;“Addio, Gualtiero …” mormorò Miranda, accompagnando le parole di affettuoso commiato con un’ impercettibile smorfia delle labbra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel pomeriggio, l’ aeroporto di Pisa non era particolarmente affollato.  Se non fosse stato per qualche passeggero che aspettava il volo in compagnia delle proprie valigie, si sarebbe potuto scambiare per un accogliente centro commerciale. Alcuni cercavano di ammazzare l’attesa bevendo un caffè al bar, altri sbirciando distrattamente la vetrina della libreria. Qualcuno si era perfino addormentato sulle poltroncine di fronte al distributore di pop corn.  &lt;br /&gt;Miranda, superate le porte automatiche, avvertì subito un tepore confortante. &lt;br /&gt;Un bimbetto le tagliò la strada urlando, inseguito da una madre infuriata che parlava una lingua sconosciuta. Un paio di militari sfrecciarono accanto a lei, impassibili nella loro divisa, mentre due ragazze molto alternative trascinavano una via di mezzo fra un trolley e una pilotina.  &lt;br /&gt;Miranda cercò con lo sguardo  i pannelli luminosi con le scritte che segnalavano le partenze e gli arrivi ma non riuscì a trovare quello che cercava. Consultò l’orologio: non c’era nessun motivo di innervosirsi, dal momento che aveva tutto il tempo per compiere la sua missione.&lt;br /&gt;Cercando di mantenere la calma, si avviò verso il box delle informazioni e bisbigliò qualcosa all’indirizzo della ragazza dietro il banco.  Parlottarono per qualche secondo. Alla fine, Miranda sembrò soddisfatta e si diresse verso la seconda fila di passeggeri che aspettavano il cheek in.  Per fortuna, non  erano molti. Evidentemente era presto e quel volo non era affollato ... &lt;br /&gt;“ Meglio così!” pensò Miranda accodandosi dietro ad un tizio elegante, con lo sguardo impenetrabile e una valigetta di pelle scura.&lt;br /&gt;Con  l’aria più indifferente possibile incominciò a scrutare ad una ad una le persone che la precedevano nella fila. &lt;br /&gt;Davanti a quello che sembrava un uomo d’affari - ma poteva anche essere, indifferentemente, un pedofilo in trasferta o un epigono di James Bond in missione speciale –  c’era una coppia anziana dall’aspetto alquanto dimesso. Lo sguardo di Miranda andò oltre. Ecco un ragazzo con un giornale tedesco in mano, una suora dall’espressione poco mistica e una ragazza con un ridicolo scialle in testa. No, non erano loro che cercava! Vuoi vedere che aveva sbagliato l’ora e il giorno? &lt;br /&gt;Miranda si accorse di essere agitata dalle mani che non riusciva a tenere ferme oltre che dal  caldo improvviso che le fece avvampare il viso. Guardò ancora oltre e distinse chiaramente una ragazza alta … e bruna. Accidenti, non poteva essere lei!&lt;br /&gt;Ad un tratto, si sentì urtare da una gomitata sconosciuta. Si girò di scatto  e si ritrovò faccia a faccia con una giovane donna, che si guardava intorno con un paio di occhi verdi e smarriti, scuotendo una gran massa di riccioli biondi che le ricadevano su uno scollo generoso.&lt;br /&gt;Miranda esultò. Il cuore prese a batterle all’impazzata ma si ricompose subito. E la voce le uscì spontanea, prima ancora di formulare il pensiero: “Ljudmila ?“&lt;br /&gt;La ragazza si girò immediatamente, fissandola stupita: “ Sono io … ma, scusi … lei chi è?”&lt;br /&gt;L’accento era inequivocabile. Ora era veramente sicura che quella vichinga spaesata fosse la padrona delle curve che facevano concorrenza alla Faentina!&lt;br /&gt;Allora Miranda si fece forza e assunse un’espressione cordiale. Quasi affettuosa. Addirittura materna: “ Cara, che piacere conoscerti … Non ti dispiace, vero,  se ti do del tu? Potresti essere mia figlia … E che bella figlia! Sì, è vero, Gualtiero ha sempre avuto gusti raffinati, in fatto di donne. Anche la brunetta del mese scorso era piuttosto caruccia … Veniva da Santo Domingo. Invece quella con cui voleva fuggire per Natale mi pare che fosse tedesca … No, mi sbaglio,  era slovena. Sì, slovena! Sai, lui dice sempre di essere cosmopolita. Così ogni volta vuole sperimentare una nazionalità diversa.”&lt;br /&gt;La bionda la guardò sbigottita. Miranda notò con soddisfazione che  il labbro inferiore incominciava a tremarle vistosamente. Ad un tratto le cadde anche il voluminoso beauty case che teneva nella mano libera dalla valigia.&lt;br /&gt;“Non capisco …” farfugliò Ljudmila .&lt;br /&gt;“ E invece capisci perfettamente, bambina mia. Non lo sai che gli uomini sono tutti  bugiardi? Dai retta a me, che ho una certa esperienza: non te la prendere. Anzi devi essere contenta perché con i soldi che Gualtiero mi ha pregato di consegnarti puoi comprarti un bel quartierino nella Repubblica Moldova e anche tanti bei vestitini … E poi, vuoi mettere? Ti sei liberata di lui che, detto fra noi, per te è un po’ troppo stagionato. E, anche da quel punto di vista lì, non è poi un granché. Fra noi, che lo conosciamo,  possiamo anche dirlo: più che un motore elettrico  è … un diesel ingrippato!”  &lt;br /&gt;Dagli  occhi di Miranda, di solito così ascetici, trasudavano lampi di   compiaciuta crudeltà.  &lt;br /&gt;Subito dopo, con uno scatto fulmineo, tirò fuori dalla borsa una busta voluminosa e un biglietto aereo, che mise  fra le mani della bionda esterrefatta.&lt;br /&gt;Ljudmila era visibilmente sotto shock ma non abbastanza per non rendersi conto di quello che le conveniva fare. Mormorò qualche parola spezzata nella sua lingua, mise la busta nel marsupio allacciato alla vita sopra l’ombelico scoperto , prese il biglietto e, calpestando i piedi al presunto uomo d’affari che la precedeva, si mise in fila.&lt;br /&gt;Miranda tirò un sospiro di sollievo e fece dietro front. &lt;br /&gt;Arrivata all’uscita si girò appena in tempo per notare la bionda che implorava con un timido sorriso la protezione del suo nuovo compagno di viaggio. &lt;br /&gt;          “ Speriamo che non sia un trafficante di ragazze perdute …” pensò preoccupata Miranda. Infine, afferrato  il rosario che teneva nella tasca della pelliccia, uscì dall’aeroporto, respirando a pieni polmoni  l’aria fresca che veniva dal mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Avete saputo della fuga del Bianchi Bindi?” chiese Simeone entrando nella sede del “GFP”.&lt;br /&gt;“ Che storia – osservò il Presidente,  afferrando una carrozza Castano-Isabella appena deragliata – e dire che sembrava uno tutto “casa e stazione”!&lt;br /&gt;“ Sono quelli più pericolosi – rincarò la dose il Paolatti – sembrano rassegnati alla monogamia e poi, all’improvviso, restano folgorati da un paio di tette e addio alla moglie, agli amici e alle littorine …”&lt;br /&gt; Il Presidente , che non amava il gossip, azzardò una debole difesa d’ufficio: “ Non si può mai giudicare. Mi dispiace solo per la povera signora Miranda …”&lt;br /&gt;“ A me no! – intervenne Aldemaro -  Quella vecchia beghina è davvero insopportabile. Io Gualtiero lo capisco. E, detto fra noi, lo invidio anche. “ &lt;br /&gt;Il Presidente osservò, con accenti di  vivo rimpianto: “Almeno avesse pensato a lasciare i modelli al “GFP”. Gualtiero possiede un vero e proprio patrimonio. Giovedì scorso siamo stati tutto il pomeriggio nella sua cantina, noi due soli, a far girare le  sogliole nuove che ha comprato a Viareggio da “ Treni &amp; Treni”. Una meraviglia! Io mi domando come possa aver rinunciato a tutto questo per una ragazzina che ha un terzo dei suoi anni …”&lt;br /&gt;“ Io, invece, – lo rimbeccò nuovamente Aldemaro -  se mi chiedessero di scambiare tutti i miei carri artigianali con una polacca di vent’anni, quasi, quasi  ci farei un pensierino … “&lt;br /&gt;Il Presidente si sentì in dovere di richiamare i  presenti ad un linguaggio più decoroso:“ Per favore, ragazzi, non superiamo i limiti della decenza. Credo, anzi, che dobbiamo ricordare il nostro amico e socio di tanti  momenti gloriosi, con il rispetto e l’amicizia che ha sempre meritato.”&lt;br /&gt;“ Ehi, aspettiamo a fargli il necrologio. Non è mica morto! Anzi, secondo me, a quest’ora sta meglio di noi.” E qui il Paolatti ammiccò in maniera  eloquente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miranda chiuse le persiane del salone. Ormai era buio pesto.&lt;br /&gt;Alla radio avevano appena trasmesso “il sermone della sera” e si apprestavano a mandare in onda un radiodramma della serie “ Invito a cena con delitto”. Le sembrò opportuno spegnerla.&lt;br /&gt;Mentre stava per salire in camera, un’idea le baluginò, improvvisa, nella mente e , invece di salire le scale, incominciò a scenderle, animata da un istinto irrefrenabile.&lt;br /&gt;La porta della cantina emise un cigolio sinistro ma Miranda non ci fece caso. Accese la luce e si fermò davanti al mirabile plastico che il marito aveva montato nell’arco di quindici lunghi anni. Anni durante i quali aveva assemblato, segato, dipinto, incollato e digitalizzato, con l’entusiasmo di un adolescente soggiogato dal primo amore.&lt;br /&gt;Ora era lei a scrutare il carro gru in miniatura, la piccola stazione, le mucche microscopiche che pascolavano sul pratino incollato di fresco e, soprattutto, le tre sogliole verdi, con il loro tettino grigio e lucente. Tre  piccoli gioielli del fermodellismo. Tre fulgidi testimonianze di come l’uomo riesca talora ad interagire armonicamente con la macchina , compenetrandosi in essa attraverso un processo di  goduriosa identificazione .&lt;br /&gt;Miranda, dopo un breve attimo di esitazione, prese in mano il trasformatore e spense la luce. Quindi pigiò il pulsante e immediatamente le tre sogliole incominciarono a muoversi ordinatamente sui binari, simili a  piccoli  mostri degli abissi. &lt;br /&gt;I loro occhietti maliziosi illuminati da una luce azzurrina e irreale baluginavano nel buio della cantina, emettendo bagliori seducenti e sinistri.&lt;br /&gt;Miranda sorrise come ipnotizzata e il sorriso si tramutò gradualmente in una risata isterica che le scosse il petto  con violenza. Ad un tratto, scossa da un tremore inarrestabile, prese il trasformatore che aveva appoggiato sul tavolo del plastico e lo scagliò con furore contro il mobile degli attrezzi. &lt;br /&gt;Le sogliole si fermarono come per incanto e la cantina piombò nel buio. &lt;br /&gt;Allora Miranda parve rendersi conto di quello che aveva fatto . Si chinò e incominciò a cercare al tasto il trasformatore caduto per terra. &lt;br /&gt;Eccolo! Era ancora intero ... L’avrebbe riacceso e avrebbe contemplato di nuovo la magia delle sogliole che incedevano  come regine in corteo, tronfie e orgogliose nella loro inimitabile eleganza.&lt;br /&gt;Miranda pigiò di nuovo il pulsante ma un lampo improvviso la scosse da capo a piedi. Non fece nemmeno in tempo a gridare perché cadde esanime sul pavimento, proprio a due passi dal compressore. &lt;br /&gt;Sui binari, le tre sogliole la contemplarono, immobili, con i loro occhietti di ghiaccio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-1194705661071629756?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=25102bca104e7b5b&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/1194705661071629756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=1194705661071629756&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1194705661071629756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/1194705661071629756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/02/nemesi-e-sogliole.html' title='Nèmesi e sogliole'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-2311717033317079794</id><published>2009-02-15T12:17:00.000-08:00</published><updated>2009-02-15T12:28:54.401-08:00</updated><title type='text'>COMMENTO DI ELENA V</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;COMMENTO DI ELENA V A NEMESI E SOGLIOLE&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;......... il tuo racconto, stamani, mi ha sorpreso piacevolmente. &lt;br /&gt;Ah, sì,  gli attimi di perfidia sono sempre i più creativi, da Leopardi a Vignali ( ti autorizzo a citare questa frase in pubblico e nel futuro). I tuoi racconti sono tamente deliziosi che la profonda crudeltà che sta dietro alla vita quotidiana di tutti sparisce, diventa aerea, leggera, impalpabile  e si dissolve in quella magistrale  ironia della sorte. Ammettiamolo: i tuoi racconti svolgono una funzione catartica eccellente, al pari delle vecchie, tragiche, tragedie greche molto meno piacevoli e reali, e giungono diretti  nell'animo e nella mente di chi, come me, li apprezza veramente tanto.  Sono contenta che tu sia tornata a scrivere. Grazie di queste perle rare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-2311717033317079794?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/2311717033317079794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=2311717033317079794&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2311717033317079794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/2311717033317079794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/02/commento-di-elena-v.html' title='COMMENTO DI ELENA V'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-7999652949455002629</id><published>2009-02-13T05:35:00.000-08:00</published><updated>2009-02-13T05:52:03.654-08:00</updated><title type='text'>E' STATO PRESENTATO ALLA BIBLIOTECA S.GIORGIO DI PISTOIA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SZV6YjyxSNI/AAAAAAAAADY/NFARluD1OqQ/s1600-h/DSCN5019rit.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 191px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SZV6YjyxSNI/AAAAAAAAADY/NFARluD1OqQ/s320/DSCN5019rit.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5302278698642262226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;font-family:verdana;" &gt;Sabato 07/02/2009 e' stato presentato a Pistoia, alla Biblioteca S.Giorgio, il romanzo "Il dottor Bencistà e il segreto delle tre donne sole".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8029696433655204718-7999652949455002629?l=lauravignali.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lauravignali.blogspot.com/feeds/7999652949455002629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8029696433655204718&amp;postID=7999652949455002629&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7999652949455002629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8029696433655204718/posts/default/7999652949455002629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lauravignali.blogspot.com/2009/02/e-stato-presentato-alla-biblioteca.html' title='E&apos; STATO PRESENTATO ALLA BIBLIOTECA S.GIORGIO DI PISTOIA'/><author><name>Laura Vignali</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YPmChxSsYYU/SZV6YjyxSNI/AAAAAAAAADY/NFARluD1OqQ/s72-c/DSCN5019rit.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8029696433655204718.post-3618320743892653397</id><published>2009-01-28T13:43:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T13:51:56.192-08:00</updated><title type='text'>NUOVO RACCONTO</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" align="center" style="margin-bottom:10.0pt;text-align:center"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(255, 0, 0); font-family: Calibri; font-size: 21px; font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="center" style="margin-bottom:10.0pt;text-align:center"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="center" style="margin-bottom:10.0pt;text-align:center"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;span style="font-size:16.0pt;font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;"&gt;SCACCO MATTO ALLA FARFALLA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" align="center" style="margin-bottom:10.0pt;text-align:center"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;"&gt;di Laura Vignali &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" align="center" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non potrò mai dimenticare il cielo gonfio di nubi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;scure e minacciose che mi accolse, appena sceso dal treno, alla stazione di Pistoia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Eppure il viaggio era stato insolitamente rilassante. Almeno fino a Prato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Cullato dal&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;rumore monotono e rassicurante delle rotaie, me ne stavo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;comodamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;seduto con la testa abbandonata sul palmo della mano destra e il prezioso libriccino aperto sulle ginocchia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Chi l’aveva detto che le ferrovie non erano più quelle di una volta?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Di fronte a me nessuna signora invadente e ciarliera aveva disturbato la gradevole lettura del libro che avrei dovuto presentare il giorno dopo al convegno al quale ero stato invitato. Si trattava dell’edizione, curata da Giovanni Capicchi, delle lettere che il filantropo pistoiese Niccolò Puccini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;aveva mandato, nel lontano 1826, alla madre e agli amici&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;durante il suo viaggio in Europa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Fortunatamente, anche il signore annoiato e dallo sguardo perso nel vuoto che sedeva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di fronte a me, non aveva dato alcun segno di volersi impegnare nel solito dibattito sul tempo, sulla situazione dei trasporti in Italia e sulla maleducazione dei giovani utenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Così avevo potuto immergermi nella lettura di quelle lettere che meglio di ogni altra testimonianza mettevano in luce le passioni e gli interessi di quel pistoiese illustre, la cui personalità mi aveva a tal punto incuriosito da spingermi ad abbandonare, anche se&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;solo per un fine settimana, la mia pigra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;poltrona di studioso corteggiato dai migliori salotti della capitale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mentre la pianura uniforme e grigia scorreva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;oltre il finestrino, nel dormiveglia, mi risuonavano nella testa le parole del Puccini , che, scrivendo da&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Rotterdam all’amico Alessandro Sozzifanti, parlava dei disagi ai quali era sottoposto il viaggiatore dei suoi tempi: “ … tu sei circondato da un popolo di piccoli e grandi insetti d’ogni generazione che è un vero soffrire ... ”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ero consapevole di essere più fortunato di lui, nonostante il riscaldamento si fosse inesorabilmente guastato a metà viaggio e la tappezzeria delle poltrone risultasse in diversi punti lacera e costellata di macchie sospette.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Senza accorgermene, caddi in un sonno talmente profondo che, se il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mio vicino depresso non si fosse alzato bruscamente urtandomi con il suo ombrello, non mi sarei sicuramente accorto di essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;arrivato a Prato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Scesi in fretta, abbottonandomi l’impermeabile, mentre una folata di vento gelido mi gettava per terra l’elegante basco che mi ero comprato per l’ occasione in uno dei negozi più esclusivi di via Veneto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma fu quando salii sulla coincidenza per Pistoia, che avvertii&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;una sensazione talmente inquietante&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che la mia prima istintiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;reazione fu quella di scendere immediatamente dal treno e di tornare da dove ero venuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il cuore mi incominciò improvvisamente a battere come un orologio impazzito, le mani&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mi tremavano e un sudore freddo e viscido mi bagnava la fronte e le ascelle.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non riuscivo a capire quale fosse il motivo di quel repentino terrore ma cercai di razionalizzare il mio inspiegabile attacco di panico,dando la colpa a qualche problema digestivo o di pressione arteriosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In ogni modo riuscii a sedermi sullo strapuntino di uno dei corridoi, lontano dal frastuono dei pendolari.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un finestrino aperto mi salvò da quella&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;situazione angosciosa: il respiro tornò gradualmente regolare, la sudorazione scomparve e il cuore riprese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a battere normalmente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Forse avrei dovuto ascoltare la parte più sensitiva e primordiale di me. La stessa che mi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;aveva lanciato l’avvertimento e che avrebbe voluto ostinatamente spingermi alla fuga. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma ormai era troppo tardi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Come il treno si fermò alla stazione di Pistoia,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mi accorsi che era&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;già buio. Avevo appena fatto pochi passi in cerca di un taxi, quando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;una pioggia insistente cominciò a insidiare la mia valigia di pelle acquistata da Harrods durante l’ultima trasferta londinese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un ferroviere gentile mi rassicurò spiegandomi che il mio albergo era proprio in centro e che avrei potuto arrivarci comodamente a piedi in pochi minuti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sarebbe stata una piacevole passeggiata se, nel frattempo, la pioggia non si fosse trasformata in un violento acquazzone. E soprattutto, se un furgone guidato da un energumeno dalle sembianze criminali non avesse impunemente tentato di investirmi sulle strisce pedonali, annegando i miei mocassini leggeri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;con un’ondata di fetido fango.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Se avessi ascoltato il mio profetico inconscio,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;avrei potuto scorgere un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;funesto presagio anche in quel banale contrattempo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Invece , non seppi -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;o non volli - seguire il mio istinto e la mia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;maledetta razionalità di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;matrice illuminista mi impedì di salvarmi da quella che sarebbe stata una delle più incredibili esperienze della mia piatta esistenza di letterato metodico e poco incline alle avventure extrasensoriali.           &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La pioggia non accennava a diminuire. Anzi, appena arrivato alla rotonda vicino alle mura, incominciò anche a grandinare. Il mio elegante ombrello parigino, acquistato soltanto un mese prima in Avenue Montaigne, fu il primo a subire le ingiurie di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;quella serata di dicembre che si preannunciava assai poco ospitale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Fradicio da capo a piedi, riuscii finalmente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ad arrivare al Palazzo Puccini, dopo aver compiuto un lungo giro vizioso per il centro deserto immerso in un’atmosfera da diluvio universale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Giunto in via del Can bianco, mi fece una certa impressione constatare che l’unica ”anima viva” presente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;nella strada era l’autista di un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;carro funebre parcheggiato di fronte alla sede della Misericordia. L’uomo se ne stava sulla soglia della Venerabile Arciconfraternita, in compagnia di un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;sigaro. Non mi degnò di uno sguardo, nemmeno quando mi avvicinai, ormai inzuppato da capo a piedi, per chiedergli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;dove si trovasse il mio albergo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Così tirai a diritto, maledicendo fra me e me la mia autolesionistica disponibilità a partecipare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a tutte le trasferte letterarie che mi venivano proposte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi fermai all’angolo della strada, di fronte al portone inesorabilmente sbarrato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di un palazzo signorile che aveva tutta l’aria di essere quello che stavo cercando. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Feci mentalmente appello alle mie ultime energie e tentai di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ricordare le istruzioni ricevute per telefono dal direttore della&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;prestigiosa “Residenza d’epoca Puccini “, situata proprio nel palazzo dove aveva vissuto il filantropo, mecenate e patriota pistoiese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;All’improvviso, da&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;una grondaia rotta si riversò uno scroscio d’acqua che per poco non mi investì. Fu allora che, volgendo lo sguardo verso l’alto, lessi la targa che stava in alto, sul muro d’angolo: vicolo del Malconsiglio. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il nome non mi sembrò granché augurale ma, in compenso, mi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;venne in mente che il mio residence era proprio in quel vicolo. E, più precisamente al numero 4. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Girai, dunque, nella stretta stradina che sembrava emergere dalle nebbie di un’antica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;cronaca medievale. Dopo pochi passi, scorsi un grande cancello di ferro che immetteva in quello che doveva essere il famoso “summer garden”- in questo caso “winter garden”-&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di cui si parlava sul sito del residence.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Di lì a poco, mi ritrovai&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di fronte ad un elegante scalone , sobriamente addobbato con alcune stelle di Natale che salivano in fila indiana lungo le pareti dipinte di un tenue verde pastello. In alto,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;al&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;primo piano, una&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;grande finestra mostrava uno spicchio di tetto già illuminato dalla luce di un lampione fioco. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi guardai intorno un po’ spaesato, alla ricerca di una reception . Fu in quel momento che mi sentii &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;chiamare alle spalle da una voce squillante e cordiale : “ Scommetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che lei è il professor Contini , ho indovinato? Mi dispiace che nessuno abbia avuto l’accortezza di venirla a prendere alla stazione. Mi dispiace proprio .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;permetta di aiutarla. Mi dia la valigia … Già, ma forse, lei non mi conosce. Permette? Andrea Lami, scultore. E questa è mia moglie Anna.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L’uomo mi prese la mano e me la strinse con un calore che mi risollevò lo spirito ma&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mise in serio pericolo un paio delle mie falangi. Aveva l’aspetto simpatico e anche la moglie mi risultò piuttosto gradevole. Sarà stato per il sorriso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;spontaneo che le spuntava&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;sul viso incappucciato da un piumino verde brillante . O forse perché lessi nel suo sguardo una certa pietà per la mia condizione di viaggiatore fradicio e disorientato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mentre salivamo al piano superiore, incominciai a sentirmi un po’più a mio agio. Andrea Lami era un ottimo padrone di casa. Mi raccontò in due minuti la storia del restauro, mostrandomi contemporaneamente tutti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;i particolari architettonici del palazzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Devo dire che, al posto dell’inquietudine iniziale, mi sentii pervadere da una sensazione estremamente rassicurante: mi sembrava di essere a casa. Anche se, nonostante la mia condizione tutt’altro che indigente, una dimora come quella non me la sarei potuta davvero permettere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Giunti in cima allo scalone, ci venne incontro un signore dall’aspetto professionale, con un elegante foulard che colpì immediatamente la mia attenzione. Come quella dei Lami, anche la sua stretta di mano era abbastanza vigorosa: “ Benvenuto, professore. Sono Riccardo Benucci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La stavo aspettando.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Veramente pensavo che sarebbe arrivato per l’ora di cena. Ma è meglio così&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;perché potrà riposare un po’ e togliersi di dosso gli abiti bagnati. Venga le mostro la sua suite …” &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Andrea Lami e sua moglie insistevano per accompagnarmi nella mia stanza. Ma&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;prima, sottraendomi alle cure del direttore, mi dirottarono in un saloncino accogliente sulla cui parete centrale erano esposte in bella mostra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;tre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;sculture del mio nuovo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;estroverso amico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-tab-count: 1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Se proprio devo essere sincero, a me sembravano più quadri che sculture. O forse erano ambedue le cose. Una di esse, in particolare, colpì la mia attenzione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il loro autore non mi dette il tempo di esprimere un qualunque apprezzamento sulle sua geniali creazioni artistiche, perché, nonostante grondassi acqua da tutti i pori, mi bloccò di fronte al quadro e si slanciò in una dotta spiegazione che mi svelò in men che non si dica l’arcano significato della tripla fila di farfalle rosa che spiccavano nella pesante cornice di legno. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Infine, saltando come una molla da una parte all’altra della saletta, mi chiese a bruciapelo: “Le piacciono le farfalle?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Naturalmente si guardò bene dall’attendere una mia risposta e riprese con aria didascalica: “Vede, caro professore, io considero queste farfalle dei veri e propri pittogrammi. E’ evidente che&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;rappresentano sia la rinascita che la fragilità della natura. Voglio dire che simboleggiano la precarietà dell’esistenza ma anche il caso …”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;A questo punto, il Lami, tutto infervorato nello sforzo di farmi comprendere la quintessenza del suo lavoro, aggiunse con una certa aria misteriosa: “Lo sa che anche in questo palazzo c’è una farfalla? Una strana farfalla che guida una biga trainata da un volatile che sembra una tortora. O, forse, si tratta di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;un piccione …&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E’ lo stemma del Puccini, il quale era&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;senza dubbio un uomo profondamente legato al suo tempo ma anche proteso verso il futuro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un sincero progressista .”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Scusa, Andrea, ma forse il professore ha bisogno di cambiarsi gli abiti. E magari anche di fare una doccia …” &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In quel momento fui molto grato alla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;signora Lami, che tentava di sottrarmi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;con ferrea dolcezza alle spiegazioni del suo vulcanico consorte. Ma, mentre mi dirigevo verso il corridoio che portava alla mia camera, un signore dall’aria trafelata si precipitò nella saletta, chiedendo, con evidente preoccupazione, se qualcuno lo avesse cercato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il Dami non si lasciò sfuggire l’occasione di presentarmi al suo amico: “ Aspetti, professore … Questo è l’architetto Roberto Cappelletti, uno degli artisti più creativi e distratti della città. Peccato che arrivi sempre in ritardo agli appuntamenti !”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In quello stesso istante un tipo altissimo, con i baffi brizzolati e un piccolo zaino fra le mani fece capolino nella stanza. Naturalmente lo scultore mi presentò anche lui: “ E questo è lo storico che ha curato le ricerche sul Puccini e sul suo palazzo. Avrà senz’altro sentito parlare del professor Andrea Setticelli …”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Confesso che incominciavo a sentire dei fastidiosi brividi lungo la schiena. E anche un certo raschiorino alla trachea. Insomma, fremevo dall’impazienza di trovarmi finalmente solo e di sprofondare le mie umide e doloranti appendici in un paio di comode pantofole.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Piacere, piacere … - borbottò il nuovo venuto – dileguandosi, per mia fortuna, nel corridoio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Finalmente riuscii a congedarmi e a chiudere la porta alle mie spalle.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; La stanza era indubbiamente una vera “sciccheria”: i soffitti erano affrescati e i mobili ultra moderni. Sobri ed eleganti nella loro tinta pastello, si armonizzavano perfettamente con l’antica finestra che dava sui tetti del vicolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma, appena posata la valigia e appeso il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;cappotto, la medesima sensazione di inquietudine che mi aveva colto nel pomeriggio, si insinuò di nuovo alla bocca del mio stomaco e per la seconda volta in quella lugubre giornata avvertii un irrefrenabile desiderio di fuga.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Con il senno di poi, avrei fatto meglio a riprendere la mia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;valigia bagnata e a ritornarmene immediatamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a casa, adducendo, come scusa, generiche e pretestuose questioni di famiglia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Invece mi feci forza e rimasi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Con il cuore in tumulto, aprii la valigia e sistemai i miei indumenti alle grucce dell’armadio. Nell’indossare il mio elegante pigiama di seta azzurra non potei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;fare a meno di sorridere, notando delle farfalle rosa disegnate ai bordi delle maniche. “Guarda un po’… - osservai leggermente rincuorato dalla curiosa coincidenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;- sembra proprio che l’abbia comprato per l’occasione. Si accorda perfettamente sia al quadro del Lami che allo stemma del Puccini!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sbadigliando, mi distesi sul letto e socchiusi gli occhi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non so dire per quanto tempo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;sia rimasto in quella specie di dormiveglia, durante il quale strane ombre visitarono la mia mente. Erano, per lo più, piccioni giganti che trascinavano treni pieni di farfalle rosa, che, a loro volta, tentavano, invano, di volare fuori dai finestrini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;inesorabilmente chiusi. Mi sembrò anche di distinguere una grande piazza a forma di scacchiera sulla quale si muovevano strani alfieri ricoperti di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;piume e improbabili cavalli con le ali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Verso le otto, fui bruscamente strappato a quel torpore irreale da qualcuno che bussava garbatamente alla mia porta: “ Professore, è pronto per la cena?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Riconobbi la voce calda e vellutata della signora Lami.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Riuscii malamente a balbettare: “Ah, sì, certo … la cena. Mi vesto e vengo.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ormai non potevo più sottrarmi agli obblighi sociali. Tanto più che dovevo ancora informarmi sulle modalità del mio intervento al convegno del giorno dopo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Inoltre, uscire a prendere un po’ d’aria fresca mi avrebbe sicuramente fatto bene. Ma, soprattutto, mi avrebbe distolto la mente dai pensieri funesti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che mi turbavano ormai da diverse ore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; A cena, oltre allo scultore e alla moglie, c’erano anche il professor Setticelli e l’architetto Cappelletti. Passammo una piacevole serata in un localino del centro, davanti a un vino forse un po’ troppo corposo e ad un fritto eccessivamente calorico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Lami e il Cappelletti si presero in giro per tutta la durata della cena, denigrando, per scherzo, l’uno le opere dell’altro, mentre il Setticelli cercava di riportare le loro schermaglie artistico – goliardiche sui binari di una dotta conversazione di storia locale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Che bella idea questo convegno sul&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Puccini! -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;osservò quest’ultimo, addentando un crostino caldo ricoperto di lardo – mi auguro solo che i pistoiesi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;partecipino numerosi. Ho invitato anche un gruppo di studenti dell’Istituto “Filippo Pacini”. Speriamo che si ricordino di venire … “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“E’ un’occasione unica per esporre le mie farfalle ad un pubblico più numeroso !“ esclamò il Lami, infilzando con la forchetta un pezzo di carciofo croccante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Già, speriamo che il buffet gentilmente offerto dagli “Istituti riuniti” serva a risvegliare gli interessi culturali dei nostri pigri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;concittadini …” gli fece eco la moglie, animata da un moto improvviso di orgogliosa tenerezza al pensiero che il suo Andrea, per progettare statue e fontane, era dovuto emigrare nel contado.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Eh sì, è proprio vero che nessuno è profeta in patria!” sospirò Anna. Ma si rincuorò subito all’idea che l’indomani una folla di visitatori avrebbe potuto finalmente ammirare le tre file di farfalle rosa sulla parete della saletta poligonale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nel tornare al “Residence Puccini”, attraversammo la piazza del Duomo deserta e avvolta in un’impalpabile nebbiolina, che aveva preso il posto della pioggia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il campanile si stagliava contro un cielo lattiginoso e&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;senza stelle e il bagliore fioco dell’illuminazione aveva qualcosa di irreale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Fu mentre passavamo vicino al Palazzo dei Vescovi che mi parve di intravedere un’ombra seduta sulle scale del Palazzo di Giustizia. Un’ombra scura e curva che si alzò all’improvviso e si diresse a passi lenti verso il vicolo dietro il Battistero.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mentre uscivamo dalla piazza mi venne fatto di osservarla con la coda dell’occhio,mentre scompariva inghiottita dalle tenebre. Di nuovo sentii il cuore che, inspiegabilmente, mi rimbalzava nel&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;petto e, contemporaneamente, avvertii la ormai nota sensazione di freddo, seguita dall’immancabile sudorazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non so se gli altri notarono il mio silenzio e il pallore della mia faccia. Forse avranno pensato che fossi stanco. O , magari, annoiato dalle loro chiacchiere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Arrivati davanti al portone del palazzo Puccini, ci salutammo cordialmente, dandoci appuntamento per il convegno della mattina dopo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Rientrato nella mia stanza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, mi sciacquai il viso con l’acqua calda, indossai il mio pigiama con le farfalle e mi infilai fra le lenzuola che odoravano di nuovo e di erbe provenzali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi dissi che quella notte avrei dormito sicuramente e, per non rischiare nuovi attacchi di panico notturno, mi cacciai ben 2,50 mg di Tavor sotto la lingua.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Infine, presi il libriccino del Capicchi che avevo posato sul comodino e mi misi a leggere …&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La mattina dopo, la sveglia squillò alle sette in punto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ci vollero una doccia calda, un cappuccino e una sfogliatina di mela per rimettere in funzione le mie usurate funzioni cerebrali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Alle otto , fresco come una rosa nel mio completo grigio con cravatta rigorosamente Regimental , mi aggiravo per la sala del convegno, ossequiato e corteggiato da un nugolo di notabili e studiosi del luogo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mentre intrattenevo due attempate ex belle signore spiegando loro la genesi del mio interesse per il loro concittadino, intravidi la signora Lami che&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;vagava, stranamente da sola,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;scrutando i presenti con un lampo di preoccupazione nello sguardo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Appena mi fui liberato dalle mie ammiratrici, le andai incontro, augurandole cordialmente una buona giornata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Oh professore, giusto lei! Non ha mica visto Andrea? Stamani si è alzato prestissimo e se n’è andato bisbigliandomi qualcosa che non ho capito. Sa, io ho il sonno pesante e lì per lì ho creduto di sognare. Ma, quando mi sono svegliata, la sua parte di letto era vuota . Non capisco , mio marito non fa un passo senza di me. Non mi ha lasciato nemmeno un biglietto … “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Anna cercava di nascondere l’ansia ma si vedeva che il comportamento di Andrea la rendeva inquieta. Lo si capiva dagli sguardi che lanciava alla porta .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Cercai di rassicurarla con parole di circostanza: “ Non si preoccupi, avrà ricevuto una telefonata urgente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;oppure si sarà improvvisamente ricordato di un appuntamento.” In realtà, l’appuntamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ce l’aveva con me, alle sette e mezzo. Ma non si era presentato. E io non ci avevo fatto troppo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;caso. Avevo pensato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che anche il Lami, come il suo amico-rivale Cappelletti, fosse uno che arrivava sempre in ritardo. Così mi ero avviato nella sala del convegno, dove mi aspettava già il professor Setticelli , pronto a fare gli onori di casa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La saletta incominciava a riempirsi. Un gruppo di ragazzi, guidati da una professoressa occhialuta e severa, sedette in terza fila, parcheggiando gli zaini all’esterno delle poltroncine, in una posizione alquanto pericolosa per i passanti distratti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Più della metà dei posti era già occupata e, mentre il Setticelli, già assiso al tavolo con le autorità cittadine, guardava insistentemente l’orologio, notai la figura dinoccolata del Cappelletti , che si precipitava verso di lui, inciampando in maniera rocambolesca nel pesante zaino di uno degli studenti dell’ Istituto “Filippo Pacini”. L’architetto, con un’abile mossa, riuscì miracolosamente a mantenersi in equilibrio. Poi, si catapultò&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;verso il Setticelli e gli sussurrò qualcosa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;all’orecchio. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;A giudicare dalla faccia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;del professore, la notizia non doveva essere per niente piacevole perché si alzò di scatto, borbottando qualche scusa e si diresse come un razzo verso l’uscita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi sentii in dovere di seguirlo, anche perché non mi era sfuggita l’espressione spaventata della signora Dami che si era, a sua volta, precipitata dietro il Setticelli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Quando entrammo nella saletta poligonale e ci trovammo di fronte la faccia desolata di Riccardo Benucci, comprendemmo subito che doveva essere successo qualcosa di grave. Infatti, non ci volle molto a capire che, se la parete centrale era vuota, voleva dire che qualcuno aveva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;fatto sparire il quadro con le farfalle!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Ma dove diavolo si sarà cacciato Andrea? “si chiese il Cappelletti, in preda al panico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“E’ da mezz’ora che lo chiamo ma il suo telefono squilla a vuoto” rispose terreo il Setticelli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Allora vuol dire che è sparito anche lui …” aggiunse con invidiabile logica il Benucci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Anna taceva torcendosi le mani. Mi sentii in dovere di rassicurarla in qualche modo. Anche in maniera alquanto stupida: “ Vedrà che ha fatto tardi al bar. Si sa, gli artisti non guardano mai l’orologio. “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Sì, e magari, già che c’era, si è portato dietro anche il quadro e gli ha offerto un caffè macchiato!” aggiunse il Setticelli , non senza una certa astiosa ironia, che – lo confesso – mi dette piuttosto noia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nessuno di noi sembrava in grado di trovare una spiegazione a quella duplice e repentina scomparsa. Così, dopo una rapida consultazione, l’unica cosa da fare ci sembrò quella di dare inizio al convegno, facendo temporaneamente finta che non fosse successo niente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Frattanto il Benucci avrebbe provveduto ad avvertire il Prefetto, che era comodamente sprofondato in una delle poltrone riservate alle autorità .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Confesso che la scomparsa del Lami mi aveva messo addosso una discreta inquietudine. Non sono mai stato un tipo pessimista ma la faccenda non mi piaceva affatto. Mi dispiace ammetterlo : mi sfiorò per un attimo l’ingiusto sospetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;che lo scultore avesse fatto il colpaccio , facendo scomparire la sua opera , per non so quale misterioso ricatto o imbroglio. Ma erano solo farneticazioni senza alcun riscontro. La verità era che il Lami era sparito nel nulla. E le sue farfalle rosa, simbolo della precarietà della vita, erano misteriosamente volate via insieme a lui per chissà quale oscura destinazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; “ Mia cara Sig.ra Madre. Eccomi sull’ Oceano, nel porto di Portsmouth, uno dei primi di questa potentissima Inghilterra, ove è un forte naviglio di legni da guerra, infra i quali sta venerato come palladio di pubblica sicurezza, il massimo Vascello sul quale moriva Nelson vincendo a Trafalgar …” La voce del noto attore Necchi risuonava, calda e avvolgente, nella sala del convegno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non per mancare di rispetto alla buon anima di Nelson, ma , in quel momento, il mio pensiero era ben lontano dal suo Vascello e anche dalle argute osservazioni di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;viaggio del nostro Niccolò.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Dove sarà finito Andrea Lami?” era il quesito angosciante che mi ero ripetuto per due ore, mentre recitavo la mia dotta lezione e ascoltavo, apparentemente compunto e interessato, gli altrettanto dotti interventi dei miei illustri colleghi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(255, 0, 0); font-family: Calibri; font-size: 21px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;La folla era ormai sciamata fuori della stanza, invadendo il grande salone al piano terra, dove il Benucci aveva fatto imbandire un luculliano rinfresco . Né io né il Setticelli assaggiammo niente. Il Cappelletti si limitò a spellunzicare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;qualche nocciolina , mentre la signora Lami ascoltava in silenzio il Prefetto, che le parlava lentamente mentre sorseggiava il suo prosecco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il Setticelli non faceva niente per nascondere la sua irritazione:“ Avete almeno avvertito la polizia?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Certamente! – gli rispose il Cappelletti – Non lo vedi che è arrivato l’ispettore Valeriani?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Allora siamo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;a cavallo!” replicò con una smorfia amara il professore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L’ispettore Valeriani evocava più l’immagine di un gourmet che quella di un investigatore: l’aria bonaria del buongustaio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;era accentuata dal colore rubizzo delle guance, oltre che da una sana e innata cordialità che rendeva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;difficile immaginarlo alle prese con delinquenti incalliti e senza scrupoli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Quando vi siete accorti della sparizione del quadro?” chiese l’ispettore, tanto per darsi un contegno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Stamani, poco prima dell’inizio del convegno. Sono sicuro che ieri sera era al suo posto …” rispose perplesso il Benucci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“La signora Lami sostiene che il marito si è alzato presto e se n’è andato senza darle spiegazioni “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Già il fatto che si sia alzato presto è sospetto. Di solito prima di mezzogiorno non si alza mai dal letto. Dice che, se non dorme, non gli viene l’ispirazione. “ osservò Anna.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“ Evidentemente qualcuno lo ha chiamato e gli ha dato un appuntamento …” ipotizzò il Cappelletti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L’ispettore non rispose.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Si capiva che stava mentalmente mettendo in ordine gli indizi. Il suo sguardo perso nel vuoto esprimeva , comunque,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;una seria perplessità, unita ad una evidente preoccupazione per la sorte di quello che da anni considerava un amico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(255, 0, 0); font-family: Calibri; font-size: 21px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;Per tutta la giornata le ipotesi sulla sparizione del Lami e del suo quadro si intrecciarono con le nostre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;paure più segrete e inconfessate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nonostante cercassi di convincermi che ci doveva essere una spiegazione razionale e che sicuramente tutto si sarebbe risolto in breve nella maniera più&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ovvia , un’indicibile ansia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mi cresceva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;dentro con l’avvicinarsi della sera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi sentivo talmente depresso che pensai addirittura di tornarmene a casa con un treno notturno . Ma il pensiero della signora Lami&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;mi impedì di darmi vigliaccamente alla fuga. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Passai il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;pomeriggio con il Setticelli e con il Cappelletti. Nessuno di noi osava parlare dell’accaduto e lunghi silenzi si alternavano ad osservazioni generiche sul tempo. Era come se ciascuno di noi avesse paura ad affrontare la realtà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;O forse era il timore inconscio di scoprire qualcosa che preferivamo rimanesse nascosto ?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Di comune accordo, decidemmo di andare a cena nello stesso locale della sera precedente. Quasi ad esorcizzare la&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;paura di sconvolgere la nostra esistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;pacifica e priva di colpi di scena.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma il clima era completamente diverso. Il Setticelli si rassegnò al passato di verdura, io mi limitai ad un antipasto e il Cappelletti lasciò nel piatto quasi tutta la sua pappa con il pomodoro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nel tornare all’albergo, attraversammo la piazza del Duomo. Proprio come la sera precedente. Solo che stavolta l’aria era asciutta e fredda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In alto, dietro la punta del campanile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;si distinguevano nettamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;un paio di stelle.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;I nostri passi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;risuonarono sulle pietre, rompendo il silenzio della notte. Con un gesto istintivo, voltai lo sguardo verso il palazzo di giustizia e fu allora che … la vidi nuovo!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;L’ombra scura e curva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;era la stessa della sera precedente. Ne ero sicuro. Così come ero sicuro che stesse guardando proprio nella nostra direzione. Addirittura mi sembrò che facesse un cenno di saluto con la mano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nel breve spazio di qualche secondo, l’ombra scomparve nel buio del solito vicolo, dileguandosi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;- o meglio, dissolvendosi -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;fra le case sbarrate e immerse nel silenzio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E ancora una volta il cuore incominciò a battermi all’impazzata, mentre un tremito incontrollabile si impadroniva delle mie gambe, contraendone i muscoli fino allo spasimo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La notte stava scivolando lentamente fino quasi ad incontrare i primi chiarori dell’alba, quando un rumore improvviso mi destò di soprassalto. Anche quella sera avevo dovuto ricorrere all’ ansiolitico per addormentarmi e quel fragore violento mi risuonò nel cervello in maniera attutita. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-bottom: 10pt; text-indent: 35.4pt; "&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Aprii gli occhi e, fra il sonno e la veglia, distinsi confusamente il bagliore di un lampo che feriva i vetri dell’ampia finestra le cui i
